La Commissione europea ha adottato il 10 marzo 2026 la prima Strategia sull’Equità Intergenerazionale, un documento programmatico che segna una svolta nell’approccio alle politiche pubbliche dell’Unione. L’obiettivo dichiarato è garantire che le decisioni assunte oggi non scarichino costi sproporzionati sulle generazioni future, introducendo strumenti concreti per tenere insieme bisogni presenti e prospettive di lungo periodo.
L’iniziativa si inserisce in un contesto di sfide strutturali che si intrecciano e si amplificano: il cambiamento demografico, i mutamenti del mercato del lavoro, la transizione digitale, l’impatto dei cambiamenti climatici e le tensioni geopolitiche. Tutti fattori che, se affrontati in un’ottica di breve termine, rischiano di compromettere le possibilità di chi verrà.
Il Contratto Intergenerazionale: tre pilastri per un patto tra generazioni
Cuore della Strategia è il concetto di «Contratto Intergenerazionale», una cornice valoriale e operativa costruita su tre assi fondamentali:
• Policymaking equo: introduzione del «youth check», uno strumento di valutazione preventiva dell’impatto delle politiche sui giovani e sulle generazioni future, affiancato da metodologie di foresight (prospettiva di lungo periodo) nelle pubbliche amministrazioni.
• Opportunità eque: misure per contrastare le discriminazioni legate all’età, garantendo accesso paritario a istruzione, lavoro e protezione sociale indipendentemente dalla generazione di appartenenza.
• Territori equi: il principio che la regione in cui si nasce non debba determinare le prospettive di vita di un individuo, con azioni specifiche per riequilibrare i divari territoriali all’interno dell’UE.
Gli strumenti: dall’Indice di Equità alla voce dei territori
La Strategia non si limita a enunciare principi, ma delinea un set di strumenti operativi di rilievo anche per gli enti locali:
Intergenerational Fairness Index
Un indice composito per misurare lo stato dell’equità intergenerazionale nei Paesi e nelle regioni dell’UE. Servirà a orientare le decisioni di policy e a monitorare i progressi nel tempo, offrendo ai Comuni e alle Regioni una base comparativa per valutare le proprie performance.
Pacchetto multilingue per la pianificazione orientata al futuro
Strumenti di supporto alla «future literacy» — la capacità di ragionare in ottica prospettica — rivolti alle pubbliche amministrazioni degli Stati membri. Un’opportunità formativa di rilievo per i funzionari e i dirigenti degli enti locali.
Forum sulla demografia
Uno spazio di confronto strutturato sui trend demografici europei, con particolare attenzione alle implicazioni per i servizi locali, la pianificazione urbana e le politiche di welfare.
Voices of the Future
Un’iniziativa lanciata in partnership con il Comitato delle Regioni che invita gli enti locali e regionali a partecipare attivamente alla definizione del futuro dei propri territori. Un canale diretto di coinvolgimento per i Comuni che intendono posizionarsi come laboratori di governance intergenerazionale.
Il contesto internazionale e il ruolo dell’ONU
La Strategia si colloca in continuità con il Patto per il Futuro adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2024 e con la Dichiarazione sulle Generazioni Future, documenti che sanciscono a livello globale l’importanza di un approccio multilaterale alla governance di lungo periodo.
L’UE e i suoi Stati membri si sono impegnati a contribuire al processo ONU sulle Generazioni Future attraverso un Progress Report previsto per l’inizio del 2028, anno in cui si farà un primo bilancio dell’attuazione della Strategia.
“Il futuro chiama, e la Commissione ha risposto. È una scelta strategica. Un impegno chiaro per incorporare equità, sostenibilità, resilienza e lungimiranza in tutte le politiche. Questo è solo l’inizio.”
— Glenn Micallef, Commissario per l’Equità Intergenerazionale, Gioventù, Cultura e Sport
Cosa significa per i Comuni italiani
La Strategia europea sull’Equità Intergenerazionale non è un documento astratto: i suoi strumenti e obiettivi hanno ricadute dirette sulle politiche locali, dalla pianificazione urbana alle politiche abitative, dai servizi educativi alla cura degli anziani. I Comuni italiani sono chiamati, anche attraverso ANCI, a intercettare le opportunità che deriveranno dai nuovi fondi e strumenti europei collegati a questa Strategia.
In particolare, l’iniziativa Voices of the Future — promossa in partnership con il Comitato delle Regioni — rappresenta un’occasione concreta per gli enti locali di far sentire la propria voce nella costruzione delle politiche europee, portando al tavolo continentale le specificità e le fragilità dei propri territori: le aree interne, i piccoli Comuni, le zone soggette a spopolamento.
Il principio dei «territori equi», infine, risuona con forza nelle agende di molti Comuni italiani che da anni chiedono politiche di riequilibrio strutturale tra aree metropolitane e periferie. La Strategia europea potrebbe offrire nuovi argomenti e nuovi strumenti a questa battaglia.