Non più solo confini amministrativi, ma spazi definiti dalle abitudini di vita: dove si abita, si studia e, soprattutto, dove ci si sposta per lavoro. L’ultimo Report dell’Istat sulle geografie funzionali, aggiornato al 2021 in coerenza con i regolamenti europei, scatta una fotografia dinamica dell’Italia, rivelando un Paese sempre polarizzato attorno ai grandi centri urbani e alle loro zone di influenza.
La mappa dell’urbanizzazione
L’analisi, basata sulla geografia comunale al 1° gennaio 2025, suddivide l’Italia in 3 grandi classi di urbanizzazione. Il dato rilevante riguarda le zone densamente popolate: sebbene comprendano 298 Comuni (il 4% del totale), ospitano 1/3 degli italiani (37%). All’estremo opposto le zone rurali che rappresentano il 65% dei Comuni, ma dove risiede solo il 18% della popolazione.
A livello regionale, la Campania (61%) e il Lazio (55%) guidano la classifica della densità abitativa, mentre territori montani come Basilicata e Molise vedono la metà dei residenti vivere in zone scarsamente popolate.
Il boom delle “città estese” e il pendolarismo
Uno dei fenomeni più interessanti evidenziati dal Report è l’evoluzione del concetto di città. Le “Città” in senso stretto (secondo i criteri UE) sono passate da 87 a 89 in 10 anni, con i nuovi ingressi di Guidonia Montecelio, Tivoli e Vigevano.
Ma è il concetto di “Città estesa” a mostrare la trasformazione più profonda: sono salite da 2 a 11. Oltre alle storiche conurbazioni di Milano (96 Comuni coinvolti) e Napoli (78), si sono aggiunte realtà come Catania, Bergamo e Caserta, aree che delineano un’Italia policentrica, dove i flussi di pendolarismo creano legami strettissimi tra centri diversi, come accade tra Roma e Tivoli o tra Palermo e Bagheria.
Le FUA: i polmoni economici del paese
Le Aree Urbane Funzionali (FUA), che comprendono le città e le loro corone di pendolarismo, sono 83 e ospitano il 60% della popolazione. Sebbene il Paese soffra di un calo demografico generale (-0,8% tra il 2011 e il 2024), le FUA mostrano una sorprendente resilienza, crescendo dell’1,1%. Tuttavia, il dinamismo non è omogeneo:
- Nord ed Est: zone come Trento e Bolzano crescono del 5%.
- Sud e Isole: l’80% delle FUA nel Mezzogiorno è in contrazione demografica, con l’eccezione positiva di Pescara e Ragusa.
Il mare si conferma un fattore di attrazione e tenuta. Nei 1.168 Comuni costieri risiede 1/3 della popolazione, e il calo demografico è minore delle aree interne. In regioni come Lazio, Emilia-Romagna e Abruzzo, la popolazione delle zone costiere è aumentata; al contrario, l’entroterra di Calabria, Molise e Basilicata continua a soffrire la penalizzazione dell’accesso ai servizi essenziali, registrando le perdite di residenti più marcate.
Fonte: ISTAT