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Un europeo su tre studia online: i dati Eurostat 2025

Nel 2025, il 34,8% degli utenti internet UE ha seguito un corso online o usato materiali di apprendimento digitale. Un salto netto rispetto al 21,4% del 2019. In occasione della Giornata Internazionale dell'Apprendimento Digitale (19 marzo), i dati raccontano un'Europa che si forma sempre più in rete — e che chiede ai Comuni un ruolo attivo nell'inclusione digitale.
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L’apprendimento digitale in Europa: un trend ormai strutturale
Nel 2025, più di un utente internet su tre nell’Unione Europea — il 34,8% — ha dichiarato di aver seguito un corso online o di aver utilizzato materiali di apprendimento digitale. Lo rileva Eurostat attraverso il dataset isoc_ci_ac_i, pubblicato in occasione della Giornata Internazionale dell’Apprendimento Digitale, celebrata il 19 marzo.
Il dato segna un aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al 2024 (33,4%) e soprattutto una trasformazione profonda rispetto al 2019, quando meno di un utente internet su quattro (21,4%) aveva mai fatto ricorso a risorse educative online. In sei anni, la quota è cresciuta di oltre 13 punti percentuali — un cambiamento strutturale accelerato dalla pandemia e poi consolidato dall’espansione dell’offerta formativa digitale pubblica e privata.

«In sei anni la quota di europei che apprendono online è cresciuta di oltre 13 punti percentuali: da meno di uno su quattro a più di uno su tre. Una trasformazione irreversibile nei comportamenti formativi dei cittadini.»

Due modalità a confronto: corsi e materiali didattici online
I dati Eurostat distinguono due forme di apprendimento digitale. La prima riguarda chi ha seguito un corso online strutturato: nel 2025, questa quota si attesta al 17,3% degli utenti internet europei. La seconda — più ampia — riguarda chi ha utilizzato materiali didattici online (video, tutorial, documenti, piattaforme open): il 30,5% degli utenti UE dichiara di ricorrere regolarmente a queste risorse.
Le due modalità si sovrappongono parzialmente ma riflettono comportamenti formativi diversi: il corso online implica un percorso strutturato con obiettivi definiti; i materiali online rispondono a un’esigenza di apprendimento informale, spesso legato al lavoro, all’aggiornamento professionale o alla curiosità personale. Entrambe le forme sono in crescita e indicano una domanda di formazione continua che va ben oltre i canali tradizionali.

Il confronto tra Paesi: chi guida e chi è rimasto indietro
Il quadro europeo mostra disuguaglianze significative nella diffusione dell’apprendimento digitale tra i 27 Stati membri:

Paese% utenti online che apprendonoCorsi onlineMateriali online
Paesi Bassi60,2%28,5%55,1%
Irlanda59,7%29,6%50,4%
Finlandia50,7%29,3%
Svezia50,6%
Ungheria46,4%
Media UE34,8%17,3%30,5%
Cipro21,0%
Bulgaria18,4%
Romania11,8%

I Paesi Bassi guidano la classifica con il 60,2% degli utenti internet impegnati in attività di apprendimento online, seguiti da Irlanda (59,7%), Finlandia (50,7%) e Svezia (50,6%). In fondo alla graduatoria si trovano Romania (11,8%), Bulgaria (18,4%) e Cipro (21,0%), con valori inferiori di oltre tre volte rispetto ai leader europei.
Il divario riflette non solo la penetrazione di internet nei diversi Paesi, ma anche differenze nelle politiche pubbliche di alfabetizzazione digitale, nell’offerta formativa online accessibile ai cittadini e nel livello generale di competenze digitali della popolazione adulta.

Il contesto italiano: tra ritardi strutturali e opportunità
L’Italia si colloca storicamente al di sotto della media europea negli indicatori sulle competenze e sull’uso avanzato di internet. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato risorse significative alla transizione digitale, e il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2024-2026 sottolinea il ruolo centrale della formazione digitale dei dipendenti pubblici e dei cittadini. In questo scenario, i Comuni sono chiamati a giocare un ruolo di primo piano.
Le amministrazioni comunali sono il livello istituzionale più vicino ai cittadini: sono loro il punto di contatto primario con chi è escluso dalla rete, con gli anziani che non sanno usare i servizi digitali, con le famiglie a basso reddito che non possono accedere a piattaforme formative a pagamento. Il dato Eurostat diventa così uno specchio delle disuguaglianze territoriali che i Comuni possono — e devono — contribuire a colmare.

Cosa possono fare concretamente i Comuni
▶ Attivare sportelli di facilitazione digitale nei Centri di Aggregazione e nelle biblioteche comunali.
▶ Aderire al programma Repubblica Digitale (MITD) per promuovere l’alfabetizzazione digitale sul territorio.
▶ Utilizzare i fondi PNRR (Missione 1, Componente 1) per dotare strutture pubbliche di connettività e postazioni per la formazione.
▶ Stipulare convenzioni con scuole, università telematiche e ITS Academy per offrire corsi gratuiti ai cittadini.
▶ Formare i dipendenti comunali sull’uso degli strumenti digitali: ogni PA è anche un’organizzazione che apprende.
▶ Mappare i cittadini a rischio di esclusione digitale (anziani, NEET, lavoratori a bassa qualifica) per interventi mirati.

La Giornata Internazionale dell’Apprendimento Digitale: un’occasione da non perdere
Il 19 marzo è la Giornata Internazionale dell’Apprendimento Digitale, istituita per sensibilizzare governi, istituzioni e cittadini sull’importanza della formazione continua nell’era digitale. Per i Comuni italiani, questa ricorrenza può diventare l’occasione per lanciare iniziative concrete: open day nelle biblioteche, presentazioni di piattaforme gratuite come quella del Piano Nazionale per la Scuola Digitale, campagne di comunicazione rivolte alle fasce più vulnerabili.
Il messaggio che i dati Eurostat trasmettono è chiaro: l’apprendimento digitale non è più un’opzione per pochi — è una pratica diffusa che coinvolge un europeo su tre. Garantire che anche i cittadini italiani, e in particolare quelli dei Comuni più piccoli e periferici, possano accedere a questa opportunità formativa, è una responsabilità istituzionale che inizia dal livello locale.

«Garantire l’accesso all’apprendimento digitale è oggi una questione di equità sociale. I Comuni sono il presidio più vicino ai cittadini esclusi: agire localmente significa colmare un divario che i dati europei rendono sempre più evidente.»

Per gli amministratori locali: i punti chiave
Il 34,8% di europei che apprende online nel 2025 è un indicatore di trasformazione culturale prima ancora che tecnologica. La formazione digitale continua sta diventando un diritto di cittadinanza, e i Comuni hanno gli strumenti — normativi, finanziari e istituzionali — per renderla accessibile a tutti. Investire oggi in alfabetizzazione e formazione digitale significa ridurre il divario digitale, migliorare l’occupabilità dei residenti, modernizzare i servizi pubblici e rafforzare la coesione sociale del territorio.

Fonti: Eurostat, dataset isoc_ci_ac_i (2025) | Piano Triennale per l’informatica nella PA 2024-2026 | Programma Repubblica Digitale – MITD | PNRR Missione 1, Componente 1

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