Il divario generazionale è una delle questioni strutturali più urgenti dell’Italia contemporanea. Tassi di occupazione giovanile tra i più bassi d’Europa, difficile accesso alla casa, scarsa rappresentanza nei processi decisionali: i giovani pagano spesso un costo sproporzionato rispetto ai benefici delle politiche pubbliche. In questo contesto nasce la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), uno strumento che punta a misurare sistematicamente gli effetti — positivi, neutri o negativi — delle politiche pubbliche sulle generazioni più giovani.
L’obiettivo è duplice: da un lato promuovere l’equità intergenerazionale, considerando gli effetti ambientali, sociali ed economici di ogni provvedimento; dall’altro dotare gli amministratori locali di una bussola capace di orientare le scelte di governo verso una più consapevole “Youth Perspective”. Non si tratta di una mera formalità valutativa, ma di un cambio di paradigma nel modo in cui le istituzioni concepiscono le politiche pubbliche.
«La VIG non è solo uno strumento di analisi: è l’occasione per costruire una nuova cultura istituzionale che metta al centro il futuro delle giovani generazioni, rendendo ogni scelta amministrativa responsabile verso chi viene dopo di noi.»
Dalle origini alla dimensione europea
Le radici della VIG affondano nel lavoro avviato già nel 2019 dalla Fondazione per la Ricerca Economica e Sociale ETS (già Fondazione Bruno Visentini), che ha elaborato la metodologia su cui si basano le successive linee guida ufficiali. Nel luglio 2022, con un apposito DPCM, il Comitato per la valutazione dell’impatto generazionale delle politiche pubbliche (COVIGE) ha adottato le prime linee guida nazionali, sancendo il riconoscimento istituzionale dello strumento.
L’eco ha superato i confini nazionali: nel giugno 2023 il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), su richiesta della Presidenza Spagnola del Consiglio Europeo, ha espresso un Parere consultivo in cui chiede che tutte le politiche degli Stati membri vengano sottoposte a un “Youth Test” — una valutazione di impatto sui giovani. Significativamente, il CESE ha indicato proprio l’esperienza italiana come buona pratica di riferimento a livello europeo, a riprova della rilevanza dell’approccio adottato nel nostro Paese.
Cosa valuta la VIG: tre categorie fondamentali
Il cuore metodologico della VIG è la classificazione delle misure pubbliche in tre grandi categorie, ciascuna con criteri precisi di attribuzione:
Tipo
Categoria
Descrizione
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Generazionale
Provvedimenti rivolti esclusivamente a un target giovane (generalmente 16-35 anni) o la cui platea di beneficiari è prevalentemente under 35 per natura stessa della misura.
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Potenzialmente generazionale
Misure non specificamente rivolte ai giovani ma che possono incidervi positivamente, soprattutto se arricchite di incentivi, priorità o corsie preferenziali per l’accesso giovanile.
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Anti-generazionale
Misure che pregiudicano lo sviluppo personale o professionale dei giovani, o che — pur rivolte ad altre fasce d’età — scaricano i costi sulle generazioni future (es. misure finanziate a debito).
La sperimentazione nei Comuni: da Parma a Casalecchio di Reno
Il primo laboratorio concreto della VIG a livello locale è stato il Comune di Parma, che nel 2023 ha avviato un’analisi sistematica del proprio Documento Unico di Programmazione (DUP), “etichettando” ogni misura secondo le categorie VIG. Il 17 gennaio 2024 Parma ha adottato formalmente le proprie linee guida, aprendo la strada a un percorso replicabile da altri enti.
Sull’esempio parmense si sono mossi il Comune di Bologna (linee guida adottate nel maggio 2024) e la Regione Emilia-Romagna. Il passo successivo — decisivo — è stato compiuto da ANCI: nella seconda metà del 2024 e fino al primo trimestre 2025, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha incaricato la Fondazione RiES di avviare una sperimentazione strutturata in tre Comuni pilota: Milano, Vicenza e L’Aquila.
Il risultato di questo lavoro — le Linee Guida ANCI per l’applicazione della VIG a livello comunale, con specifico riferimento all’analisi dei DUP — è stato presentato ufficialmente il 16 maggio 2025 durante l’Assemblea Nazionale di ANCI Giovani a Palermo. In quella sede il neopresidente della Consulta ANCI Giovani, Domenico Carbone, ha sottolineato come la VIG possa diventare un autentico strumento di partecipazione giovanile alla vita democratica, capace di ridurre concretamente il divario generazionale.
Da segnalare anche l’adesione di Casalecchio di Reno (Bologna): primo comune non capoluogo a dotarsi di questo strumento, ha abbinato l’adozione della VIG all’istituzione di una Consulta giovanile, per favorire la coprogettazione delle politiche con i giovani del territorio e monitorarne l’effettivo impatto.
«Il Comune di Casalecchio di Reno è il primo non capoluogo ad adottare la VIG, abbinandola a una Consulta giovanile: un modello replicabile per tutti i piccoli e medi comuni italiani.»
Le sfide aperte: verso una misurazione quantitativa e partecipata
L’attuale fase di sviluppo della VIG è ancora prevalentemente qualitativa: si tratta di un “labelling” delle misure, utile ma ancora parziale. La vera sfida per i prossimi anni è trasformare la VIG in uno strumento di misurazione quantitativa, capace di fornire dati numerici comparabili sull’impatto generazionale delle politiche pubbliche nelle diverse fasi del loro ciclo di vita.
Questo significa applicare la valutazione non solo ex ante (prima dell’adozione di una misura), ma anche in itinere (durante la sua attuazione) ed ex post (dopo che abbia prodotto i suoi effetti), così da offrire al legislatore elementi concreti per decidere se confermare, correggere o abrogare ogni intervento.
Il percorso richiede anche un forte investimento sulla dimensione partecipativa: dialogo strutturato con le associazioni giovanili del territorio (Youth Dialogue), attività di formazione nelle scuole secondarie (Youth Empowerment), e processi di coprogettazione che rendano i giovani non solo destinatari, ma protagonisti delle politiche che li riguardano.
Cosa significa per gli amministratori locali
Per sindaci, assessori e funzionari comunali, l’introduzione della VIG rappresenta un’opportunità concreta e uno stimolo a ripensare il ciclo di programmazione degli enti locali. Le Linee Guida ANCI offrono oggi un quadro metodologico chiaro e sperimentato, pensato specificamente per la realtà dei Comuni italiani e calato sullo strumento del DUP.
Adottare la VIG significa integrare nel proprio processo di pianificazione una domanda sistematica: questa misura favorisce o penalizza i giovani del mio territorio? Rispondere con rigore a questa domanda — e rendere pubblica la risposta — è già di per sé un atto di trasparenza e responsabilità verso le comunità locali.
In un Paese in cui il peso demografico e politico delle generazioni anziane tende a prevalere nelle scelte di bilancio, la VIG può diventare un contrappeso istituzionale: uno strumento che obbliga le amministrazioni a “vedere” i giovani nelle proprie decisioni, anche quando questi non sono i principali interlocutori delle politiche locali.
Cosa può fare il tuo Comune Richiedere le Linee Guida ANCI sulla VIG e avviare un’analisi del proprio DUP.Individuare un referente interno (assessorato alle politiche giovanili o al bilancio) per coordinare la valutazione.
Costruire un dialogo strutturato con le associazioni giovanili locali per una coprogettazione autentica.Valutare l’istituzione di una Consulta giovanile, sul modello di Casalecchio di Reno.
Monitorare gli sviluppi a livello europeo: il “Youth Test” dell’UE potrebbe presto diventare un requisito vincolante per i fondi strutturali.
La VIG non è una burocrazia aggiuntiva: è una scelta di civiltà. Scegliere di misurare l’impatto delle proprie politiche sulle generazioni future significa riconoscere che governare bene oggi è la forma più concreta di rispetto per il domani.