Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta un’opportunità storica per il sistema culturale italiano. Nove misure, oltre 4,2 miliardi di euro stanziati, quasi 15mila progetti finanziati e 2.597 comuni direttamente coinvolti: i numeri del PNRR dedicato alla cultura sono imponenti. Eppure, a pochi mesi dalla scadenza del Piano, lo stato di avanzamento finanziario racconta ancora di una distanza significativa tra risorse disponibili e risorse effettivamente spese.
Al 30 novembre 2025, il Ministero della cultura ha erogato circa 1,1 miliardi di euro: il 27,4% delle risorse di propria competenza. Un dato che, pur riflettendo progressi concreti in diversi cantieri, segnala ancora margini ampi da colmare, soprattutto considerando le scadenze ravvicinate del Piano.
Le nove misure: un mosaico di interventi
Gli investimenti culturali del PNRR coprono ambiti molto diversi: dalla digitalizzazione del patrimonio (500 milioni) all’eliminazione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi (300 milioni), dall’efficienza energetica di cinema e teatri (300 milioni) alla valorizzazione dei borghi storici (oltre 1 miliardo, la misura più corposa). A queste si aggiungono gli interventi per l’architettura e il paesaggio rurale (600 milioni), i parchi e giardini storici (300 milioni), i luoghi di culto e depositi di sicurezza per le opere d’arte (800 milioni), il rilancio degli studi cinematografici di Cinecittà (230 milioni) e il rafforzamento delle competenze digitali e verdi degli operatori culturali (155 milioni).
Quasi tutte le misure hanno subìto revisioni nel corso dell’attuazione: alcune hanno visto posticipare le scadenze finali di sei mesi, altre hanno dovuto ridimensionare gli obiettivi iniziali per ragioni tecniche, burocratiche o legate all’aumento dei costi delle materie prime. Il caso più emblematico è quello di Cinecittà: i nuovi teatri di posa previsti sono scesi da 13 a 5, a causa dell’indisponibilità di aree limitrofe e del rincaro dei costi di costruzione.
Borghi, paesaggio rurale e luoghi di culto: dove si concentrano le risorse
La misura più rilevante in termini finanziari è quella dedicata all’attrattività dei borghi, con oltre 1 miliardo di euro destinato a 21 progetti pilota regionali e alla rigenerazione di 293 borghi storici con meno di 5mila abitanti. Al 30 settembre 2025 risultavano ultimati circa 1.350 dei 3.250 interventi previsti come target finale entro giugno 2026.
L’investimento sull’architettura e il paesaggio rurale — mulini, frantoi, fienili, chiese campestri — ha già attivato interventi su oltre 5.400 beni, coinvolgendo privati, aziende agricole, parrocchie e diocesi. La scadenza è stata prorogata al giugno 2026. Analoga proroga per la misura sui luoghi di culto, che punta alla piena operatività di almeno tre depositi di sicurezza (Camerino, Roma e Palmanova) e alla realizzazione di almeno 700 interventi complessivi.
Il nodo dell’avanzamento finanziario regionale
Sul territorio, le regioni che assorbono più risorse sono Lazio (oltre 620 milioni), Campania (466 milioni), Sicilia (318 milioni) e Veneto (223,5 milioni). Ma il dato sulla spesa effettiva racconta un’altra storia. Nessuna regione supera il 40% di risorse effettivamente erogate. In cima alla classifica si trovano Lombardia (39,9%), Liguria (35,8%) ed Emilia-Romagna (33,7%). Le regioni del Mezzogiorno, pur ospitando il maggior numero di progetti, mostrano i dati più bassi: Campania all’11,4%, Basilicata al 14%, Molise al 15%.
È un paradosso che merita attenzione, anche in chiave di policy per i comuni: il Sud riceve fondi, ma fatica a spenderli. La quota complessiva di risorse PNRR per la cultura destinata al Mezzogiorno si ferma al 37,2%, sotto la soglia minima del 40% prevista.
I comuni protagonisti: da Roma a Palmanova
I 2.597 comuni interessati da interventi diretti rappresentano una platea ampia e variegata di realtà territoriali. Le città che attraggono più risorse sono Roma (circa 410 milioni), Napoli (92,5 milioni), Matera (42,8 milioni) e Firenze (36 milioni). Superano i 30 milioni anche Caserta, Ercolano e Palmanova. Tra i capoluoghi ricevono quote significative Venezia, Bologna e Palermo.
Per i comuni di piccole e medie dimensioni, le opportunità sono distribuite soprattutto attraverso le misure sui borghi, sul paesaggio rurale e sull’accessibilità culturale. Fondamentale, per chi non ha ancora rendicontato, accelerare la trasmissione dei dati di avanzamento: ritardi informativi rischiano di tradursi in penalizzazioni reputazionali e, nei casi più gravi, in revoche dei finanziamenti.
Cosa ci dice il 27%
La percentuale di spesa dichiarata dal Ministero della cultura — il 27,4% al 30 novembre 2025 — non va letta come un segnale di fallimento. Va letta come un campanello d’allarme sull’urgenza di accelerare la fase conclusiva. I cantieri sono aperti, i progetti sono stati assegnati, molti interventi sono in corso o già terminati. Ma tradurre i lavori in pagamenti certificati richiede un sistema amministrativo all’altezza della sfida.
L’investimento sull’efficienza energetica di cinema e teatri è quello più avanzato (56,1% speso), seguito da Cinecittà (49%) e dalla valorizzazione di parchi e giardini storici (47,8%). All’opposto, i luoghi di culto mostrano appena il 5,5% di spesa effettuata, un divario che richiederà uno sforzo straordinario nei mesi a venire.
Il 2026 sarà l’anno della verità per il PNRR culturale. Per i comuni, è il momento di non abbassare la guardia, mantenere aggiornata la rendicontazione e dialogare con le stazioni appaltanti per sbloccare eventuali colli di bottiglia. Il patrimonio culturale italiano è una risorsa irripetibile: il Piano rappresenta forse l’ultima grande occasione generazionale per metterlo davvero in sicurezza e valorizzarlo.
Fonte: elaborazione su dati OpenPNRR / Settima relazione governativa sullo stato di attuazione del PNRR