Il lavoro domestico in Italia vale 13,4 miliardi di euro e coinvolge oltre 3,3 milioni di persone, ma resta uno dei settori più vulnerabili del mercato del lavoro nazionale. È questa la fotografia scattata dal Settimo Rapporto annuale sul lavoro domestico, curato dall’Osservatorio DOMINA e presentato alla Sala Nassirya del Senato.
Un settore in contrazione ma strategico per il Paese
I numeri del 2024 evidenziano una tendenza al ribasso: 902mila famiglie datrici di lavoro (16mila in meno rispetto al 2023, -1,7%) e 817mila lavoratori regolari censiti dall’INPS (-2,7%). Il calo più marcato riguarda gli uomini stranieri (-9,1%), mentre gli italiani registrano un lieve incremento.
Nonostante la contrazione, il comparto genera un valore aggiunto di 17,1 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL nazionale. Le famiglie che ricorrono a colf e badanti sono concentrate principalmente in Lombardia (170mila) e Lazio (152mila), con una componente femminile che rappresenta il 58% dei datori di lavoro.
L’invecchiamento di chi assume e di chi lavora
Il rapporto evidenzia un progressivo invecchiamento sia dal lato datoriale che da quello dei lavoratori. Il 37,9% delle famiglie che assumono personale domestico ha almeno 80 anni, in crescita rispetto al 35,9% del 2019. Solo il 28,5% ha meno di 60 anni.
Anche i lavoratori sono sempre più anziani: oltre un terzo (35,7%) si colloca nella fascia 50-59 anni e più del 60% ha superato i 50 anni. Il settore continua a essere caratterizzato da una forte presenza femminile (quasi il 90%) e da una maggioranza di lavoratori stranieri (circa il 70%), anche se la componente italiana è in costante crescita e nel 2024 supera un terzo della forza lavoro complessiva.
Badanti superano le colf: un cambio epocale
Un dato significativo emerge dall’analisi della serie storica: nel 2024 le badanti sorpassano per la prima volta le colf, rappresentando il 50,5% dei lavoratori domestici censiti dall’INPS contro il 42,7% del 2015. Un sorpasso che rispecchia l’invecchiamento della popolazione italiana e la crescente necessità di assistenza domiciliare per anziani non autosufficienti.
Il nodo dell’irregolarità: quasi la metà del settore è sommerso
La criticità più grave del comparto resta l’elevato tasso di irregolarità, che raggiunge il 48,8%. Considerando anche la componente sommersa, il numero complessivo delle persone coinvolte supera i 3,3 milioni, rendendo il lavoro domestico uno dei settori con la maggiore incidenza di lavoro nero in Italia.
Dal punto di vista retributivo, il 24,3% dei lavoratori guadagna meno di 3mila euro all’anno, una quota superiore a quella di chi supera i 12mila euro annui (23,1%), evidenziando una forte concentrazione nelle fasce medio-basse di reddito.
Il beneficio per lo Stato e il potenziale nascosto
Il ricorso al lavoro domestico genera benefici significativi per lo Stato. Nel 2024 ha consentito un risparmio stimato di oltre 6 miliardi di euro, pari allo 0,3% del PIL, evitando l’onere di un’assistenza istituzionalizzata per più di 800mila anziani non autosufficienti.
Sul piano fiscale, i lavoratori regolari garantiscono entrate per oltre 1,3 miliardi di euro tra contributi e imposte. Ma se emergesse la quota irregolare, il gettito potrebbe quasi raddoppiare, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. Un potenziale enorme che evidenzia come la lotta al sommerso rappresenti non solo una questione di equità sociale, ma anche un’opportunità concreta di rafforzamento dei conti pubblici.
Le proposte di DOMINA per far emergere il sommerso
“L’elevato livello di irregolarità continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo di un mercato del lavoro domestico equo, trasparente e sostenibile”, dichiara Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA. “Troppe famiglie, spinte dalla necessità di contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro sommerso, esponendosi a rischi legali ed economici e privando i lavoratori di tutele fondamentali”.
Per invertire questa tendenza, DOMINA propone un pacchetto di misure strutturali:
- Cash back sui contributi INPS: un meccanismo di rimborso graduale riconosciuto ai datori di lavoro che assumono e mantengono colf, badanti e baby-sitter in modo regolare
- Trasferimento parziale di NASpI: una mensilità dell’indennità di disoccupazione come incentivo all’assunzione stabile, legato alla permanenza del lavoratore presso lo stesso datore
- Detrazione fiscale del 10%: sui costi sostenuti per il lavoro domestico regolare
“Attraverso interventi concreti e mirati, pensati per contrastare il lavoro sommerso, tutelare famiglie e lavoratori e rafforzare la legalità, è possibile trasformare la regolarità da obbligo formale a scelta realmente conveniente per tutti”, conclude Gasparrini.