I numeri restano drammaticamente alti, ma cambiano volto e, soprattutto, età. Le stime preliminari dell’indagine Istat sulla “Sicurezza delle donne” per il 2025 restituiscono la fotografia di un fenomeno strutturale e ancora largamente sommerso: sono circa 6 milioni e 400mila le donne tra i 16 e i 75 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nella loro vita.
Il dato, che rappresenta il 31,9% della popolazione femminile di riferimento, racconta una stabilità statistica rispetto alla precedente rilevazione del 2014, ma nasconde un cambiamento profondo e allarmante nelle dinamiche generazionali. Se per la media delle donne i numeri non salgono, si registra un netto peggioramento per le più giovani: nella fascia d’età tra i 16 e i 24 anni le vittime passano dal 28,4% del 2014 al 37,6% del 2025. A trainare questo aumento sono soprattutto le violenze sessuali, che per le ragazze sono quasi raddoppiate, salendo dal 17,7% al 30,8%.
Il nemico in casa: partner ed ex sono i più pericolosi L’indagine conferma una triste costante: il pericolo maggiore si annida nelle relazioni affettive. I partner, attuali o passati, sono responsabili della maggior parte delle violenze fisiche e sessuali più gravi. Un dato su tutti è emblematico: il 63,8% degli stupri è commesso dal partner (attuale o ex). La violenza psicologica (subita dal 17,9% delle donne) e quella economica (6,6%) completano un quadro di sopraffazione che spesso precede o accompagna l’aggressione fisica. Tuttavia, emerge un segnale positivo nelle relazioni attuali: diminuiscono le violenze subite dal compagno con cui si vive, segno di una maggiore capacità delle donne di interrompere relazioni tossiche prima che degenerino ulteriormente.
Più consapevolezza, ma la denuncia resta un tabù C’è una frattura evidente tra la percezione del reato e la fiducia nella giustizia. Le donne sono sempre più consapevoli: aumenta la quota di chi considera l’abuso subito un vero e proprio reato (dal 30,1% al 36,3%) e raddoppiano le richieste di aiuto ai Centri antiviolenza e ai servizi specializzati (dall’4,4% all’8,7%). Questa presa di coscienza, però, non si traduce in un aumento delle denunce alle autorità, che rimangono stabili intorno all’11%.
Le motivazioni di questo silenzio istituzionale sono complesse: molte donne non denunciano per paura, vergogna o perché ritengono di poter gestire la situazione da sole o con l’aiuto della propria rete informale. Inoltre, tra chi si è rivolta alle forze dell’ordine, cala la soddisfazione per l’operato degli agenti (dal 48,7% al 38,2%). Le vittime chiedono interventi più decisi, maggiore protezione immediata e, soprattutto, l’allontanamento effettivo del violento dalla propria abitazione.
Disabilità e vulnerabilità Il rapporto Istat accende un faro anche su una doppia discriminazione: le donne con problemi di salute o disabilità subiscono violenza in misura maggiore rispetto alla media (36,1% contro il 31,9%). Una condizione di fragilità che spesso rende ancora più difficile uscire dalla spirale dell’abuso.
I dati definitivi, che includeranno anche le interviste alle donne straniere, saranno disponibili nel 2026, ma il quadro attuale è già sufficiente per indicare la priorità: se la consapevolezza sta crescendo, il sistema di protezione e repressione fatica ancora a intercettare e rassicurare la maggior parte delle vittime.
Fonte: Istat