Con l’ordinanza n. 20580 del 22 luglio 2025, la Corte di Cassazione ha chiarito i criteri retributivi applicabili ai dipendenti pubblici trasferiti dallo Stato agli enti territoriali in seguito al passaggio di funzioni previsto dal d.lgs. n. 112 del 1998. La decisione, che ha rigettato il ricorso contro una sentenza della Corte d’Appello di Ancona del 2022, ribadisce un principio già consolidato: il lavoratore conserva il rapporto di lavoro e il trattamento economico in essere, ma non necessariamente l’identica retribuzione complessiva nel tempo.
Secondo la Suprema Corte, in assenza di norme speciali, trova applicazione l’articolo 31 del d.lgs. n. 165 del 2001. Tale disposizione garantisce la continuità giuridica del rapporto e la salvaguardia dello stipendio maturato al momento del trasferimento. Tuttavia, se il trattamento economico percepito presso l’amministrazione di provenienza risulta più elevato rispetto a quello previsto nell’ente di destinazione, la differenza non resta immutata: viene progressivamente riassorbita con i futuri miglioramenti di inquadramento o con aumenti retributivi connessi al nuovo impiego.
Il caso esaminato riguardava un dipendente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti passato al servizio di un Comune, che rivendicava il diritto a mantenere integralmente la retribuzione precedente, inclusi gli elementi accessori. I giudici di merito avevano già escluso tale diritto e la Cassazione ha confermato questa impostazione, ritenendo legittimo il meccanismo di assorbimento.
La pronuncia consolida dunque l’orientamento secondo cui il trasferimento di personale tra amministrazioni, quando deriva dal decentramento di funzioni, non comporta una cristallizzazione permanente dello stipendio originario. Il dipendente non perde quanto già acquisito, ma eventuali differenze favorevoli vengono neutralizzate nel tempo attraverso l’evoluzione della carriera e dei trattamenti economici nel nuovo ente.
Si tratta di un chiarimento rilevante per il pubblico impiego, soprattutto nei processi di riorganizzazione amministrativa, poiché definisce l’equilibrio tra tutela del lavoratore e uniformità dei sistemi retributivi all’interno delle amministrazioni territoriali.