L’Italia si tiene in forma, ma mangia male e non abbandona il vizio del fumo, limitandosi a cambiare “forma” alla nicotina. È quanto emerge dal Report Istat sui fattori di rischio per la salute relativo all’anno 2025, se da un lato la lotta alla sedentarietà segna un punto a favore del benessere pubblico, dall’altro l’eccesso di peso e le nuove dipendenze da tabacco riscaldato delineano una sfida sanitaria ancora aperta, specialmente nel Mezzogiorno e tra le fasce di popolazione meno istruite.
Cala la sedentarietà
Il dato più incoraggiante riguarda l’attività fisica. Nel 2025, la quota di sedentari è scesa al 31%, con un calo del 2% rispetto all’anno precedente. Un trend positivo che vede gli italiani allontanarsi progressivamente dal divano, nel 2015 la quota di inattivi sfiorava il 40%, resta tuttavia un forte divario sociale: tra i laureati i sedentari sono il 15%, la quota triplica (50%) tra chi ha titoli di studio bassi.
Obesità: da fattore di rischio a malattia cronica
Stabile, ma critica, la situazione del peso corporeo. Il 46% degli adulti è in eccesso di peso (sovrappeso o obesi), il dato assume una rilevanza politica e clinica inedita alla luce della L.n. 149/2025, che ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica, inserendola nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). 5 milioni e 700 mila italiani convivono con l’obesità, se si somma questa condizione alle altre patologie croniche, si scopre che il 51% della popolazione soffre di almeno un disturbo cronico di salute. Il Sud resta l’area più colpita: in Campania, Puglia e Sicilia 1 persona su 2 è in eccesso di peso.
Il fumo cambia, ma non passa
Sul fronte del fumo, la popolazione di fumatori tradizionali scende al 19%, ma l’Istat lancia un allarme sulla “nuova nicotina”. L’uso di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato è raddoppiato in 4 anni, passando dal 4% del 2021 al 7% del 2025. Contrariamente alla narrativa, questi dispositivi non aiutano a smettere: 2 utilizzatori su 3, tra i 18 e i 34 anni,continuano a fumare anche sigarette tradizionali, configurando un “consumo combinato” che preoccupa gli esperti.
Alcol, cresce il “binge drinking”
Infine, cambia l’approccio degli italiani agli alcolici. Se il consumo abituale è in calo rispetto a 10 anni fa, cresce il binge drinking (le abbuffate alcoliche), che riguarda l’8% della popolazione. Particolarmente vulnerabili i giovanissimi (11-17 anni) e gli anziani, vittime di un consumo di vino ai pasti che eccede i limiti raccomandati per l’età. Il quadro del 2025 conferma che la salute in Italia vede un Settentrione attivo e attento al peso, e un Mezzogiorno dove i fattori di rischio restano strutturali, legati a doppio filo alle disuguaglianze economiche e culturali.
Fonte: ISTAT