Il Decreto Commissari è ufficialmente legge. La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione del provvedimento sulle “disposizioni urgenti in materia di Commissari straordinari e concessioni”, chiudendo l’iter parlamentare con 160 voti favorevoli, 110 contrari e 7 astensioni. Il testo, già approvato dal Senato, era stato blindato dal governo con il voto di fiducia e doveva essere convertito entro l’11 maggio.
Il decreto rappresenta uno dei principali interventi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per accelerare la realizzazione delle opere strategiche nazionali. Il cuore della riforma è il rafforzamento del modello commissariale: gli amministratori delegati di Anas e RFI assumono infatti il ruolo di commissari straordinari per le principali infrastrutture stradali e ferroviarie, con competenze ampliate per coordinare autorizzazioni, superare i rallentamenti burocratici e garantire tempi più rapidi nella realizzazione dei cantieri.
Il provvedimento introduce inoltre una governance più centralizzata degli interventi infrastrutturali. Gli stessi vertici di Anas e RFI subentreranno ai commissari già nominati per diverse opere, con l’obiettivo di uniformare la gestione dei progetti e ridurre i passaggi amministrativi che spesso rallentano l’avanzamento dei lavori.
Tra le opere considerate prioritarie figurano il Ponte sullo Stretto di Messina, il sistema MOSE di Venezia e la nuova diga foranea di Genova, interventi ritenuti strategici per la competitività del Paese e per il rafforzamento delle reti di trasporto e logistica. Secondo il Mit, il decreto punta anche a migliorare manutenzione e sicurezza della rete viaria e ferroviaria, trasformando gli investimenti infrastrutturali in uno strumento di crescita economica e sviluppo territoriale.
Nel dibattito parlamentare uno dei nodi centrali ha riguardato il Ponte sullo Stretto. Secondo le fonti parlamentari, il testo interviene anche per adeguarsi ai rilievi della Corte dei conti sulla procedura di approvazione del progetto definitivo e sugli atti aggiuntivi della convenzione di concessione. Il decreto, passato da 11 a 15 articoli durante l’esame al Senato, consolida quindi il quadro normativo necessario per portare avanti le grandi opere considerate prioritarie dal governo.