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Acque in Italia: solo il 43,6% dei corpi idrici superficiali in buono stato ecologico, cresce la qualità delle falde

Il nuovo rapporto ISPRA fotografa la situazione idrica nazionale: migliorano le acque sotterranee, ma resta la sfida sugli ecosistemi superficiali. Pressioni ancora elevate da agricoltura e attività antropiche.
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In Italia meno della metà dei corpi idrici superficiali, tra fiumi, laghi e acque costiere e di transizione, raggiunge un buono stato ecologico o superiore: la quota si attesta al 43,6% su oltre 7.700 corpi idrici monitorati. Più confortanti i dati sullo stato chimico, giudicato buono per poco più del 75%.

Decisamente migliore il quadro delle acque sotterranee: su 1.007 corpi idrici, circa l’80% presenta uno stato quantitativo buono e il 70% risulta in buono stato chimico. In miglioramento anche la conoscenza del sistema, con una significativa riduzione delle aree classificate come “stato sconosciuto” rispetto ai cicli precedenti della Direttiva Quadro Acque.

I dati emergono dal nuovo Rapporto ISPRA “Lo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione”, che aggiorna il quadro nazionale in vista degli obiettivi europei di qualità ambientale da raggiungere entro il 2027. Il documento non si limita alla fotografia dello stato dei corpi idrici, ma analizza anche pressioni e misure di tutela, offrendo una base informativa per le politiche di gestione della risorsa.

Secondo la presidente ISPRA e SNPA, Maria Alessandra Gallone, i risultati mostrano “segnali positivi ma anche l’urgenza di accelerare il raggiungimento degli obiettivi di qualità”, sottolineando il ruolo strategico dell’acqua in un contesto di cambiamento climatico e la necessità di rafforzare prevenzione, monitoraggio e gestione integrata.

A livello territoriale, il distretto della Sardegna presenta le percentuali più elevate di corpi idrici in stato ecologico elevato, soprattutto nelle acque marino-costiere e di transizione. Le principali pressioni sulle acque superficiali restano quelle diffuse, in particolare l’agricoltura, seguite da alterazioni idromorfologiche, scarichi urbani e prelievi.

Il rapporto evidenzia infine come una gestione sostenibile della risorsa idrica richieda strumenti conoscitivi sempre più solidi e politiche integrate, in grado di rispondere a un contesto ambientale e socioeconomico in rapida evoluzione.

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