La spesa sanitaria pubblica in Italia resta stabile rispetto al Pil, ma il Sistema Sanitario Nazionale continua a mostrare forti disomogeneità territoriali e criticità gestionali. Lo evidenzia la Corte dei conti nella Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali.
Nel triennio 2022-2024 la spesa sanitaria pubblica è cresciuta da 131,3 a 138,3 miliardi, con un aumento del 4,9% rispetto al 2023, trainato principalmente da personale e consumi intermedi. Tuttavia, a causa dell’inflazione, l’incremento reale supera di poco l’1%, confermando una dinamica di spesa più difensiva che espansiva.
La spesa privata rimane significativa, rappresentando oltre il 25% del totale, con conseguenze sulla capacità di accesso equo ai servizi. Persistono marcate differenze tra Nord e Sud e difficoltà strutturali nelle Regioni in piano di rientro come Calabria, Sicilia e Campania. L’aumento della mobilità sanitaria interregionale riflette questi divari.
Sul fronte degli investimenti PNRR, a fine 2024 risultava completato il 41% degli obiettivi, tra cui 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità, destinati a rafforzare prossimità, digitalizzazione e infrastrutture. Ritardi nei lavori e carenze di personale rischiano però di rallentare la piena operatività delle nuove strutture.
La Corte segnala inoltre tensioni nella spesa farmaceutica, con il superamento dei tetti programmati, e problemi nel reclutamento del personale, spesso affidato a contratti flessibili e “gettonisti”, più costosi e difficili da monitorare.
Per il futuro del SSN, secondo la magistratura contabile, sarà fondamentale rafforzare la governance, accelerare gli investimenti, stabilizzare il personale e ridurre i divari regionali, trasformando le risorse disponibili in servizi più efficienti e accessibili a tutti.
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