La legge 17 marzo 2026 n. 40 introduce un ampio intervento di riforma del codice dei beni culturali con l’obiettivo di rafforzarne la valorizzazione e ampliare il coinvolgimento dei cittadini e dei soggetti privati. Il provvedimento, in vigore dal 14 aprile, si muove nel solco dei principi costituzionali e della Convenzione di Faro, puntando su sussidiarietà, accessibilità e sviluppo culturale diffuso.
Tra le principali novità figura l’istituzione di un’Anagrafe digitale nazionale dei beni culturali pubblici, che raccoglierà dati su gestione, qualità dei servizi, stato di conservazione e utilizzo degli immobili, compresi quelli inutilizzati. Lo strumento servirà a monitorare il sistema e a favorire forme di gestione più efficienti e partecipate.
Accanto all’Anagrafe nasce anche un Albo digitale della sussidiarietà, destinato ai soggetti privati interessati a collaborare nella gestione dei beni culturali. L’obiettivo è garantire maggiore trasparenza, concorrenza e qualità nelle procedure di affidamento, aprendo a modelli di partenariato pubblico-privato.
La legge prevede inoltre la definizione di una strategia nazionale di valorizzazione denominata “Italia in scena”, che sarà elaborata entro due anni. Il piano punterà soprattutto a migliorare la fruizione dei beni culturali, con particolare attenzione alle aree interne e ai piccoli borghi, anche attraverso eventi, spettacoli e iniziative di promozione.
Importanti anche le misure di semplificazione normativa: vengono introdotti tempi certi per le autorizzazioni ai prestiti d’arte, nuove regole per la circolazione delle opere e interventi per rendere più competitivo il mercato artistico. Tra questi, l’innalzamento delle soglie di valore per alcune procedure e una maggiore chiarezza sulle condizioni di esportazione.
Infine, viene prevista la possibilità di far circolare temporaneamente opere dei musei statali non esposte, su richiesta dei comuni, per iniziative culturali legate al territorio, a condizione che siano garantiti adeguati standard di sicurezza e conservazione.
Nel complesso, la riforma mira a rendere il sistema culturale più dinamico, aperto e integrato con le realtà locali, valorizzando il patrimonio come leva di sviluppo economico e coesione sociale.
Il Provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale