L’Italia che non dichiara sta riducendo il suo perimetro, ma resta un gigante da 217 mld. È la fotografia scattata dall’Istat durante l’audizione del 25 u.s. alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. I direttori Fedeli e Menghinello hanno illustrato non solo i numeri dell’economia sommersa, ma la “cassetta degli attrezzi” tecnologica che l’Istituto sta utilizzando per scovare l’evasione garantendo una protezione ferrea dei dati personali.
La mappa del sommerso: calo strutturale e ripresa post-Covid
Secondo i dati, l’incidenza dell’economia sommersa sul Pil è scesa dal 12% del 2011 al 10% del 2023, uncalo che l’Istat attribuisce a un mix di fattori: la spinta della fatturazione elettronica, la tracciabilità dei pagamenti e gli effetti della pandemia, che ha accelerato comportamenti virtuosi.
Tuttavia, all’interno di questo aggregato, le dinamiche sono opposte: mentre il valore aggiunto da lavoro irregolare perde peso, cresce il derivante dalla “sotto-dichiarazione” (il fatturato occultato da chi è parzialmente regolare) il 50% del sommerso. A livello geografico, il divario resta profondo: si va dal 19% della Calabria, al virtuosismo della Provincia di Bolzano 7%.
Nasce il sistema SIGMA
Il fulcro dell’intervento Istat si è concentrato sulla sicurezza delle banche dati. Per gestire la mole di informazioni provenienti dall’Anagrafe Tributaria, l’Istituto ha adottato una strategia “multi-fonte” basata sul Sistema Integrato dei Registri (SIR).
La novità è il sistema SIGMA (Sistema per la Gestione dei Microdati Amministrativi), un’infrastruttura tecnologica che ha ricevuto il via libera dal Garante della Privacy nel 2025. SIGMA opera secondo il principio della privacy by design: i dati fiscali non vengono analizzati “in chiaro”, ma sottoposti a un processo di pseudonimizzazione.
Algoritmi contro le intrusioni, i dati diventano “anonimi”
Il processo spiegato dai direttori Istat prevede 3 passaggi chiave per blindare la riservatezza:
- separazione netta: le variabili identificative (nomi, codici fiscali) vengono separate dai dati economici e sensibili
- record linkage deterministico: le unità statistiche vengono individuate incrociando le basi dati senza esporre l’identità diretta.
- codici pseudonimi: a ogni contribuente viene assegnato un codice fittizio che permette l’analisi statistica, ma impedisce di risalire alla persona fisica se non per scopi autorizzati.
“I dati sono tutelati dal segreto statistico e utilizzati esclusivamente per fini di analisi aggregata,” hanno ribadito i vertici dell’Istituto, sottolineando come la sicurezza delle banche dati sia il pilastro su cui poggia la lotta all’evasione fiscale del futuro.
Il contributo dell’Istat non si ferma alla fotografia del passato. Grazie alla collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e il Ministero del Lavoro, l’Istituto sta lavorando a un monitoraggio in tempo reale dei dati riguardanti il “lavoro sommerso”, un tassello fondamentale per rispettare gli obiettivi del PNRR. La sfida ora è trasformare questa montagna di dati in politiche pubbliche capaci di recuperare quel 10% di ricchezza che sfugge alle casse dello Stato.
Fonte: ISTAT