ISPRA: SOS Reti Fantasma, il progetto LIFE Strong SEA libera il Mediterraneo da 22 tonnellate di rifiuti
Energia e Ambiente 24 Aprile 2026, di lg
Dopo 5 anni, ISPRA presenta i risultati della campagna di recupero degli attrezzi da pesca dispersi. Il documentario “The Phantom Catch” racconta la missione per la salvaguardia di Posidonia e coralligeno
Non sono solo scarti, ma trappole invisibili che soffocano la biodiversità. Il progetto LIFE Strong SEA, coordinato dall’ISPRA e finanziato dall’Unione Europea, chiude il 5° anno di attività con un bilancio che segna una svolta nella tutela dei nostri mari:22 tonnellate di attrezzi da pescarecuperati dai fondali italiani.
I numeri dell’operazione, presentati insieme all’anteprima del documentario “The Phantom Catch” diretto da Igor D’India, raccontano un impegno senza sosta: 156 attrezzi rimossi (tra reti a strascico, nasse e palangari) e 24 azioni di recupero mirate tra gli 8 e i 40 metri di profondità.
La collaborazione tra scienza e pescatori
Il successo del progetto non è solo tecnologico, ma umano. La maggior parte delle 180 segnalazioni è arrivata dai pescatori locali, che hanno collaborato attivamente con i ricercatori.
“Il progetto testimonia l’impegno di ISPRA nella tutela della biodiversità e nella promozione di una cultura della responsabilità condivisa, ha dichiarato Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, la presenza di tanti studenti è un segnale incoraggiante: sono i protagonisti del cambiamento.”
La minaccia delle “reti fantasma”
Le analisi scientifiche sui materiali recuperati hanno rivelato un dato sorprendente: gli attrezzi abbandonati diventano “case” artificiali, ospitando 89 specie diverse. Se da un lato questo dimostra la resilienza del mare, dall’altro evidenzia il pericolo di un processo di colonizzazione che altera gli ecosistemi fragili come le praterie di Posidonia oceanica e gli habitat coralligeni, hotspot di biodiversità mediterranea.
Tecnologia e coraggio
Le operazioni di recupero sono state una sfida ingegneristica e subacquea. Grazie all’uso di Side Scan Sonar e ROV (veicoli sottomarini pilotati da remoto), i ricercatori ISPRA, supportati dai sommozzatori della Polizia di Stato, hanno mappato i fondali per 250 ore di video. Tra gli interventi più complessi:
Golfo dell’Asinara: una rimozione di una vasta rete a strascico che ha richiesto numerose immersioni preparatorie
Porto Torres e Golfo Aranci: l’installazione di punti di raccolta dedicati che hanno permesso lo stoccaggio di 22 tonnellate di materiale, pronte per essere smaltite correttamente.
Laddove la rimozione totale avrebbe rischiato di danneggiare il fondale, il team ha proceduto con l’attività di neutralizzazione degli attrezzi. Il lavoro, tuttavia, non finisce con il taglio delle reti: è in corso un monitoraggio ambientale con 15 immersioni annuali nei siti chiave, per assicurarsi che la natura possa riprendersi gli spazi in sicurezza. Allegato: documentario “The Phantom Catch”video