L’Unione Europea compie un passo avanti fondamentale verso la sostenibilità idrica e la tutela della salute pubblica. Nel 2023, l’81% della popolazione UE è risultato collegato a sistemi di trattamento delle acque reflue dotati di almeno un livello di trattamento secondario. Si tratta di un traguardo che conferma una crescita strutturale costante: rispetto al 2013, quando la copertura si fermava al 77%, l’incremento è stato del 3%, stabilizzandosi sui livelli già positivi registrati nel 2022 (81%).
I dati, diffusi recentemente da Eurostat e basati sulle rilevazioni del Sistema statistico europeo (ESS) in 17 Paesi membri, non sono solo numeri, ma rappresentano il termometro dell’impegno europeo verso l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 6 (SDG 6): “acqua pulita e servizi igienico-sanitari”.
Il trattamento secondario è un processo cruciale che utilizza processi biologici per rimuovere la materia organica biodegradabile dalle acque reflue, garantendo che l’acqua restituita all’ambiente sia sicura. L’estensione di questa rete è un pilastro della strategia europea per garantire l’accesso universale a servizi igienico-sanitari efficienti e migliorare la qualità degli ecosistemi acquatici.
Acque sotterranee: scendono i nitrati
Accanto ai progressi nelle infrastrutture di depurazione, il Report evidenzia segnali incoraggianti anche sulla qualità delle acque sotterranee, una risorsa vitale minacciata dalle attività agricole e industriali.
Il livello di nitrati (NO3), indicatore principale della purezza delle falde, ha registrato un valore di 18 mg per litro nel 2023. Sebbene il miglioramento rispetto al 2013 (il valore era di 18,80 mg/L) sia lieve, il dato è rassicurante se confrontato con i limiti normativi. La Direttiva sui Nitrati fissa a 50 mg/L la soglia oltre la quale l’acqua è considerata non idonea al consumo umano: l’UE si posiziona al di sotto della zona di rischio. Nonostante i successi, la strada verso il 100% di copertura e l’efficienza idrica richiede ancora investimenti, il monitoraggio costante dell’ESS servirà a spronare i Paesi membri che presentano ancora lacune infrastrutturali, con l’obiettivo di trasformare la gestione dell’acqua in un modello di economia circolare a prova di futuro.
Fonte: Eurostat