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Nuove tutele per il made in Italy: via libera alle IGP per prodotti artigianali e industriali

Il decreto legislativo n. 51/2026 adegua l’Italia al regolamento UE, introducendo regole, controlli e sanzioni per proteggere le indicazioni geografiche anche oltre l’agroalimentare
giornale dei comuni

L’Italia rafforza la tutela delle indicazioni geografiche estendendola anche ai prodotti artigianali e industriali. Con il decreto legislativo 2 aprile 2026, n. 51, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Governo adegua la normativa nazionale al regolamento europeo 2023/2411, introducendo un sistema organico per la registrazione, la protezione e il controllo delle nuove IGP.

Il provvedimento individua nel Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’autorità competente per la gestione delle procedure, dalla fase nazionale fino al raccordo con l’Unione europea. Le domande di registrazione dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica e corredate da disciplinare di produzione, documento unico e documentazione tecnica.

Viene definito un iter articolato: verifica preliminare, coinvolgimento delle Regioni, pubblicazione e possibilità di opposizione entro due mesi. In caso di esito positivo, la domanda viene trasmessa all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) per la registrazione definitiva. È inoltre prevista una protezione nazionale temporanea già durante l’iter europeo.

Ampio spazio è dedicato ai controlli e alla vigilanza: il Ministero, tramite la Direzione generale per la proprietà industriale, assume un ruolo centrale anche nel monitoraggio del mercato, con il supporto della Guardia di finanza. I produttori restano responsabili della conformità al disciplinare.

Il decreto introduce anche un sistema sanzionatorio rafforzato. Le violazioni, come l’uso improprio delle indicazioni geografiche o pratiche ingannevoli verso i consumatori, possono comportare sanzioni amministrative fino a 24mila euro, oltre a possibili conseguenze penali nei casi più gravi.

Infine, sono previste norme per la modifica dei disciplinari, la cancellazione delle registrazioni e il riconoscimento di nomi già tutelati. L’obiettivo è valorizzare e difendere il patrimonio produttivo nazionale, offrendo nuove opportunità di riconoscimento e tutela anche ai settori non agroalimentari.

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