Il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC/ICT) continua a correre in tutta Europa, ma la transizione digitale fatica a tingersi di rosa. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Eurostat, nel 2025 i professionisti occupati nell’Unione Europea con una formazione in questo ambito hanno raggiunto quota 3,4 mln., segnando un + 5% rispetto ai 3,2 milioni dell’anno precedente. Dietro i numeri positivi sullo sviluppo occupazionale si nasconde una disparità di genere e un’Europa divisa sul fronte dei titoli di studio.
Il “soffitto di cristallo”
Nonostante anni di campagne per incentivare le carriere STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) tra le ragazze, il divario di genere nel mondo tech europeo resta una trincea da superare.
Nel 2025, gli uomini rappresentavano ben l’83% (2,8 milioni) del totale dei lavoratori qualificati nell’ICT. Se è vero che dal 2015 a oggi il numero assoluto di donne è salito da 0,4 a 0,6 milioni, la quota percentuale sul totale è rimasta invariata al 17%. Anzi, il trend recente mostra un campanello d’allarme: rispetto al 2024, le donne occupate nel settore sono diminuite del 2,6%, facendo scivolare la quota dal 18% al 17%.
La mappa del divario
L’analisi geografica mostra come la prevalenza maschile sia schiacciante nei Paesi dell’Est:
- Repubblica Ceca: 93% di uomini
- Slovenia, Lettonia e Lituania: 89%
- Slovacchia: 88%
Sul fronte opposto, sono i Paesi scandinavi e alcune realtà dell’Est a guidare la classifica per la maggiore presenza femminile. Le quote più alte di donne impiegate nell’ICT si registrano in:
- Danimarca: 30%
- Svezia: 29,8%
- Romania: 28,6%
- Bulgaria: 26%
- Croazia: 25%
Il fattore istruzione: il caso Italia
Oltre al genere, c’è un altro dato che fotografa le differenze culturali e strutturali: il livello di istruzione. A livello europeo, la maggioranza dei lavoratori ICT è qualificata: il 75% possiede un’istruzione terziaria (laurea o equivalente), mentre il 25% si ferma alla scuola secondaria superiore. In Paesi come la Danimarca (98%), la Francia (97%) e Cipro (96%), la totalità degli specialisti informatici ha un titolo universitario.
E in Italia? Il nostro Paese si colloca all’estremo opposto della classifica, insieme al Portogallo, il 69% dei lavoratori occupati nell’ICT non possiede un titolo di studio terziario, fermandosi al diploma o a qualifiche post-secondarie.
Un dato che evidenzia che nel nostro Paese il mercato del lavoro tecnologico si affida all’autoformazione o a percorsi tecnici, a fronte di un’Europa che viaggia a colpi di lauree e specializzazioni accademiche.
Fonte: Eurostat