Non più solo ambulatori e ricette, ma una rete capillare di sguardi e relazioni capace di arrivare laddove il bisogno è ancora silenzioso. Il Comune di Bologna si aggiudica una menzione speciale per originalità e innovazione all’Oscar della Salute 2026, il riconoscimento nazionale promosso dalla Rete Italiana Città Sane – OMS.
Il premio, giunto alla 19°edizione, ha acceso i riflettori sul progetto bolognese “Agenti comunitari di salute”, distinguendolo tra le migliori pratiche dei Comuni per la capacità di superare il concetto tradizionale di assistenza.
Il cuore della proposta bolognese risiede nel passaggio da un welfare “prestazionale” a uno “relazionale”. L’obiettivo è creare antenne territoriali di prossimità: figure capaci di intercettare precocemente solitudini, fragilità e disuguaglianze prima che sfocino in emergenze croniche. “È un modello che mette al centro l’ascolto quotidiano e la costruzione di fiducia”, spiegano i promotori. Un approccio che integra i servizi sanitari e sociali con il tessuto stesso della comunità.
Risorse per l’inclusione
L’iniziativa non è un intervento isolato, ma il pilastro di una strategia più ampia. Il progetto dispone di un budget di 1,4 milioni, ma si inserisce in un’ operazione di importanza strategica dal valore complessivo di 20 milioni di euro (finanziati tramite la priorità 4 del Programma PN Metro Plus).
I fondi sono destinati a produrre un impatto strutturale sul territorio, promuovendo l’inclusione sociale e occupazionale dei gruppi più svantaggiati e migliorando la coesione urbana.
Sperimentato da gennaio 2026 nel quartiere Savena, scelto per l’alta densità di anziani soli, il progetto ha dimostrato in pochi mesi la sua efficacia e si appresta a fare il grande salto. Dal prossimo autunno, il modello sarà esteso a tutto il territorio cittadino. Cosa prevede il piano d’azione:
- micro-équipe di agenti di salute: infermieri di comunità e operatori sociali fianco a fianco
- benessere mentale: interventi per l’adolescenza e servizi di counseling psicologico
- sostegno alle fragilità: supporto domiciliare per anziani, persone con disabilità e caregiver
- rete di quartiere: coinvolgimento attivo del terzo settore, delle parrocchie e degli esercizi di vicinato (i negozi “sotto casa”).
La menzione dell’Oscar della Salute riconosce a Bologna la capacità di trasformare la teoria della “città dei 15 minuti” in una pratica di cura. Grazie alla collaborazione tra il Dipartimento Welfare, la Fondazione IU Rusconi Ghigi e l’Azienda USL di Bologna, la città propone un modello di salute pubblica umano e preventivo, offrendo un esempio virtuoso di come le risorse europee possano essere tradotte in benessere collettivo e innovazione sociale.
Fonte: comune di Bologna