Famiglie senza figli, asili nido insufficienti: l’Italia tra crisi demografica e sfida dei servizi
Scuola 13 Maggio 2026, di Danilo Grossi
In Europa solo 1 famiglia su 4 include minori. In Italia il tasso di copertura degli asili nido si ferma al 31,6%, sotto il Livello Essenziale delle Prestazioni fissato per il 2027. Al Sud si crolla al 19%. Il PNRR può cambiare la rotta, ma i tempi stringono e i divari territoriali resistono. Cosa devono sapere — e fare — i Comuni.
23,4%Famiglie UE con figli 47,4 mln su 203,1 mln (Eurostat 2025)
31,6%Copertura asili nido IT Posti ogni 100 bambini 0-2 anni (Istat 2023/24)
~19%Copertura al Sud/Isole Contro il 40,4% del Centro Italia (Istat)
IL CONTESTO EUROPEO: FAMIGLIE SEMPRE PIÙ PICCOLE E SENZA FIGLI
I dati Eurostat relativi al 2025 fotografano un’Unione Europea demograficamente frammentata. Su 203,1 milioni di famiglie censite, solo 47,4 milioni — il 23,4% — include almeno un minore. Il modello della famiglia tradizionale con figli è ormai strutturalmente minoritario, scalzato dalla crescita dei nuclei unipersonali (37,5% del totale) e delle coppie senza figli (24,1%).
Il confronto con il 2016 rende plasticamente visibile la direzione di marcia: i nuclei composti da un solo adulto senza figli sono cresciuti del 19,2% (da 63,9 a 76,1 milioni), mentre le coppie con figli hanno perso il 6,3% dei propri effettivi (da 31,9 a 29,9 milioni). In un decennio, l’Europa ha aggiunto circa 12 milioni di famiglie senza figli e ha perso circa 2,4 milioni di famiglie con figli.
All’interno di questa media si nascondono però differenze profonde tra gli Stati membri: la quota di famiglie con figli oscilla dal 18,2% della Finlandia al 35,4% della Slovacchia. L’Italia si colloca storicamente nella fascia medio-bassa di questa graduatoria, in linea con le tendenze degli altri Paesi mediterranei.
L’ITALIA E GLI ASILI NIDO: ANCORA LONTANI DAL TRAGUARDO
È in questo contesto europeo di progressiva de-familiarizzazione che si inserisce la fotografia italiana dei servizi educativi per la prima infanzia. I dati Istat sull’anno educativo 2023/2024, diffusi nel febbraio 2026, mostrano un sistema in crescita ma strutturalmente insufficiente.
Nell’anno educativo 2023/2024 risultano attivi 14.570 nidi e servizi integrativi, per un totale di quasi 378.500 posti autorizzati: un’offerta in incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Il tasso di copertura — ovvero il rapporto tra posti disponibili e bambini residenti da 0 a 2 anni — si attesta al 31,6% a livello nazionale.
Questa cifra suona quasi incoraggiante, ma nasconde due paradossi. Il primo: si è ancora sotto il 33% fissato come Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP) dalla Legge di Bilancio 2022, da garantire a livello comunale o di bacino entro il 2027. Il secondo: una parte del miglioramento dell’indicatore è dovuta non all’aumento dell’offerta, ma al calo delle nascite — che riduce il denominatore. In altre parole, il sistema migliora anche perché ci sono meno bambini, non solo perché ci sono più posti.
Il 59,5% dei nidi non riesce ad accogliere tutte le domande per carenza di posti. Un dato in aumento rispetto al 49,1% del 2021/2022. — Istat, Report sui servizi educativi per l’infanzia, anno educativo 2023/2024
La domanda di asili nido, nel frattempo, non rallenta. Circa la metà dei gestori (49,9%) ha registrato un aumento delle richieste nell’ultimo anno. Le liste d’attesa colpiscono in modo particolare il settore pubblico, dove il 68,9% delle strutture dichiara domande inevase, ma riguardano anche la maggioranza del privato (54%).
IL DIVARIO TERRITORIALE: UN’ITALIA SPACCATA IN DUE
La media nazionale del 31,6% cela uno squarcio geografico di proporzioni preoccupanti. Le regioni del Centro Italia presentano la copertura più elevata, con una media del 40,4% e un picco del 48,4% in Umbria. Seguono il Nord-est (39,1%) e il Nord-ovest (36,6%). Al contrario, le regioni del Sud si fermano al 19,0% e le Isole al 19,5%, con la sola eccezione della Sardegna.
In termini pratici: nel Mezzogiorno l’offerta di posti in asili nido equivale a circa la metà rispetto alle aree del Centro-Nord. Persino i Comuni capoluogo del Sud restano mediamente al di sotto del 33%, mentre al Nord e al Centro anche i Comuni non capoluogo superano questo parametro. Il divario tra capoluogo e non capoluogo è già di per sé significativo a livello nazionale: 39,8 posti ogni 100 bambini nei capoluoghi di provincia, contro 28,2 nei Comuni non capoluogo.
Copertura asili nido per macroarea — Anno educativo 2023/2024
Area geografica
Copertura
Target LEP 2027
Distanza
Centro Italia (media)
40,4%
33%
+7,4 pp
Nord-est
39,1%
33%
+6,1 pp
Nord-ovest
36,6%
33%
+3,6 pp
Media nazionale
31,6%
33%
-1,4 pp
Capoluoghi di provincia
39,8%
33%
+6,8 pp
Comuni non capoluogo
28,2%
33%
-4,8 pp
Sud (media)
19,0%
33%
-14 pp
Isole (excl. Sardegna)
19,5%
33%
-13,5 pp
Campania
15,4%
33%
-17,6 pp
Sicilia
15,5%
33%
-17,5 pp
Calabria
17,2%
33%
-15,8 pp
Fonte: Istat, Offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia — Anno educativo 2023/2024 (febbraio 2026)
IL RUOLO DEL PRIVATO E LA QUESTIONE DELLA SPESA
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il motore della crescita. L’incremento dei posti negli ultimi anni è trainato quasi esclusivamente dal settore privato: nell’ultimo anno disponibile, il 78,4% dei circa 12.500 nuovi posti riguarda strutture private, mentre solo il 21,6% ha titolarità comunale.
Questa dinamica pone un problema strutturale: il privato cresce dove è economicamente sostenibile, ovvero dove le famiglie possono permettersi le rette. Il risultato è che l’espansione dell’offerta tende a concentrarsi nelle aree già più dotate di servizi, amplificando anziché ridurre il divario. Il bonus asilo nido INPS — che nel 2023 ha raggiunto i 662 milioni di euro — sostiene la domanda, ma non può creare posti dove non esistono strutture.
La spesa pro capite per bambino residente sotto i tre anni varia da 234 euro in Calabria a 3.314 euro nella Provincia Autonoma di Trento: un rapporto di 1 a 14 che testimonia la profondità delle disuguaglianze nell’investimento locale su questo settore.
Il bonus sostiene la domanda, ma non può creare posti dove mancano. E dove mancano i posti, anche il bonus rischia di diventare un sostegno ‘a metà’. — Elaborazione su dati Istat e INPS, 2026
IL PNRR E LE OPPORTUNITÀ PER I COMUNI: A CHE PUNTO SIAMO
La risposta strutturale a queste criticità passa per il PNRR. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina complessivamente 3,24 miliardi di euro alla realizzazione di 150.480 nuovi posti per l’offerta di scuole dell’infanzia e asili nido, cui si aggiungono ulteriori risorse nazionali per un finanziamento pubblico complessivo di circa 4,57 miliardi.
L’attuazione, tuttavia, procede con ritardi significativi. Secondo i dati della piattaforma ReGiS aggiornati a dicembre 2024, a fronte di 1,7 miliardi che avrebbero dovuto essere spesi entro fine 2024 secondo il cronoprogramma, ne risultano effettivamente utilizzati circa 816,7 milioni — meno della metà. Solo il 3% circa dei 3.199 progetti censiti risulta completato.
Il terzo Piano asili nido PNRR (D.M. 51/2025) stanzia ulteriori 820 milioni per circa 30.000 nuovi posti. I Comuni possono partecipare se hanno una copertura del servizio nella fascia 0-2 anni inferiore al 33% e una popolazione nella fascia 0-2 anni di almeno 45 bambini (o in forma aggregata con Comuni limitrofi al di sotto di tale soglia). Il 40% delle risorse è riservato ai Comuni del Mezzogiorno.
I tre Piani asili nido PNRR a confronto
Piano
Decreto attuativo
Risorse
Nuovi posti previsti
1° Piano
D.M. 2021/2022
~700 mln
Primo ciclo di candidature
2° Piano
D.M. 79/2024 (apr. 2024)
Quota di 3,24 mld PNRR
Fino a 150.480 posti totali
3° Piano
D.M. 51/2025 (mar. 2025)
~820 mln
~30.000 nuovi posti
Fonte: MIM, ReGiS — elaborazione su fonti ufficiali PNRR (2024-2025)
LE IMPLICAZIONI PER I COMUNI: QUATTRO PRIORITÀ OPERATIVE
La convergenza tra i dati Eurostat sulla struttura delle famiglie europee e quelli Istat sull’offerta di servizi educativi in Italia disegna un’agenda precisa per gli enti locali. I Comuni non sono semplici beneficiari passivi di risorse nazionali: sono l’unico livello di governo in grado di tradurre le statistiche in servizi concreti per le famiglie.
Candidarsi al 3° Piano PNRR asili nido. I Comuni con copertura del servizio 0-2 anni inferiore al 33% devono valutare la candidatura al Piano asili nido 2025 (D.M. 51/2025). I piccoli Comuni al di sotto di 45 bambini nella fascia 0-2 anni possono aggregarsi in convenzione con Comuni limitrofi. Le risorse sono contingentate: chi non si candida rischia di restare fuori.
Garantire la gestione corrente, non solo la costruzione. Un nido costruito con fondi PNRR ma privo di personale educativo non è un servizio. Il PNRR finanzia le infrastrutture, ma non la gestione ordinaria. I Comuni devono pianificare fin da subito le risorse di bilancio per il funzionamento delle nuove strutture, incluse le assunzioni di educatrici e personale ausiliario.
Rivedere i criteri di accesso verso la logica dei diritti. L’88,2% dei Comuni attribuisce priorità ai figli di genitori occupati a tempo pieno. Questo sistema privilegia la funzione di conciliazione vita-lavoro, penalizzando i bambini delle famiglie più vulnerabili. Integrare l’ISEE e la condizione di genitore solo tra i criteri preferenziali significa orientare il servizio verso l’equità e la prevenzione della povertà educativa.
Monitorare la domanda inevasa come indicatore di qualità del welfare. Il 59,5% dei nidi ha liste d’attesa. Nel Mezzogiorno, il 28,9% dei servizi lascia inevaso oltre un quarto delle domande. I Comuni devono sistematizzare il monitoraggio della domanda insoddisfatta come indicatore strategico, da includere nei Piani di Zona e nelle relazioni sociali annuali al Consiglio comunale.