CENSIS, “L’informazione nel mirino”: sfiducia, reel e ritorno alla carta
Comunicazione 29 Aprile 2026, di lg
Il 21° Rapporto Censis sulla comunicazione fotografa un’Italia che fugge dai media mainstream, riscopre i libri e guarda con sospetto l’IA. Tramonta il primato dei TG, 7 utenti su10 si informano con i video brevi dei social
Non è solo una questione di schermi o di pollici che scorrono. È una mutazione genetica del modo in cui percepiamo la realtà, il “21° Rapporto sulla comunicazione del Censis 2025”, presentato oggi a Roma da Andrea Toma, Responsabile Area Economia, lavoro e territorio Censis e dal Segretario generale Censis, Giorgio De Rita,ridisegna il profilo di un Paese iper-connesso, ma profondamente disincantato.
Se la televisione resta il “focolare” tecnologico per il 93% degli italiani, la forma tradizionale scivola verso il basso, insediata da una dieta mediatica fatta di frammenti: reel, meme e piattaforme digitali.
La metamorfosi del piccolo schermo e la tenuta della radio
La televisione resiste, ma cambia pelle. Mentre la TV tradizionale perde il 4% in 1 anno, la Web TV vola al 62% e la mobile TV sfiora il 40%, è la fine del palinsesto rigido a favore di un consumo “on demand” e nomade.
In questo scenario di continuo aggiornamento, la radiosi conferma l’eroina dei media: il 78,5% degli italiani non la abbandona. L’autoradio resta il cuore pulsante dell’ascolto (70%), ma è lo smartphone a segnare la crescita più significativa come ricevitore (+3%), segnale di un mezzo capace di abitare ogni momento della giornata.
Crisi del mainstream e ascesa dei “Reel”
Il dato più politico del Rapporto riguarda la fiducia. Il 59,5% degli italiani ammette di evitare attivamente i media più diffusi, i telegiornali calano del 4% e persino giganti come Facebook iniziano a mostrare segni di stanchezza (-3,3%). Cosa sostituisce l’informazione classica?I reel, per7 italiani su 10 che frequentano i social, questi brevi video sono diventati una fonte di notizie. Se per molti restano sinonimo di superficialità, per il 19% sono apprezzati per l’immediatezza. Anche i meme entrano nell’arena: il 23% della popolazione (e 1 giovane su 3) ha scoperto notizie di attualità o politica attraverso un’immagine satirica virale.
Il ritorno del libro e il “digital detox”
Inaspettatamente, nel cuore dell’era digitale, torna a battere il cuore di carta. Il 42,5% degli italiani ha letto 1 libro nell’ultimo anno, segnando un promettente +2,3%, una ricerca di profondità in un mare di contenuti volatili. Una ricerca che passa anche per la salute mentale: il 38% degli italiani ha sentito il bisogno di prendersi una pausa dai social network. Le ragioni? eccessiva distrazione (26%), bisogno di recuperare tempo per la vita offline (21%) e una sensazione di dipendenza (18%).
Community online: nuove opportunità di socialità
Una comunità digitale nasce quando un gruppo di individui, attraverso l’utilizzo di reti telematiche, si riconosce nella condivisione di interessi, valori o obiettivi comuni. Il 18% degli italiani afferma di far parte o aver fatto parte di una community digitale, i più attivi sono i 45-64enni (21%), coloro che hanno un diploma o una laurea (20,5%) e le donne (19%). Il 38% ha percepito un impatto positivo e se il 55% afferma che è stata un’esperienza divertente, ma che non ha avuto una reale influenza, per il 7% la community ha avuto un impatto negativo.
L’Intelligenza Artificiale non convince
Il futuro dell’informazione si scontra con la barriera dell’Intelligenza Artificiale. Il 62% degli italiani dichiara apertamente di non sentirsi a proprio agio con un mezzo d’informazione interamente gestito da IA. Il timore delle fake news (35%) e l’attaccamento al valore del lavoro umano (27%) frenano l’entusiasmo tecnologico.
Il tragico bilancio della guerra
Sullo sfondo, una realtà cruda che i dati non possono nascondere: la sovraesposizione ai conflitti globali. Una rappresentazione del mondo che ha un costo umano altissimo: il Rapporto ricorda drammaticamente che, nel corso del 2025, ben 129 giornalisti hanno perso la vita sul campo per garantire quel diritto all’informazione che oggi, tra un reel e un algoritmo, appare più fragile che mai.