L’intelligenza artificiale è uscita dai laboratori ed è entrata prepotentemente nella vita quotidiana degli italiani. Non più una tecnologia riservata agli esperti o nascosta nei dispositivi, ma uno strumento accessibile a tutti, utilizzabile su computer e smartphone per attività private e professionali. Il 2025 ha segnato la svolta definitiva, tanto che la rivista Time ha dedicato all’IA e ai suoi “architetti” la copertina di Persona dell’anno, riconoscendone l’impatto profondo sulla società.
Ma come vivono gli italiani questo cambiamento epocale? Una nuova indagine condotta su 2.000 cittadini a settembre 2025 fotografa una relazione in evoluzione, fatta di entusiasmi crescenti ma anche di difficoltà, diffidenze e soprattutto di un preoccupante divario di competenze.
L’IA è ovunque: la percezione cresce in tutti gli ambiti
L’intelligenza artificiale viene percepita sempre più presente in ogni aspetto della vita quotidiana. In testa c’è il mondo dell’informazione e dei media, dove tre persone su quattro (75%) ne riconoscono la presenza significativa, con un aumento del 6% rispetto al 2024. Un dato che non sorprende, considerata la diffusione di strumenti come ChatGPT, Gemini e AI Overview, utilizzati proprio per la ricerca di informazioni e la creazione di contenuti.
Ma la presenza dell’IA si fa sentire forte anche negli acquisti online, nella cultura e nell’intrattenimento, nella formazione e nell’istruzione. Quest’ultimo ambito, insieme a salute, benessere, sport e comunicazione, ha registrato il balzo più significativo nella percezione: +7% rispetto all’anno precedente.
Il nodo delle competenze: l’Italia resta indietro
Nonostante la crescente consapevolezza, emerge un problema strutturale: solo il 33% degli italiani si sente qualificato nell’uso dell’IA, contro una media europea del 40%. Un dato ancora basso, sebbene in lieve crescita (+5%) rispetto al 2024.
Il divario più preoccupante è quello generazionale: appena il 19% degli over 60 non professionalmente attivi si sente preparato, contro il 56% dei giovani tra 18 e 26 anni. Una frattura che rischia di trasformarsi in esclusione sociale ed economica per un’ampia fetta della popolazione.
Boom dell’IA generativa, ma cala la soddisfazione
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa – quella che crea testi, immagini, video e audio su richiesta – è letteralmente esploso: il 48% degli italiani la usa, con un incremento del 20% in un solo anno. Il 14% la utilizza spesso o quotidianamente.
Paradossalmente, però, mentre cresce l’uso diminuisce la soddisfazione: solo il 55% si dice contento dei risultati, il 3% in meno rispetto al 2024. Probabilmente perché, superata la fase dell’entusiasmo iniziale, ci si è resi conto che l’IA non è infallibile. Le sue “allucinazioni” – risposte sbagliate o imprecise – e la tendenza a dare risposte accondiscendenti piuttosto che accurate hanno smorzato l’ottimismo.
Impatti sulla vita quotidiana: più dubbi che certezze
Alla domanda sull’impatto dell’IA sulla vita quotidiana, la maggioranza degli italiani (53%) risponde “nessuno”. Solo il 34% vede benefici concreti come il risparmio di tempo, un dato inferiore del 6% rispetto alla media degli altri Paesi europei dell’indagine.
Sul fronte lavorativo, il 68% non percepisce alcun impatto, anche se le aziende italiane stanno accelerando: nel 2025 l’adozione dell’IA nelle imprese è raddoppiata, passando al 16% secondo i dati Istat.
L’ambito che polarizza di più è quello dell’informazione: il 43% ritiene che l’IA abbia un effetto positivo sulla qualità delle notizie, ma un significativo 26% la considera dannosa, temendo disinformazione e deepfake.
Tra speranze e timori: prevale la preoccupazione
L’indagine rivela un rapporto profondamente ambivalente con l’intelligenza artificiale. Da un lato le speranze: il 46% apprezza le possibilità di personalizzazione, il 35% crede che possa contribuire alla sostenibilità ambientale. Dall’altro, i timori sono consistenti:
- Il 66% è preoccupato per la manipolazione dell’opinione pubblica e la disinformazione
- Il 58% teme per la privacy e la sicurezza dei propri dati
- Il 45% crede che l’IA eliminerà più posti di lavoro di quanti ne creerà
- Il 27% paventa discriminazioni basate su decisioni algoritmiche
La fiducia nell’uso responsabile dell’IA da parte delle aziende e nei controlli delle autorità pubbliche è limitata: solo poco più di un terzo degli italiani si dice fiducioso.
La sfida della formazione
In un panorama così complesso e in rapida evoluzione, l’indagine sottolinea l’urgenza di investire in formazione e alfabetizzazione digitale. L’AI Act europeo e le recenti normative italiane rappresentano passi importanti, ma la velocità dell’innovazione tecnologica supera quella della regolamentazione.
Senza competenze diffuse, il rischio è duplice: chi resta indietro viene escluso da opportunità lavorative e sociali, mentre chi usa l’IA senza spirito critico diventa vulnerabile a manipolazioni e inganni. Servono politiche educative capaci di colmare il divario generazionale e culturale, affinché l’intelligenza artificiale diventi davvero un’opportunità per tutti e non un nuovo fattore di disuguaglianza.
Il 2025 ha certificato l’arrivo dell’IA nella società. Ora spetta a cittadini, istituzioni e aziende decidere se questa rivoluzione tecnologica sarà ricordata per i suoi benefici o per i suoi rischi.
L’indagine è stata condotta a settembre 2025 tramite questionario online su un campione rappresentativo di 2.000 italiani tra 18 e 74 anni, nell’ambito del progetto CEP promosso da Euroconsumers e Google in dieci Paesi europei.