Beni confiscati alle mafie: dalla criminalità alla comunità
Enti locali 5 Maggio 2026Il ruolo strategico dei Comuni nella gestione e nel riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata

| oltre 10 mld € Valore patrimoni confiscati (DIA) | 36.000+ Immobili confiscati in Italia | art. 48 Codice Antimafia – destinazione ai Comuni |
Oltre dieci miliardi di euro di patrimoni immobiliari, terreni, ville e complessi aziendali sottratti alle organizzazioni criminali: questo è il valore ─ stimato dalla Direzione Investigativa Antimafia ─ dei beni confiscati nel nostro Paese. Una ricchezza che, per legge, deve tornare alla collettività. E sono i Comuni il primo e più diretto interlocutore di questo processo di restituzione, con responsabilità gestionali, opportunità di rigenerazione urbana e una sfida quotidiana fatta di burocrazia, risorse scarse e aspettative molto alte.
Il quadro normativo: il Codice Antimafia e i poteri dei Comuni
Il riferimento legislativo fondamentale è il Decreto Legislativo n. 159 del 2011, meglio noto come Codice delle Leggi Antimafia e delle Misure di Prevenzione. L’articolo 48 disciplina la destinazione dei beni confiscati in via definitiva: gli immobili vengono trasferiti al patrimonio dello Stato e quindi assegnati — a titolo gratuito — agli enti territoriali, che li utilizzano per finalità istituzionali, sociali o di pubblica utilità.
Il procedimento si articola attraverso l’ANBSC — Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata —, istituita nel 2010, che gestisce i beni dalla fase del sequestro fino all’assegnazione definitiva. I Comuni possono manifestare interesse all’acquisizione attraverso la piattaforma OpenRe.G.I.O, portale pubblico che mette in relazione gli enti locali con i beni disponibili sul territorio.
«I Comuni sono il primo presidio della legalità: è nei territori che si misura la sicurezza delle comunità e la capacità di restituire valore pubblico ai beni confiscati.» — Commissione ANCI Legalità, Gestione beni confiscati e Giustizia (aprile 2026)
La governance: ANBSC, Comuni e terzo settore
Il percorso di un bene confiscato si articola in tre fasi principali: sequestro preventivo (su disposizione del giudice), amministrazione giudiziaria (affidata all’ANBSC) e destinazione definitiva. In quest’ultima fase l’ente locale riceve formalmente il bene e deve definirne la destinazione d’uso entro i termini previsti dalla normativa.
Nel febbraio 2026, ANCI ha istituito e attivato la Commissione nazionale “Legalità, Gestione beni confiscati e Giustizia”, segnale tangibile del crescente interesse dell’associazione municipale sul tema. La Commissione ha avviato i lavori affrontando tre assi prioritari: le procedure per l’assegnazione dei beni, la tutela degli amministratori locali vittime di intimidazioni e il rafforzamento dei garanti comunali.
Il modello gestionale più diffuso prevede che il Comune assegni il bene in concessione gratuita a enti del Terzo settore (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato), i quali si fanno carico della ristrutturazione e gestione operativa. Questo schema permette all’ente locale di valorizzare il patrimonio senza gravare sul proprio bilancio corrente, garantendo al tempo stesso una gestione radicata nel tessuto comunitario.
Destinazioni d’uso più frequenti degli immobili confiscati ai Comuni
| Tipologia di utilizzo | Finalità prevalente | Soggetto gestore tipico |
| Centri sociali e aggregativi | Coesione sociale, youth work | Associazioni / Coop. sociali |
| Edilizia residenziale pubblica | Emergenza abitativa | Comune / ATER / IACP |
| Uffici e sedi istituzionali | Funzioni amministrative | Comune / Forze dell’ordine |
| Strutture educative/sportive | Scuole, palestre, ludoteche | Istituti scolastici / ASD |
| Aree verdi e parchi | Rigenerazione urbana / legalità | Comune / associazioni |
| Centri antiviolenza / accoglienza | Protezione vulnerabili | Enti del Terzo settore |
I numeri del fenomeno: un patrimonio distribuito sul territorio
Le statistiche nazionali segnalano una distribuzione geografica dei beni confiscati che riflette, ma non si limita, alle aree di storico radicamento mafioso. Se Campania, Sicilia, Calabria e Puglia restano le regioni con la maggiore concentrazione, il fenomeno si è esteso con forza anche al Nord.
In Lombardia, a gennaio 2025, risultavano 2.616 beni confiscati, distribuiti in oltre 400 Comuni: 1.236 ancora in gestione ANBSC e 1.380 già destinati a enti territoriali. Nel periodo 2019-2024, la Regione ha finanziato 124 interventi per un totale di 7,7 milioni di euro a supporto dei Comuni assegnatari.
Tra i casi emblematici sul piano quantitativo, si segnala la recente assegnazione al Comune di Marano di Napoli di 85 immobili destinati principalmente ad alloggi di edilizia residenziale e verde pubblico, mentre al Comune di Palermo sono stati destinati 16 immobili per la gestione dell’emergenza abitativa.
Le risorse disponibili: bandi regionali, fondi europei e PNRR
Negli ultimi anni si è consolidato un quadro di finanziamenti multi-livello che i Comuni assegnatari possono attivare per ristrutturare e mettere in funzione i beni confiscati. Il panorama vede in prima linea le Regioni, che hanno sviluppato proprie leggi e bandi dedicati.
Puglia: con il bando “Puglia Beni Comuni” (aprile 2025) la Regione ha stanziato 11 milioni di euro a valere sul PR FESR-FSE+ 2021-2027, per progetti di riqualificazione rivolti ai Comuni assegnatari di beni inutilizzati. I contributi variano da 250.000 a 1 milione di euro per progetto.
Piemonte: il bando 2025-2026 mette a disposizione circa 1,2 milioni di euro, con copertura fino al 70% delle spese (90% per Comuni sotto i 5.000 abitanti). Ammissibili sia le spese di investimento sia quelle correnti per la gestione sociale.
Fondazione Con il Sud: attiva nel triennio 2025-2027 per Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, con 2 milioni di euro per la seconda annualità (contributo massimo 400.000 euro per progetto) rivolti agli enti di Terzo settore in rete che valorizzano beni non ancora finanziati.
Sul fronte della coesione nazionale, il CIPESS ha approvato una Strategia Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Confiscati attraverso le Politiche di Coesione, che guida la programmazione degli interventi nel ciclo 2021-2027 in sinergia con ANBSC e Regioni.
Principali strumenti di finanziamento attivi (2025-2026)
| Strumento | Dotazione | Beneficiari | Copertura |
| PR Puglia FESR-FSE+ – Puglia Beni Comuni | 11 milioni € | Comuni pugliesi | fino a 1 mln €/progetto |
| Bando Regione Piemonte 2025-2026 | 1,2 milioni € | Comuni piemontesi | 70–90% spesa |
| Fondazione Con il Sud – 2° annualità | 2 milioni € | ETS meridionali | max 400.000 € |
| Strategia Naz. Politiche di Coesione | plurifondo | Comuni e Regioni | su progettazione |
Le criticità: perché molti beni restano inutilizzati
Nonostante il valore simbolico e materiale del patrimonio confiscato, una quota rilevante degli immobili assegnati ai Comuni resta inutilizzata o sottoutilizzata. Le ragioni sono molteplici e ben documentate nei tavoli istituzionali:
- Oneri di ristrutturazione elevati, spesso non coperti dai trasferimenti statali ordinari, in immobili che versano in stato di abbandono o che presentano problematiche strutturali significative;
- Complessità burocratiche nella fase di assegnazione: procedure lunghe, adempimenti documentali onerosi, interlocuzioni multiple tra ANBSC, tribunali e uffici comunali;
- Carenza di competenze tecniche e progettuali negli uffici dei Comuni di piccole dimensioni, che faticano a redigere progetti esecutivi e a partecipare ai bandi di finanziamento;
- Presenza di gravami e ipoteche su beni confiscati che rallentano il trasferimento di proprietà e complicano il reperimento di risorse private;
- Rischi di pressioni intimidatorie sugli amministratori locali, tema al centro della Commissione ANCI, che ha segnalato la necessità di rafforzare il fondo dedicato (recentemente portato a 6 milioni di euro).
“Dal bene confiscato al bene comune: ogni immobile recuperato è un presidio di Stato, uno spazio di opportunità, un atto di giustizia territoriale.“
Buone pratiche: quando la restituzione funziona
Nonostante le difficoltà, il panorama nazionale offre esempi virtuosi di come la gestione partecipata di beni confiscati possa generare valore sociale duraturo. In Lombardia, alcuni immobili confiscati sono diventati housing sociale per donne vittime di violenza, centri di accoglienza per persone con disabilità, “case delle associazioni” e persino fattorie didattiche per l’educazione alla legalità.
Il Comune di Napoli ha avviato la redazione di un regolamento specifico per semplificare le procedure interne di gestione dei beni confiscati, riconoscendo che la Campania è ormai una delle regioni più attive nella messa a reddito sociale di questo patrimonio.
Il denominatore comune delle esperienze di successo è la co-progettazione: i Comuni che riescono a coinvolgere fin dall’inizio il Terzo settore, i cittadini e le realtà associative locali nella definizione del progetto d’uso ottengono risultati più stabili, un minore rischio di abbandono nella fase gestionale e una maggiore capacità di intercettare finanziamenti esterni.
Cosa possono fare i Comuni: strumenti operativi
Per gli amministratori locali che intendono valorizzare i beni confiscati presenti sul proprio territorio, il percorso operativo comprende alcune tappe fondamentali:
- Censimento e monitoraggio: verificare tramite la piattaforma OpenRe.G.I.O (ANBSC) lo stato dei beni presenti nel proprio Comune, distinguendo tra quelli ancora in gestione e quelli già destinati;
- Manifestazione di interesse formale all’ANBSC per i beni non ancora assegnati, avvalendosi della piattaforma digitale e del supporto della Commissione ANCI Legalità;
- Adozione di un regolamento comunale per i beni confiscati, che definisca criteri di selezione dei gestori, obblighi di rendicontazione e modalità di coinvolgimento della comunità;
- Partecipazione ai bandi regionali e nazionali: il Comune deve presentarsi come soggetto proponente e, nei casi previsti, come capofila di partnership con il Terzo settore;
- Attivazione della co-progettazione ai sensi del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo settore), per costruire partenariati pubblico-privati sociali fondati su una progettualità condivisa.
| IL PUNTO PER I COMUNI I beni confiscati rappresentano una delle più concrete opportunità di rigenerazione urbana e legalità che un’amministrazione locale possa cogliere. Richiedono tuttavia progettualità, partenariato e presidio istituzionale. L’impegno di ANCI, la Commissione nazionale appena avviata, i bandi regionali e gli strumenti di co-progettazione con il Terzo settore offrono oggi un ecosistema di supporto più strutturato che in passato. Spetta ai Comuni trasformare questa occasione in azione concreta: ogni bene recuperato è un presidio di Stato, uno spazio di opportunità, un atto di giustizia territoriale. |
Fonti: ANBSC – Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati; DIA – Direzione Investigativa Antimafia; ANCI – Commissione Legalità, Gestione beni confiscati e Giustizia; Regione Puglia – Avviso “Puglia Beni Comuni” (2025); Regione Piemonte – Bando beni confiscati 2025-2026; Fondazione Con il Sud – Iniziativa 2026; Regione Lombardia – Commissione Antimafia (gennaio 2025).
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