Dopo anni di contrazione, il personale dei Comuni italiani torna a crescere, ma il recupero non basta a colmare un vuoto strutturale. È quanto emerge dall’anteprima del XV Rapporto IFEL sul personale comunale, che fotografa una situazione ancora critica tra difficoltà di reclutamento, salari poco competitivi e un’ondata di uscite prevista nei prossimi anni.
Nel 2024 le amministrazioni comunali hanno registrato 28.020 nuove assunzioni a fronte di 25.167 uscite, con un saldo positivo di circa 2.850 unità. Il totale degli addetti sale così a 343.200, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il dato resta lontano dai livelli del passato: dal 2007 il personale si è ridotto del 28,4%, segno di una lunga fase di contrazione non ancora recuperata.
A pesare non sono solo i pensionamenti, ma anche le dimissioni volontarie. Nel solo 2024 queste hanno superato le uscite per pensione e, nel periodo 2017-2024, hanno raggiunto quota 82mila. Si tratta spesso di lavoratori che scelgono altre amministrazioni pubbliche, attratti da condizioni economiche migliori.
Il nodo delle retribuzioni resta infatti centrale. I dipendenti comunali percepiscono stipendi medi inferiori rispetto a quelli delle Regioni: un istruttore guadagna circa 29.993 euro lordi annui contro i 33.267 euro regionali, mentre per gli operatori il divario è ancora più marcato (23.216 euro contro 28.270). Una differenza che incide sulla capacità dei Comuni di trattenere e attrarre personale qualificato.
Le prospettive per il futuro destano ulteriori preoccupazioni. Se le tendenze attuali saranno confermate, nei prossimi sette anni il comparto potrebbe perdere circa 20.700 unità l’anno tra pensionamenti e altre uscite, per un totale di 145mila lavoratori: quasi la metà dell’attuale forza a tempo indeterminato.
Intanto cresce il carico di lavoro. Nell’area della pianificazione urbanistica, cruciale per la gestione degli investimenti pubblici, i dipendenti sono diminuiti mentre le risorse gestite sono aumentate in modo significativo. Tra il 2017 e il 2024 gli investimenti comunali sono più che raddoppiati, passando da 8,3 a 19,1 miliardi di euro, con un conseguente aumento della pressione su ogni singolo addetto.
Il quadro che emerge è quello di un sistema che mostra segnali di ripresa, ma che resta fragile. Senza interventi su retribuzioni, attrattività e ricambio generazionale, il rischio è che la macchina amministrativa locale si trovi presto a fronteggiare una nuova fase di carenza strutturale di personale.
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