Nel 2025 si è consumato un passaggio che gli analisti di tutto il mondo definiscono storico: per la prima volta in oltre cinquant’anni, Cina e India — i due Paesi che più di ogni altro hanno alimentato la crescita del consumo globale di carbone nell’ultimo decennio — hanno ridotto simultaneamente la produzione di elettricità da questa fonte fossile. Una svolta che potrebbe segnare l’inizio di un declino strutturale delle emissioni climalteranti a livello planetario, con conseguenze significative anche per le politiche energetiche e ambientali dei Comuni italiani.
-1,6% Carbone elettrico Cina 2025
-3,0% Carbone elettrico India 2025
52 anni Dall’ultimo calo simultaneo (1973)
33,8% Quota rinnovabili globale 2025
Un traguardo che sembrava impossibile
Fino a pochi anni fa, l’idea che Cina e India potessero invertire contemporaneamente la rotta sul carbone sembrava utopica. I dati elaborati dal Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) per conto del sito Carbon Brief disegnano invece un quadro radicalmente diverso: nel 2025 la generazione di elettricità da carbone è calata dell’1,6% in Cina, equivalente a 58 Terawattora in meno, e del 3% in India, pari a 57 Terawattora. L’ultimo precedente risaliva al 1973, in piena crisi petrolifera — un contesto drammatico quanto diverso dall’attuale, che è invece guidato da un’esplosione senza precedenti delle energie rinnovabili.
Insieme, Cina e India hanno storicamente determinato oltre il 90% dell’aumento delle emissioni globali di CO₂ nel settore energetico tra il 2015 e il 2024. Il fatto che entrambi abbiano registrato una flessione nello stesso anno trasforma questo dato statistico in un potenziale spartiacque climatico.
“Le due economie che hanno guidato il 93% della crescita delle emissioni globali nell’ultimo decennio hanno smesso di usare il carbone per coprire la nuova domanda di elettricità.” — Centre for Research on Energy and Clean Air
Il boom delle rinnovabili: numeri da primato
La spiegazione di questa inversione è univoca: una crescita senza precedenti delle fonti rinnovabili, in particolare solare ed eolico. La Cina, nel solo 2025, ha installato oltre 300 gigawatt di nuova capacità solare e più di 100 gigawatt di eolico — numeri mai registrati nella storia dell’energia. Nonostante la domanda elettrica cinese sia cresciuta del 5%, la generazione pulita è aumentata di 561 TWh a fronte di 503 TWh di incremento dei consumi, consentendo di far arretrare la produzione fossile di 56 TWh.
Anche l’India ha compiuto un salto significativo: 35 gigawatt di solare, 6 di eolico e 3,5 di idroelettrico installati nell’anno. A questo si è aggiunta una domanda più contenuta, favorita da condizioni climatiche particolari — monsoni abbondanti — e da un rallentamento economico di breve periodo. Il risultato complessivo è che le rinnovabili hanno coperto per intero l’incremento della domanda elettrica mondiale, con 887 TWh aggiuntivi a fronte di 849 TWh di consumi in più. Per la prima volta nella storia recente, le fonti pulite hanno superato il carbone in termini di quota sulla generazione globale, attestandosi al 33,8% contro il 33,4% del fossile più inquinante.
Riepilogo dati chiave — Rinnovabili vs Carbone 2025
Cina
+315 GW
+119 GW
-1,6% (-58 TWh)
India
+35 GW solare
+6 GW eolico
-3,0% (-57 TWh)
Mondo (rinnovabili)
10.730 TWh prodotti
33,8% quota globale
Superano il carbone
Fonte: Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) / Carbon Brief, 2026
Un cambiamento strutturale o una parentesi?
Gli analisti invitano a leggere i dati con la dovuta cautela. Il carbone resta, a livello mondiale, una fonte di enormi proporzioni: nel 2025 ha prodotto circa 10.476 TWh, pari a una quota prossima al 34% della generazione globale. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) prevede per la Cina un declino graduale del consumo di carbone nel corso del decennio, con le rinnovabili destinate a coprire circa il 50% della domanda elettrica entro il 2030. Per l’India la traiettoria appare più incerta: il carbone dovrebbe rimanere una componente centrale del mix energetico, anche se il ritmo di crescita è atteso in forte decelerazione.
Non mancano segnali contrastanti. La stessa Cina, nel 2025, ha messo in servizio 78 gigawatt di nuova capacità a carbone — il livello più alto dell’ultimo decennio — con il governo che considera il fossile come strumento di flessibilità e riserva per compensare la variabilità delle rinnovabili. Tuttavia, la capacità aggiunta è cresciuta meno del parco rinnovabile, e la quota del carbone nel mix elettrico ha continuato a scendere. Come osserva l’AIE, la sfida ora non è più l’aggiunta di capacità pulita, ma la sostituzione di quella fossile esistente.
Il 2025 segna l’ingresso nella fase in cui la sostituzione conta più dell’aggiunta: le rinnovabili non si limitano ad espandere il mix, iniziano a comprimere la quota fossile.
Le implicazioni per i Comuni italiani
Questi scenari globali non sono distanti dalla realtà dei Comuni italiani. La transizione energetica che si consuma a scala planetaria si riflette direttamente sulle politiche locali, a partire dalle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), dallo sviluppo degli impianti fotovoltaici su edifici pubblici, dalla pianificazione dei PAESC (Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) e dall’accesso ai fondi del PNRR per la transizione verde.
Per l’Italia il quadro aggiornato al 31 marzo 2026 indica una capacità FER installata di 85.167 MW, con il fotovoltaico che ha raggiunto i 44.952 MW e l’eolico 13.831 MW. Nel primo trimestre 2026 sono entrati in esercizio 1.639 MW aggiuntivi, di cui 1.439 MW solari. Un ritmo ancora inferiore a quello richiesto dagli obiettivi PNIEC al 2030, che richiederebbe circa 8-10 GW annui di nuove installazioni. I Comuni si trovano quindi in una posizione-chiave: da un lato come consumatori di energia pubblica, dall’altro come abilitatori di infrastrutture rinnovabili sul territorio, attraverso strumenti come la semplificazione delle autorizzazioni per i piccoli impianti e il sostegno alle CER.
Verso il picco delle emissioni globali?
L’elemento forse più rilevante del dato 2025 è il suo impatto sulle proiezioni climatiche. Cina e India insieme hanno determinato il 78% e il 16% rispettivamente dell’aumento globale di CO₂ da fonti energetiche tra il 2015 e il 2024. Se il calo del 2025 dovesse consolidarsi, l’umanità potrebbe avvicinarsi a quel ‘picco delle emissioni’ più rapidamente del previsto — la condizione necessaria per mantenere in vita gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
I dati 2025 mostrano che le emissioni legate alla produzione elettrica in Cina e India sono scese simultaneamente per la prima volta in 52 anni, neutralizzando in buona parte l’aumento registrato negli Stati Uniti — dove i consumi di carbone sono cresciuti di circa il 10% a causa dei prezzi più alti del gas naturale e delle politiche dell’amministrazione Trump. Il saldo globale del settore elettrico si è quindi mantenuto sostanzialmente stabile nonostante la crescita dei consumi.
Per l’Italia e per le sue amministrazioni locali, il messaggio è chiaro: la transizione non è più un orizzonte lontano, ma un processo già in atto che ridisegna i mercati energetici, i costi delle forniture pubbliche, le opportunità di investimento e la qualità dell’aria nei centri urbani. I Comuni che sapranno anticipare queste dinamiche — investendo in efficienza energetica, mobilità sostenibile e produzione locale da rinnovabili — saranno meglio posizionati per gestire questa trasformazione storica.
Fonti: Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) / Carbon Brief, gennaio 2026; Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Coal 2025; Global Energy Monitor; National Energy Administration (Cina); GSE / TERNA per i dati italiani al Q1 2026.