A pochi mesi dalla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la Corte dei conti fotografa lo stato di avanzamento di oltre 96mila interventi affidati a regioni, comuni, province e città metropolitane
A pochi mesi dalla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la Corte dei conti fotografa lo stato di avanzamento di oltre 96mila interventi affidati a regioni, comuni, province e città metropolitane. Il quadro è preoccupante: solo un terzo dei lavori risulta completato sotto il profilo finanziario.
47,5 mld €risorse del PNRR assegnate alla competenza degli enti territoriali
Il tempo stringe: la corsa finale degli enti locali
Mancano ormai pochi mesi alla conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’attenzione sul fronte dell’attuazione resta altissima, e gli enti territoriali — regioni, province autonome, città metropolitane, province e comuni — continuano a svolgere un ruolo di primo piano. Nonostante le revisioni che nel tempo hanno ridotto la loro quota di risorse, questi soggetti gestiscono ancora circa un quarto del totale dei fondi disponibili.
Un approfondimento della Corte dei conti, diffuso a fine 2025, offre una fotografia dettagliata di oltre 96mila interventi affidati agli enti territoriali. Il quadro che emerge non è dei più incoraggianti: in pratica, due terzi delle opere restano ancora da completare sotto il profilo finanziario. A questo si aggiungono difficoltà strutturali nella governance e nel coordinamento tra centro e periferia, che rischiano di rallentare la volata finale verso il 2026.
I numeri: 96mila progetti, 60,8 miliardi di euro
Secondo il dataset elaborato dalla Corte dei conti a partire dalla piattaforma Regis, i progetti di competenza degli enti territoriali rientranti nell’ambito del PNRR sono in totale 96.082. Di questi, 66.552 interessano gli enti locali (comuni, unioni di comuni, province e città metropolitane), mentre il resto è ripartito tra regioni, province autonome ed enti del sistema sanitario nazionale.
Il valore complessivo di queste opere ammonta a circa 60,8 miliardi di euro. La quota più consistente riguarda i progetti dei comuni, con circa 31,5 miliardi. Seguono le regioni e le province autonome con 23,5 miliardi, le province con 2,8 miliardi e le città metropolitane con 2,6 miliardi. Il PNRR rappresenta di gran lunga la fonte di finanziamento principale, con un contributo complessivo pari a circa 47,5 miliardi — il 78% del valore totale dei progetti.
Ente
Realizzato
Da realizzare
% completamento
Comuni
10,1 mld €
20,7 mld €
32,7%
Regioni
7,5 mld €
14,6 mld €
33,7%
Province
1,0 mld €
1,7 mld €
38,9%
Città Metropolitane
0,7 mld €
1,9 mld €
~27%
Stato di avanzamento finanziario dei progetti PNRR per tipologia di ente — Fonte: Corte dei conti / Regis (agosto 2025)
Lo stato di avanzamento: solo un terzo completato
A rendere il quadro ancora più complesso è lo stato di avanzamento finanziario dei singoli progetti. Al 28 agosto 2025, solo il 2,1% degli interventi risultava formalmente ‘chiuso’. La Corte dei conti precisa tuttavia che la chiusura amministrativa spesso avviene molto tempo dopo la fine effettiva dei lavori, per cui questo dato non è di per sé allarmante.
Più significativo è il rapporto tra piano dei costi già realizzato e ancora da realizzare. A livello complessivo, la componente già realizzata ammonta a circa 19,3 miliardi, pari al 33% del valore totale degli interventi. Quella ancora da completare cuba in totale circa 39 miliardi di euro. Se si calcola il rapporto tra il piano dei costi realizzato e il totale dei finanziamenti PNRR, la quota di completamento sale a circa il 40% — un dato comunque basso a pochi mesi dalla scadenza.
In termini relativi, le province risultano gli enti più avanti, con il 38,9% del piano dei costi realizzato. Seguono le regioni con il 33,7% e i comuni con il 32,7%. I fondi già impegnati ammontano a circa 36 miliardi, mentre i pagamenti effettuati si attestano a circa 17,8 miliardi.
~40%del piano dei costi PNRR già realizzato dagli enti territoriali (su dati agosto 2025)
I definanziamenti: 4,5 miliardi tagliati
Gli enti territoriali hanno accumulato significativi ritardi nell’attuazione, in particolare nella progettazione degli interventi e nell’aggiudicazione degli appalti. Per questo il governo è intervenuto per escludere dal piano quei progetti che avrebbero rischiato di non concludersi entro il 2026, garantendo comunque il completamento delle opere attraverso fonti di finanziamento alternative.
Al 28 agosto 2025 erano in totale 4.652 i progetti di competenza degli enti territoriali ad aver subito un definanziamento totale o parziale dei fondi PNRR, per un importo complessivo superiore a 4,5 miliardi di euro.
Componente PNRR
Descrizione
Risorse tagliate
M5C2
Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore (rigenerazione urbana)
3,9 mld €
M6C2
Innovazione, ricerca e digitalizzazione del SSN
278 mln €
M2C2
Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile
232,5 mln €
Principali definanziamenti PNRR per componente — Fonte: Corte dei conti / Regis (agosto 2025)
La parte più consistente dei tagli — il 86,2% del totale — riguarda la componente M5C2 (Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore), che include misure significative per la rigenerazione urbana delle città e delle periferie, come i Piani urbani integrati e il Programma innovativo della qualità dell’abitare. La Corte evidenzia come gran parte di questi definanziamenti abbia riguardato il Mezzogiorno, penalizzato dalla maggiore complessità tecnica e procedurale degli interventi previsti in quell’area.
“I maggiori definanziamenti registrati nell’area Sud sono riconducibili principalmente alla maggiore complessità tecnica e procedurale degli interventi previsti in tale area, nonché alla prevalenza di progetti infrastrutturali articolati, più esposti al rischio di mancato rispetto delle scadenze europee.”— Corte dei conti, Il piano nazionale di ripresa e resilienza negli enti territoriali (dicembre 2025)
Le misure di sostegno: normativa accelerata nel 2025
Il 2025 si è caratterizzato per un’intensa produzione normativa volta a potenziare la capacità amministrativa degli enti locali. Tra i provvedimenti più significativi spicca il decreto legge 25/2025, che ha permesso a regioni, province e comuni di assumere personale tecnico specializzato con procedure semplificate, puntando a colmare quel vuoto di competenze che ha spesso rallentato la progettazione esecutiva.
Il DL 73/2025 ha introdotto misure per l’accelerazione delle infrastrutture strategiche, semplificando ulteriormente le procedure di gara. Un altro passaggio cruciale è il decreto 95/2025, che ha autorizzato l’uso del Fondo per l’avvio di opere indifferibili (FOI) anche per gli interventi per cui è stata effettuata la rinuncia ai fondi PNRR, trasformando il FOI da strumento integrativo a risorsa sostitutiva per evitare blocchi nei cantieri. Una logica analoga era già stata introdotta dal DL 19/2024, che aveva previsto la possibilità di spostare i progetti originariamente finanziati dal PNRR verso i programmi della politica di coesione.
Le criticità strutturali: governance, personale e liquidità
La Corte dei conti individua nel rapporto centro-periferia uno dei nodi irrisolti dell’attuazione del PNRR. La gestione multilivello fatica a trovare un coordinamento fluido tra le amministrazioni centrali, titolari delle risorse, e i soggetti attuatori locali.
Tre sono le debolezze strutturali principali: la cronica carenza di personale tecnico specializzato, che colpisce soprattutto i piccoli comuni; l’elevato turnover dei responsabili di progetto, spesso assunti a tempo determinato, che impedisce la continuità necessaria per opere di ampio respiro; e i forti rincari delle materie prime e dell’energia, che hanno imposto continue revisioni dei quadri economici.
A queste si aggiunge una criticità di liquidità: i tempi non sempre allineati tra l’accertamento delle somme e l’effettiva riscossione hanno creato residui attivi non immediatamente esigibili, gravando sui bilanci locali. Dall’analisi dei pagamenti a valere sulle sole risorse PNRR (15,1 miliardi) emerge un anticipo degli enti attuatori di oltre 3,2 miliardi di euro — che sale a circa 5,8 miliardi se si considerano i pagamenti totali.
“Il fabbisogno di esperti e professionisti, o semplicemente di personale amministrativo è spesso segnalato dalle amministrazioni. Sono state evidenziate carenze di personale, mancanza di interoperabilità tra le piattaforme contabili e aspetti esogeni come l’aumento dei prezzi dell’energia.”— Corte dei conti, Il piano nazionale di ripresa e resilienza negli enti territoriali (dicembre 2025)
Verso il 2026: la sfida della volata finale
Il PNRR rappresenta un’opportunità storica per i territori italiani, ma il rischio di non riuscire a coglierla appieno è concreto. Con due terzi delle opere ancora da completare e scadenze ormai ravvicinate, la pressione sugli enti locali è altissima. Le misure normative introdotte nel 2025 vanno nella direzione giusta, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di traslarle rapidamente in cantieri avanzati e rendicontazioni puntuali.
Per i comuni, la posta in gioco è particolarmente alta: gestiscono il numero maggiore di progetti e la quota più consistente di risorse PNRR. La sfida della volata finale si gioca soprattutto qui, nei territori, dove ogni ritardo si traduce in opere mancate per i cittadini e in opportunità perdute per la rigenerazione urbana e il rilancio dei servizi locali.
Fonti e metodologiaCorte dei conti, Il piano nazionale di ripresa e resilienza negli enti territoriali, 22 dicembre 2025. Elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e piattaforma Regis (ultima osservazione: 28 agosto 2025).