Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1989 dell’11 marzo 2026, chiarisce in modo netto i limiti entro cui la pubblica amministrazione può gestire l’occupazione illegittima di terreni privati, rafforzando la tutela dei proprietari.
Secondo i giudici, l’occupazione senza titolo costituisce un illecito permanente: ciò significa che l’amministrazione non può restare inerte, ma deve necessariamente scegliere tra due sole alternative. Da un lato, la restituzione del bene al proprietario, con eventuale ripristino dello stato dei luoghi; dall’altro, l’acquisizione legittima tramite il procedimento previsto dall’art. 42-bis del d.P.R. n. 327 del 2001.
La sentenza si inserisce nel solco tracciato anche dalla giurisprudenza europea. La Corte EDU ha infatti riconosciuto la compatibilità del meccanismo dell’acquisizione sanante con la tutela del diritto di proprietà, a condizione che sia garantito un indennizzo pieno, parametrato al valore di mercato del bene, capace di compensare integralmente il pregiudizio subito.
Sul piano risarcitorio, il Consiglio di Stato ribadisce che l’occupazione illegittima genera un danno continuativo: il proprietario ha diritto a essere risarcito per tutto il periodo in cui non ha potuto godere del bene, fino alla restituzione o alla sua acquisizione da parte della Pa.
Di particolare rilievo è poi il principio sull’azione risarcitoria. I giudici escludono che la domanda di risarcimento possa essere rinviata in attesa di una decisione dell’amministrazione sull’acquisizione sanante. Una simile impostazione finirebbe infatti per legittimare, di fatto, l’occupazione abusiva, in contrasto sia con la Costituzione sia con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La decisione consolida inoltre il superamento di un precedente orientamento, secondo cui la richiesta di risarcimento poteva implicare una rinuncia alla proprietà. Oggi, invece, il sistema è ricondotto integralmente alla disciplina dell’art. 42-bis, considerata un quadro normativo “chiuso” entro cui devono essere regolate tutte le conseguenze dell’occupazione illegittima.
In definitiva, la sentenza rafforza l’obbligo per la pubblica amministrazione di agire tempestivamente e chiarisce che il diritto al risarcimento del proprietario è immediatamente azionabile, senza dover attendere le determinazioni dell’ente pubblico.