Italia proroga il carbone al 2038: i Comuni tra crisi energetica e sfide della transizione verde
Energia e Ambiente 8 Aprile 2026, di Danilo Grossi
Mentre il governo rinvia la chiusura delle centrali, in Europa le rinnovabili dimostrano la loro efficacia anti-crisi. Per le amministrazioni locali si apre una finestra strategica.
Con il decreto bollette approvato alla Camera il 3 aprile 2026, l’Italia ha ufficialmente spostato la chiusura delle quattro centrali a carbone dal 2025 al 2038, un ritardo di tredici anni rispetto agli obiettivi del Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Sullo sfondo, la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran ridisegna le priorità del governo Meloni, mentre altri Paesi UE dimostrano come gli investimenti nelle rinnovabili possano invece attutire gli shock sui prezzi. Per i Comuni italiani, la partita non è solo nazionale: è locale.
+13Anni di proroga per il carbone 2025 → 2038
€100MRisparmio giornaliero UE dal solare (da marzo 2026) Fonte: SolarPower Europe
La decisione era nell’aria da settimane, ma è con il decreto bollette che ha preso forma normativa: le centrali a carbone italiane — attualmente in stand-by — non verranno definitivamente spente nel 2025 come previsto dal PNIEC 2024, ma resteranno operative (o comunque riattivabili) fino al 2038. Il provvedimento deve ancora passare al Senato, ma il quadro politico lascia pochi dubbi sul suo destino.
A giustificare la svolta è la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran, che ha fatto schizzare il prezzo del gas del 55% nel solo giorno d’inizio del conflitto, con ulteriori rialzi nei giorni successivi. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato che le quattro centrali potrebbero tornare in funzione qualora i problemi di approvvigionamento di gas e petrolio peggiorassero.
“Tutte le fonti energetiche, almeno nell’immediato futuro, devono essere sfruttate al massimo del loro potenziale.”Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei e il PNRR
La misura ha raccolto ampio consenso nella maggioranza di governo: la Lega l’ha definita “giusta e responsabile”, mentre l’opposizione di centrosinistra e le organizzazioni ambientaliste hanno accusato l’esecutivo di anteporre gli interessi energetici di breve periodo agli impegni climatici.
Il contesto europeo: le rinnovabili come scudo
Mentre l’Italia (e, in misura minore, la Germania) torna a guardare al carbone, altri Paesi dell’UE stanno raccogliendo i frutti degli investimenti nelle energie rinnovabili compiuti negli anni precedenti. Il caso più emblematico è la Spagna, che dal 2019 ha più che raddoppiato la sua capacità eolica e solare, aggiungendo oltre 40 gigawatt — il maggiore incremento in Europa, superata solo dalla Germania, il cui mercato elettrico è il doppio.
Il risultato concreto è che il prezzo dell’elettricità spagnola è molto meno esposto alle oscillazioni del gas, che rimane il combustibile di riferimento per la formazione dei prezzi in gran parte del mercato europeo. Nel frattempo, il Regno Unito ha registrato il 26 marzo un nuovo record di produzione eolica: 23.880 megawatt, sufficienti ad alimentare 23 milioni di abitazioni.
Sul fronte economico, una nuova analisi di SolarPower Europe stima che, a partire dal 1° marzo 2026, lo sfruttamento del solare abbia già fatto risparmiare all’Europa oltre tre miliardi di euro complessivi — a un ritmo di oltre 100 milioni al giorno. Se i prezzi del gas resteranno elevati, i risparmi annuali potrebbero raggiungere i 67,5 miliardi di euro.
Confronto europeo: carbone e rinnovabili
Paese
Posizione sul carbone
Avanzamento rinnovabili
Italia
Proroga al 2038 (+13 anni)
Investimenti insufficienti
Germania
Possibile rallentamento
Leader UE per capacità installata
Spagna
Uscita già in atto
+40 GW dal 2019, prezzi stabili
Regno Unito
Uscita completata
Record eolico: 23.880 MW
Le implicazioni per i Comuni
Per le amministrazioni locali, questa fase non è uno spettatore passivo: è un terreno di azione diretta. La proroga del carbone rallenta sì il processo di decarbonizzazione nazionale, ma non blocca le opportunità a livello territoriale.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), i piani di efficienza energetica degli edifici pubblici, i bandi PNRR per la transizione verde e le politiche di mobilità sostenibile restano strumenti attivabili anche in questa fase di incertezza normativa. Anzi, la crisi energetica rafforza, non indebolisce, la logica dell’autosufficienza energetica locale.
I Comuni che hanno già avviato percorsi di transizione — attraverso fotovoltaico su edifici pubblici, illuminazione LED, geotermia, teleriscaldamento o comunità energetiche — si trovano oggi in una posizione più solida rispetto alle oscillazioni dei mercati energetici globali. La lezione spagnola è anche una lezione per i territori: chi ha investito prima subisce meno gli shock dopo.
Sul fronte della governance, è importante che le amministrazioni locali mantengano un presidio attivo sui piani energetici territoriali, dialogando con le Regioni e con ANCI per orientare le risorse disponibili — anche quelle residue del PNRR — verso obiettivi di lungo periodo, non vincolati alle emergenze contingenti.
Cosa monitorare nei prossimi mesi
Restano aperte diverse questioni che le amministrazioni locali faranno bene a seguire con attenzione:
Il passaggio al Senato del decreto bollette e l’eventuale revisione degli obiettivi del PNIEC, che potrebbe ridefinire il quadro normativo per le rinnovabili locali.
L’andamento dei prezzi del gas e dell’elettricità sui mercati europei, in relazione all’evoluzione del conflitto in Iran e alle forniture di GNL.
Il recepimento nazionale delle direttive UE sulle CER e sull’efficienza energetica, con le relative tempistiche e modalità di accesso ai fondi per i Comuni.