Il conto alla rovescia per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è iniziato. Ma mentre il Governo conta i cantieri chiusi — circa 384mila su 550mila totali, una maggioranza rassicurante almeno in termini numerici — la Corte dei conti avverte che la fotografia reale è ben più complessa. Le opere portate a termine valgono appena il 4,2% del valore finanziario complessivo degli interventi analizzati, mentre quasi il 90% delle risorse — oltre 78 miliardi di euro — è ancora bloccato nei cantieri in corso.
Questi i dati che emergono dall’analisi condotta dalla Corte dei conti su un campione di circa 19.200 opere pubbliche finanziate dal PNRR, estratto dal sistema ReGiS e monitorato tra gennaio e ottobre 2025. Un insieme che rappresenta oltre l’80% dell’universo di riferimento e il 90% delle risorse finanziarie associate alle opere pubbliche.
Numeri in crescita, ma il valore resta fermo
Tra gennaio e ottobre 2025, la quota di progetti interamente completati è salita dal 18,1% al 28,9%. Un progresso reale, ma che non riesce a nascondere lo squilibrio più critico: le opere concluse sono prevalentemente piccole. Il valore medio degli interventi terminati è di circa 700mila euro, a fronte di un valore medio di 4,5 milioni per quelli già aggiudicati. In altri termini, i cantieri che pesano davvero — per dimensioni, complessità tecnica e impatto sul territorio — sono ancora lontani dal traguardo.
Il 59,7% degli interventi si trova ancora in fase di esecuzione lavori, pur in calo rispetto al 69% di inizio anno. Le opere in collaudo ma non ancora concluse sono nel frattempo salite al 7,8%, mentre quelle in fase di stipula contrattuale si sono ridotte dal 8% al 3,6%.
I tempi si allungano con il crescere delle opere
Sulle 5.546 opere già concluse è possibile misurare l’intero ciclo di vita. La durata media è salita a 533 giorni — circa 18 mesi — rispetto ai 458 di gennaio, un incremento che riflette la progressiva entrata in fase finale di cantieri sempre più complessi. La fase di esecuzione dei lavori assorbe da sola il 55,2% del tempo totale, con una media di 294 giorni, in forte aumento rispetto ai 226 di inizio anno.
Il legame tra dimensione finanziaria e durata è diretto: le opere sotto il milione di euro vengono concluse in media in 494 giorni; quelle tra uno e due milioni ne richiedono 722; per i grandi investimenti oltre i cinque milioni si arriva a quasi 1.200 giorni, pari a circa 40 mesi. Un dato che dovrebbe preoccupare chi è chiamato a rispettare le scadenze europee.
Il Sud sorprende: cantieri più veloci al Meridione
Uno dei risultati più inattesi riguarda la distribuzione territoriale. Contrariamente all’immaginario consolidato sui ritardi strutturali del Meridione, le regioni del Sud hanno completato le proprie opere in media in 460 giorni, contro i 526 del Centro e i 579 del Nord. La maggiore celerità si registra in tutte le fasi, con differenze particolarmente accentuate in quelle burocratiche di aggiudicazione e stipula.
La Corte dei conti offre due chiavi di lettura: da un lato, le opere meridionali sono mediamente di dimensioni finanziarie più contenute, quindi intrinsecamente più rapide; dall’altro, le semplificazioni normative introdotte con il PNRR potrebbero aver inciso in modo particolarmente efficace proprio nelle aree tradizionalmente più esposte ai ritardi procedurali.
Manutenzione vs. nuove realizzazioni
Anche la tipologia di intervento influisce in modo determinante sui tempi. La manutenzione, che rappresenta il 56,9% dei progetti completati, è la categoria più veloce con una media di 508 giorni e contribuisce in modo significativo a contenere la media generale. Al contrario, le opere di ampliamento, ristrutturazione e nuova realizzazione richiedono tra i 560 e i 600 giorni. I progetti nazionali e multi-regionali, per complessità tecnica e dimensioni, superano addirittura i mille giorni.
L’avvertimento della Corte dei conti
La Corte dei conti è esplicita nella sua valutazione: il programma sta procedendo, ma senza segnali di un’effettiva accelerazione. Anzi, man mano che entrano in fase esecutiva gli investimenti più consistenti, i tempi medi tenderanno ad allungarsi ulteriormente. Un richiamo diretto alle amministrazioni responsabili, chiamate a monitorare con attenzione la coerenza tra i tempi attesi di conclusione delle opere e la scadenza ultima del Piano.
Per i Comuni — che gestiscono una quota rilevante dei progetti PNRR, soprattutto quelli di piccola e media dimensione — il messaggio è chiaro: il completamento numerico degli interventi è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Ciò che conterà a Bruxelles è il valore rendicontabile. E su quel fronte, la strada è ancora lunga.
Fonte: Elaborazione su dati Corte dei conti, Relazione sullo stato di attuazione del PNRR (dicembre 2025) / OpenPNRR – Openpolis