Il Museo di Castelvecchio non è solo un capolavoro architettonico firmato da Carlo Scarpa, ma un laboratorio di innovazione digitale. Grazie a una sinergia tra i Musei Civici di Verona, l’Università degli Studi di Verona e il gruppo Capitale Cultura, è stata lanciata una webapp interattiva che promette di trasformare il modo in cui cittadini e turisti interagiscono con il patrimonio artistico scaligero.
Un “navigatore ” in tasca
L’iniziativa nasce sotto l’egida del progetto PNRR iNEST, l’ecosistema dell’innovazione del Nord-Est, con l’obiettivo di rendere la cultura un motore di sostenibilità e tecnologia. La web app, accessibile tramite QR code direttamente dallo smartphone, funge da “navigatore”: guida il visitatore tra le sale e utilizza la realtà aumentata per offrire una lettura stratificata delle opere e dell’allestimento scarpiano.
“L’arte e le arti visive hanno bisogno di nuovi strumenti per essere comprese”, ha spiegato l’assessore alla Cultura Marta Ugolini, la collaborazione ci permette di offrire uno strumento al passo con i tempi per incuriosire le nuove generazioni.”
Semplice, multilingue e orientata all’accessibilità sensoriale: la tecnologia della webapp è stata pensata per essere fruibile e veloce. Secondo Antonio Scuderi, CEO di Capitale Cultura Group, la sfida è rendere la tecnologia “trasparente”: uno strumento di narrazione che permetta al patrimonio di parlare direttamente al pubblico. Attraverso lo smartphone, il visitatore può attivare focus sulle opere più iconiche, scoprendo dettagli invisibili a occhio nudo e approfondendo la storia dei manufatti in modo immersivo, seguendo i principi UNESCO sull’interpretazione del patrimonio.
Arte e tavola: il cibo come cultura
Il progetto non si ferma alle mura di Castelvecchio. Parallelamente è stato presentato il documentario “Rosso come il vino, bianco come il pane”, un viaggio multimediale tra le collezioni civiche alla scoperta della rappresentazione del cibo e del vino nell’arte veronese.
Il video, disponibile sui canali YouTube dei Musei e dell’Università, mette in dialogo la storia dell’arte con i temi caldi della sostenibilità alimentare e dell’identità territoriale. Questo filone di ricerca è stato ulteriormente approfondito dallo Spoke 7 dell’Università di Verona, che ha coinvolto la cittadinanza e le scuole in laboratori e convegni presso il Museo di Storia Naturale dedicati ai “cibi del futuro”.
Il successo del progetto è frutto di un lavoro di squadra coordinato da Luigi Tronca (Dipartimento di Scienze Umane) e Antonella Arzone (Museo di Castelvecchio). Unendo le competenze accademiche, la gestione museale e l’expertise tecnologica di Capitale Cultura, Verona si conferma all’avanguardia nella digitalizzazione culturale, dimostrando come il PNRR possa tradursi in servizi concreti per la valorizzazione del territorio e l’engagement dei cittadini.
Fonte: comune di Verona