La casa come luogo di lavoro: smart working e non solo
Lavoro 30 Aprile 2026, di Danilo Grossi
L'abitazione è diventata uno spazio sempre più ibrido: si dedica meno tempo alle faccende domestiche, cresce il lavoro agile, ma le donne pagano ancora il prezzo più alto — in ore di cura non retribuita e in incidenti domestici.
-38% riduzione del lavoro domestico familiare in 30 anni
70% del lavoro di cura ancora a carico delle donne nel 2023
9,5% degli occupati in modalità mista (smart working) nel 2023
589.000 infortuni domestici non letali in tre mesi nel 2023
La casa non è mai stata solo un luogo di riposo. È anche il palcoscenico quotidiano del lavoro domestico e di cura, un’attività che produce benessere collettivo ma rimane largamente invisibile nelle statistiche economiche. Negli ultimi trent’anni questa realtà si è trasformata in profondità: le famiglie italiane dedicano meno ore alle faccende domestiche, tecnologia e mercato hanno ridisegnato molte abitudini, lo smart working ha portato anche il lavoro retribuito tra le mura di casa. Eppure alcune asimmetrie di genere restano marcate, e i dati sugli incidenti domestici ricordano che la casa può essere anche un luogo di rischio. A fotografare tutto questo è il rapporto Istat «Trenta anni di vita quotidiana», un’analisi preziosa per chi amministra il territorio e progetta servizi per i cittadini.
Il lavoro domestico cala, ma pesa ancora soprattutto sulle donne
Nel 1993 le famiglie italiane dedicavano in media 42 ore e 46 minuti a settimana alla cura della casa e dei familiari conviventi. Nel 2023 questo dato è sceso a 26 ore e 27 minuti: una contrazione del 38%, equivalente a oltre 16 ore in meno ogni settimana. Un cambiamento strutturale, spinto da famiglie più piccole, tecnologie domestiche più efficienti e nuovi modelli di consumo.
Tuttavia, il calo non ha cancellato la disuguaglianza di genere: nel 1993 le donne svolgevano circa l’84% del lavoro familiare totale; nel 2023 questa quota è scesa al 70%, un miglioramento reale ma ancora lontano dalla parità. Gli uomini sono passati dal 14% al 26% di partecipazione, più che raddoppiando il proprio contributo. Il ricorso a collaboratori domestici e assistenti familiari a pagamento rimane marginale, attestandosi intorno al 3% del fabbisogno orario complessivo.
“Nel 2023 le donne svolgono ancora oltre due terzi del lavoro necessario alla cura della casa e della famiglia. Gli uomini hanno aumentato il loro impegno, ma la parità rimane un traguardo lontano.”
Le differenze territoriali sono significative. Al Nord e al Centro le famiglie mostrano una maggiore tendenza alla redistribuzione dei compiti: nel Centro Italia, in particolare, la quota maschile è salita al 29% e quella femminile è scesa al 66%. Nel Mezzogiorno, invece, il modello resta più tradizionale: le donne coprono ancora oltre il 75% del lavoro familiare, e i servizi a pagamento rappresentano una quota minima (2-3%), a fronte di un welfare territoriale più debole e di una trasformazione culturale più lenta.
Ripartizione del lavoro familiare per genere e territorio (% sul totale, confronto 1993-2023)
Ripartizione
Quota donne 1993
Quota donne 2023
Quota uomini 2023
Nord
83%
68%
27%
Centro
86%
66%
29%
Mezzogiorno
~84%
75%+
22%
Italia
84%
70%
26%
Fonte: Istat, Indagine multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana
Tecnologia ed elettrodomestici: alleati silenziosi del cambiamento
Una parte rilevante della riduzione del carico domestico è attribuibile all’innovazione tecnologica. La lavatrice era già presente nel 96% delle case italiane alla fine degli anni Novanta; la lavastoviglie è passata dal 28,6% delle famiglie nel 1998 al 55,8% nel 2023, liberando ore di lavoro manuale. Robot aspirapolvere, friggitrici ad aria, lavatrici-asciugatrici e macchine da caffè automatiche hanno modificato in profondità la gestione quotidiana della casa.
Anche il mercato ha contribuito: l’evoluzione del paniere Istat dei prezzi al consumo documenta l’ingresso progressivo di prodotti come lasagne surgelate, insalata in busta, preparati con carne, condimenti pronti e, dal 2020, sushi da asporto e consegne a domicilio. Soluzioni che consentono di risparmiare tempo e fatica, e che riflettono una strategia diffusa soprattutto tra le donne: non tanto esternalizzare il lavoro domestico affidandolo a terzi, ma renderlo più rapido attraverso automazione e semilavorati.
Le famiglie con minori e anziani: carichi ancora elevati, divari di genere persistenti
Nelle famiglie con figli minori il carico settimanale di cura era superiore alle 50 ore nel 1993; oggi è sceso a circa 39 ore. Le donne, in questo contesto, dedicano in media 28 ore settimanali — 15 in meno rispetto agli anni Novanta — ma coprono ancora il 72% del fabbisogno familiare. Gli uomini hanno più che raddoppiato il loro impegno, arrivando a oltre 10 ore, ma la cura dell’infanzia rimane prevalentemente femminile, con i servizi privati a pagamento che coprono soltanto il 2% delle ore necessarie.
Nelle famiglie con anziani di 75 anni e più emergono dinamiche preoccupanti. Dopo una fase in cui i servizi di cura esterni (badanti, assistenza domiciliare) avevano raggiunto il 12% del fabbisogno orario tra il 2005 e il 2015, a partire dal 2020 si registra un’inversione: la loro quota è scesa all’9%, con il lavoro femminile in famiglia che torna ad aumentare. Un segnale chiaro dell’effetto congiunto della crisi economica e del ridimensionamento del welfare: quando i servizi si ritraggono, sono le donne a pagarne il costo.
Smart working: la pandemia come spartiacque
Fino al 2020 il lavoro retribuito svolto in casa riguardava circa il 2% degli occupati totali, concentrato soprattutto tra i lavoratori autonomi (fino all’8,6% nel 1993) e quasi assente tra i dipendenti. Il telelavoro dipendente non superava l’1,8% nel 2014. Con la pandemia tutto è cambiato: nel 2021 il 18,9% degli occupati ha lavorato almeno in parte da casa.
Con il ritorno alla normalità, il lavoro agile quotidiano si è stabilizzato al 3,3% nel 2023, ma la modalità mista — chi alterna casa e ufficio — ha coinvolto il 9,5% degli occupati, segnalando una trasformazione strutturale nelle abitudini lavorative. Nel 2023 le figure dirigenziali e i liberi professionisti sono le più rappresentate tra chi lavora da casa (7,9% in modo continuativo, 15,8% in modalità mista), mentre tra operai e apprendisti il fenomeno è quasi assente.
“Nel 2023 oltre il 14% degli occupati del Centro e del Nord-ovest ha svolto lavoro agile, contro poco più del 7% nel Mezzogiorno. Un divario che riflette e amplifica le diseguaglianze territoriali esistenti.”
Il genere incide sull’accesso al lavoro da casa: nel 2023 il 3,9% delle donne lavorava sempre da casa (contro il 2,8% degli uomini) e il 10,5% in modalità mista (contro l’8,9%). Per gli amministratori locali questo dato ha implicazioni dirette: la diffusione dello smart working cambia i flussi di mobilità urbana, la domanda di servizi di prossimità e le esigenze di spazi pubblici nelle aree residenziali.
Lavoro agile per categoria professionale e genere (anno 2023, %)
Categoria
Tutti i giorni
Modalità mista
Dirigenti / Liberi professionisti
7,9%
15,8%
Impiegati / Quadri
3,1%
~11%
Lavoratori autonomi
7,1%
10,6%
Dipendenti (totale)
2,2%
9,2%
Operai / Apprendisti
1,0%
0,6%
Donne
3,9%
10,5%
Uomini
2,8%
8,9%
Fonte: Istat, Indagine multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana
Infortuni domestici: oltre 2 milioni l’anno, donne e anziani i più esposti
La casa è percepita come luogo sicuro per eccellenza, eppure i dati Istat rivelano un’incidentalità domestica rilevante e sottovalutata. Nel 2023 oltre 589.000 persone hanno subito un infortunio domestico non letale nei tre mesi precedenti l’intervista, per una stima annua di oltre 2 milioni di incidenti — dieci volte i furti in abitazione nello stesso periodo.
Il profilo delle vittime è chiaro: nel 2023 il 61,3% degli infortuni ha coinvolto donne (361.000 casi contro 228.000 degli uomini), e quasi il 30% ha riguardato persone di 75 anni e più. In termini relativi: 11 donne su mille contro 7 uomini su mille, e oltre 21 ultrasettantacinquenni ogni mille. Le donne occupate — che cumulano lavoro retribuito e domestico — presentano un tasso di infortunio di 9,3 per mille, superiore a quello degli uomini occupati (6,3 per mille).
Il trend di lungo periodo mostra tuttavia un miglioramento: nel 1998 il tasso complessivo era di 14,7 per mille (20,2 tra le donne). La riduzione del rischio ha riguardato soprattutto le donne, in parallelo al calo del lavoro domestico pesante — dal 17,2% all’8% della popolazione femminile. Gli anziani, invece, restano esposti in misura quasi immutata rispetto a venticinque anni fa: circa 21-25 su mille nella fascia over 75.
Indicazioni per le politiche locali
I dati presentati offrono agli enti locali un quadro articolato su cui fondare scelte di policy. Alcune priorità emergono con chiarezza:
Potenziare i servizi di cura nel Mezzogiorno: il gap tra Nord e Sud nel ricorso a servizi domestici e di assistenza familiare a pagamento è sintomatico di un welfare carente. Investire in assistenza domiciliare pubblica, specie per anziani non autosufficienti, può alleggerire il carico sulle famiglie — e in particolare sulle donne.
Ripensare i servizi alla luce dello smart working: la crescita del lavoro agile richiede ai comuni di rivedere la distribuzione dei servizi di prossimità (asili nido, sportelli, mense), adattare le politiche di mobilità urbana e valorizzare spazi pubblici nelle aree residenziali.
Promuovere la prevenzione degli incidenti domestici: con oltre 2 milioni di infortuni stimati ogni anno, le campagne di sensibilizzazione rivolte ad anziani e alle famiglie che assistono persone fragili restano una priorità di salute pubblica, in linea con la legge 493/1999.
Contrastare l’asimmetria di genere nel lavoro di cura: politiche di conciliazione vita-lavoro, congedi parentali condivisi, servizi integrati per l’infanzia e campagne culturali rimangono strumenti fondamentali per avvicinare donne e uomini a una distribuzione più equa del lavoro familiare.
Fonte: Istat, «Trenta anni di vita quotidiana: tendenze e trasformazioni nella società italiana», Indagine multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana, anni 1993-2023.