Al termine del 2025, le stazioni appaltanti e le centrali di committenza qualificate in Italia sono 3.680, secondo l’ultimo Report trimestrale dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Il dato, che fotografa lo stato dell’arte dopo il primo semestre del secondo biennio di qualificazione previsto dal nuovo sistema, mostra una distribuzione differenziata: il 17,3% degli enti è qualificato per i “Lavori”, il 22,3% per “Servizi e forniture” e il 60,4% per entrambi i settori.
In termini assoluti, per i lavori risultano qualificate 2.858 amministrazioni (635 solo per lavori, 2.223 per entrambi i settori), mentre per servizi e forniture sono 3.045 (822 solo per servizi e forniture, più le 2.223 comuni ai due settori). Le istanze presentate nel corso dell’anno confermano una maggiore attenzione verso il settore dei servizi: 4.097 domande per i lavori e 4.419 per servizi e forniture.
Il report mette in evidenza anche la percentuale di esiti “non qualificata”, che si mantiene sostanzialmente stabile rispetto al 2023: circa il 9% per i lavori e il 12% per servizi e forniture. Per quanto riguarda i livelli di qualificazione, il livello massimo è stato raggiunto dal 62,2% delle amministrazioni per i lavori e dal 60% per i servizi e forniture. Tra le centrali di committenza, queste percentuali salgono rispettivamente all’83,5% e al 77,8%.
Un dato rilevante riguarda l’utilizzo della clausola di salvaguardia annuale, che ha consentito a molte amministrazioni di mantenere temporaneamente il livello di qualificazione ottenuto nel biennio precedente. Nel settore lavori, 568 enti (21,5%) hanno usufruito della misura; nei servizi e forniture, il numero sale a 971 (quasi il 33,3%). Tuttavia, a partire da giugno 2026, le qualificazioni temporanee inizieranno a scadere, obbligando le amministrazioni a presentare nuove domande e a verificare il proprio punteggio.
L’analisi territoriale e dimensionale evidenzia ulteriori differenze: nei Comuni con più di 15mila abitanti quasi l’80% delle istanze raggiunge il livello più alto, con solo l’1% non qualificato. Nei Comuni più piccoli, invece, il 9% delle istanze non ottiene la qualificazione e la distribuzione tra livelli intermedio e massimo appare più equilibrata.
L’inchiesta del Report Anac suggerisce quindi un quadro in evoluzione: la qualificazione cresce, ma emergono criticità legate alla dimensione degli enti, alle differenze tra settori e alla gestione della clausola di salvaguardia, che nei prossimi mesi costringerà molte amministrazioni a confrontarsi con nuovi requisiti e possibili aggiornamenti dei punteggi.
l Report Qualificazione stazioni appaltanti e centrali di committenza
Qualificazione stazioni appaltanti e centrali di committenza – dati al 31.12.2025.pdf0.63MB