L’Italia scatta una fotografia al 1° gennaio 2026 e il ritratto è quello di un Paese in equilibrio precario, sospeso tra un inverno demografico rigido e una capacità d’attrazione che arriva dall’esterno. Secondo gli ultimi indicatori demografici rilasciati dall’Istat, la popolazione residente è pari a 58 milioni 943mila, un dato invariato, ma dietro la stabilità del numero complessivo si cela una trasformazione profonda e irreversibile.
Il crollo delle nascite
Il dato più allarmante riguarda la natalità. Nel 2025 i nati sono stati 355mila, segnando un calo del 4% rispetto al 2024. Parallelamente, il numero medio di figli è scivolato a 1, con punte minime in Sardegna (0,85). Il divario tra nascite e decessi (questi ultimi stabili a 652mila) genera un “buco” di 300mila unità. In pratica, la popolazione di cittadinanza italiana diminuisce di 189mila individui, un vuoto colmato dall’aumento dei residenti stranieri (+188mila), che oggi rappresentano il 9% del totale.
Migrazioni: meno partenze, più ingressi
A garantire la “quota 59 milioni” è il saldo migratorio. Nonostante una lieve flessione degli ingressi (440mila), l’Italia resta un polo attrattivo, in particolare per i cittadini provenienti dall’Asia (Bangladesh, Pakistan e India in forte crescita). Il dato sorprendente riguarda le uscite: le emigrazioni verso l’estero sono crollate del 24%, nel 2025, sono stati 144mila i cittadini (italiani e stranieri) a lasciare il Paese, il valore minimo dell’ultimo decennio. Il combinato disposto permette al saldo migratorio di chiudere con un +296mila, compensando il deficit naturale.
Un Paese di “soli” e grandi anziani
L’Italia si conferma il Paese più vecchio dell’Unione Europea. L’età media è salita a 47 anni, mentre 1/4 della popolazione (15 milioni) ha superato i 65 anni, cambia radicalmente il volto della famiglia italiana:
- famiglie unipersonali: il modello prevalente (37%)
- dimensione media: 2,2 componenti per nucleo
- coppie con figli: scendono al 28%, tallonate dalle persone single
Si vive di più, il Nord corre più del Sud
Una buona notizia: la speranza di vita cresce, attestandosi a 82 anni per gli uomini e 86 per le donne. Il divario di genere si riduce a 4 anni, un minimo storico che non si registrava dal 1953, grazie a migliori stili di vita maschili e a una prevenzione efficace. Tuttavia, l’Italia viaggia a 2 velocità: la popolazione del Nord cresce (+2,2 per mille), il Mezzogiorno si svuota (-3 per mille), stretto tra la denatalità e la migrazione interna verso le regioni settentrionali, con Basilicata e Molise in cima alla classifica dello spopolamento.
Fonte: ISTAT