L’Italia si conferma il “molo d’Europa”, ma il volto del trasporto marittimo sta cambiando rapidamente. Secondo l’ultimo Report Istat 2024, il Paese mantiene una leadership indiscussa nel Mediterraneo: primi in Europa per numero di passeggeri (con una quota del 22% sul totale UE) e secondi solo all’Olanda per movimentazione merci.
Tuttavia, i numeri raccontano 2 storie parallele: da un lato l’esplosione della mobilità umana, dall’altro una riorganizzazione logistica dettata dalle tensioni geopolitiche internazionali.
Messina e Napoli capitali dei passeggeri
Se il commercio globale naviga in acque agitate, il trasporto passeggeri vive un’età dell’oro. Con 88 milioni di persone imbarcate o sbarcate (+13% rispetto al 2023), l’Italia cresce al doppio della media europea. Il primato spetta ai porti del Mezzogiorno: Messina, Reggio Calabria e Napoli che formano il podio europeo per traffico passeggeri. Lo Stretto di Messina rimane la “bretella” più trafficata (11 milioni di passaggi), ma è Napoli a segnare il balzo più clamoroso con un +27%. Anche le crociere confermano il trend positivo: Civitavecchia resta il porto più trafficato del continente con 2 milioni di crocieristi, consolidando il ruolo dell’Italia come hub turistico globale.
L’effetto Mar Rosso
Sul fronte delle merci (488 milioni di tonnellate), il dato è stabile (-0,1%), ma nasconde una rivoluzione nelle rotte. La crisi del Canale di Suez e le tensioni nel Mar Rosso hanno rimescolato le carte del commercio internazionale: la Spagna diventa il primo partner commerciale marittimo dell’Italia, superando la Turchia. Gli scambi con i porti spagnoli (specialmente Barcellona) sono aumentati del 30%, con un picco del +65% per i container. Porti come Gioia Tauro e Savona/Vado Ligure hanno visto raddoppiare i traffici con la Spagna (+101% e +145%), diventando hub di smistamento per le merci che non possono più transitare in sicurezza verso l’Egitto (-44% di scambi con l’Italia). Inoltre nonostante le navi siano più piccole (stazza media -7,5%), il sistema è più efficiente, i grandi container viaggiano “pieni” e la quota di container vuoti è crollata dal 6% all’2%, segno di un’ottimizzazione logistica che permette di muovere più merce con meno viaggi.
In termini di volumi assoluti, il Nord continua a trainare l’economia marittima. Trieste si conferma 1° porto nazionale (53 milioni di tonnellate), specializzato nella rinfusa liquida (petrolio e gas), seguito da Genova (47 milioni), porto versatile per eccellenza. Resta però aperta la sfida energetica: nonostante il conflitto in Ucraina, la Russia rimane il primo fornitore di rinfuse liquide via mare (20 milioni di tonnellate), sebbene in calo rispetto ai volumi pre-bellici del 2022.
In conclusione dai dati Istat emerge un sistema resiliente, ma vulnerabile un’Italia capace di resistere meglio della media UE agli shock globali (il calo merci rispetto al 2019 è del 4%, contro il 7% europeo). La capacità di adattamento dei terminal italiani alla crisi di Suez dimostra una flessibilità operativa non scontata, tuttavia, il fiato sul collo della Spagna, distante solo 2,5 milioni di tonnellate dal sorpasso, e la frammentazione del sistema portuale (137 porti commerciali) impongono una riflessione sulla necessità di investimenti infrastrutturali che mantengano i porti italiani competitivi nel “nuovo” Mediterraneo. Una nota singolare: il 2024 è stato l’anno degli aliscafi, nonostante il numero di imbarcazioni sia invariato, hanno effettuato 150.000 attracchi (+23%), diventando il simbolo della ripresa frenetica dei collegamenti con le isole minori.
Fonte: ISTAT