La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 21797 del 29 luglio 2025, ha affrontato il tema degli effetti del giudicato civile nel pubblico impiego contrattualizzato, in presenza di decisioni definitive tra loro contrastanti sulla validità di una procedura per l’attribuzione di una fascia retributiva superiore.
Il caso nasce da una procedura interna finalizzata al riconoscimento di una progressione economica. Alcuni dipendenti avevano impugnato la graduatoria, ottenendo pronunce passate in giudicato non uniformi tra loro. Di fronte a questo quadro, si è posto il problema di stabilire entro quali limiti l’amministrazione potesse estendere a tutti gli interessati gli effetti di eventuali sentenze di annullamento.
La Suprema Corte ha chiarito che, nel pubblico impiego privatizzato, l’ente datore di lavoro — pur operando nell’ambito di un rapporto regolato dal diritto privato — resta vincolato ai principi costituzionali di imparzialità e buon andamento di cui all’articolo 97 della Costituzione, nonché ai principi civilistici di correttezza e buona fede (articoli 1175 e 1375 del Codice civile) e al valore del giudicato (articolo 2909 c.c.).
In presenza di giudicati contrastanti, la Pubblica amministrazione può estendere gli effetti delle decisioni di annullamento della graduatoria, ma incontra un limite preciso: deve adottare una condotta omogenea nei confronti di tutti i partecipanti e, soprattutto, deve rispettare le sentenze definitive favorevoli ai dipendenti che abbiano contestato la procedura.
Secondo i giudici di legittimità, si tratta di un atto gestorio di diritto privato compiuto dal datore di lavoro nell’esercizio dei propri poteri, che tuttavia non può tradursi in trattamenti differenziati ingiustificati o in una sostanziale elusione del giudicato.
La Corte ha quindi cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Bologna del 17 febbraio 2023, affinché il giudice del merito riesamini la vicenda alla luce dei principi enunciati.
La pronuncia si inserisce nel solco della precedente giurisprudenza di legittimità e ribadisce che, anche nel pubblico impiego contrattualizzato, l’amministrazione è tenuta a un comportamento coerente e rispettoso delle decisioni definitive, a tutela dell’uguaglianza sostanziale tra i dipendenti coinvolti.