Matera: dalla «vergogna nazionale» a Capitale Europea della Cultura. Un caso di studio per i comuni italiani
Turismo 17 Marzo 2026, di Danilo GrossiIl percorso straordinario di una città scavata nella roccia: dalle condizioni di miseria documentate da Carlo Levi e dalla visita-shock di Alcide De Gasperi, attraverso lo sfollamento di 17.000 abitanti, fino alla rinascita come destinazione turistica globale e laboratorio di sviluppo locale per i comuni italiani.

| ~50% mortalità infantile nei Sassi (anni ’50) | 17.000 abitanti trasferiti con la legge del 1952 | 2019 Capitale Europea della Cultura |
PIETRA SU PIETRA: LA STORIA MILLENARIA DEI SASSI
Matera è una delle città più antiche del mondo, con tracce di insediamento che risalgono al Paleolitico. I suoi Sassi — i rioni Caveoso e Barisano — rappresentano uno dei sistemi abitativi rupestri più complessi e articolati del pianeta: abitazioni scavate direttamente nel tufo calcareo della gravina, strutturate su terrazzamenti sovrapposti, collegate da gradinate e vicoli che per millenni hanno costituito un paesaggio urbano unico. L’insediamento rupestre sfruttava in modo geniale le caratteristiche geologiche del sito: cisterne idriche scavate nella roccia raccoglievano l’acqua piovana, le grotte più profonde ospitavano il bestiame e nei livelli superiori si sviluppavano le abitazioni umane.
Per secoli Matera fu parte del Regno di Napoli, poi del Regno delle Due Sicilie, e la sua importanza come capoluogo della Basilicata era tutt’altro che marginale. Tuttavia, la modernizzazione dell’Ottocento e del primo Novecento non raggiunse i Sassi: mentre la città alta si espandeva con edifici borghesi e una piccola vita amministrativa, la grande maggioranza della popolazione continuava a vivere nelle grotte, in condizioni che restavano sostanzialmente immutate da secoli.
«CRISTO SI È FERMATO A EBOLI»: LA DENUNCIA DI CARLO LEVI
Nel 1935 Carlo Levi, pittore e intellettuale torinese, viene mandato al confino dal regime fascista in Lucania, prima ad Aliano poi a Grassano. La sua esperienza, immortalata nel celebre romanzo autobiografico pubblicato nel 1945, porta all’attenzione dell’Italia e del mondo una realtà sconvolgente: un Meridione profondo nel quale le condizioni di vita della popolazione contadina sembravano escluse dalla storia, dalla modernità, dallo Stato stesso. Il titolo — metafora potente — indicava che persino Cristo, simbolo di civiltà e redenzione, si era fermato ben prima di raggiungere quelle terre abbandonate.
| “Noi non siamo cristiani, — essi dicono — Cristo si è fermato a Eboli. ‘Cristiano’ vuol dire, nel linguaggio loro, ‘uomo’, e questa frase esprime la loro eterna pazienza.” — Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 1945 |
Matera e i suoi Sassi divennero uno dei simboli più potenti di questa narrativa. Levi descriveva abitazioni nelle quali una famiglia intera — genitori, figli, nonni, animali da cortile — condivideva un’unica grotta senza luce, senza acqua corrente, senza servizi igienici. La malaria era endemica, la tubercolosi dilagante, e la mortalità infantile raggiungeva livelli paragonabili a quelli dei paesi più poveri del mondo: stime dell’epoca indicavano che circa un bambino su due non superava i primi anni di vita in alcune delle zone più disagiate dei Sassi, un dato che colpì profondamente l’opinione pubblica nazionale quando il libro divenne un caso letterario e civile.
L’opera di Levi ebbe un effetto dirompente: per la prima volta il grande pubblico italiano — e internazionale — veniva messo di fronte a una realtà che il fascismo e poi la stessa classe dirigente postbellica aveva preferito ignorare. I Sassi di Matera diventarono il simbolo dell’arretratezza del Mezzogiorno, ma anche del fallimento delle politiche di sviluppo nazionale.

LA VISITA DI DE GASPERI E LA «VERGOGNA NAZIONALE»
Nel 1950, il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi visitò Matera. Ciò che vide lo sconvolse. Entrando nei Sassi, De Gasperi si trovò di fronte a famiglie — intere famiglie, con bambini malati, con anziani sofferenti — che vivevano stipate in grotte buie e umide, senza acqua potabile, senza fognature, senza alcuna prospettiva di miglioramento immediato. La visita fu un momento di svolta politica: il Presidente tornò a Roma con la determinazione di porre fine a quella situazione, definendo pubblicamente i Sassi di Matera «la vergogna nazionale dell’Italia».
| «La vergogna nazionale dell’Italia» Alcide De Gasperi, dopo la visita ai Sassi di Matera, 1950 |
La dichiarazione di De Gasperi aprì un dibattito politico urgente. L’Italia era impegnata nella ricostruzione post-bellica, nel miracolo economico che si stava preparando, nelle tensioni della Guerra Fredda — ma i Sassi rappresentavano una ferita aperta, un controargomento vivente alla narrazione del progresso. Sul piano internazionale, immagini di famiglie che vivevano nelle grotte mentre nel Nord Italia si costruivano le fabbriche dell’industria moderna erano argomenti che l’opposizione di sinistra usava con efficacia. La pressione politica per intervenire era ormai irresistibile.
IL DECRETO DEL 1952 E IL GRANDE TRASFERIMENTO
Nel 1952 il Parlamento approvò la legge n. 619, che disponeva lo sgombero dei Sassi e il trasferimento dei circa 17.000 abitanti ancora residenti nelle grotte verso nuovi quartieri appositamente costruiti. Fu un’operazione senza precedenti nella storia dell’urbanistica italiana: in meno di un decennio, un’intera città rupestre venne svuotata dei suoi abitanti e si procedette alla costruzione di nuovi rioni — La Martella, Spine Bianche, Serra Venerdì — progettati da urbanisti e architetti di fama nazionale e internazionale, tra cui Ludovico Quaroni e Adriano Olivetti che portò la sua visione comunitaria e progressista nella pianificazione di borghi rurali destinati ai contadini lucani.
Il trasferimento, tuttavia, non fu semplicemente un atto di modernizzazione: fu anche uno sradicamento traumatico. Migliaia di famiglie persero i legami con un tessuto sociale, con una memoria, con un modo di vivere millenario. Le nuove case — dotate di acqua corrente, servizi igienici, finestre, elettricità — erano oggettivamente migliori per la salute e il benessere fisico, ma molti degli sfollati portarono con sé un senso di perdita e di identità spezzata. I Sassi rimasero vuoti per decenni: le grotte, prima così affollate, caddero nel silenzio e nell’abbandono.
I DECRETI DI RIAPERTURA E IL LENTO RECUPERO
Per molti anni dopo il trasferimento del 1952, i Sassi rimasero chiusi e disabitati. Le grotte venivano talvolta usate come depositi o abbandonate, mentre la città moderna si sviluppava sul pianoro. La narrativa dominante restava quella della «vergogna»: i Sassi erano un passato da dimenticare, non una risorsa da valorizzare.
A partire dagli anni Settanta, però, una nuova sensibilità cominciò a emergere. Il movimento di tutela del patrimonio storico e il crescente interesse per l’architettura vernacolare e rupestre iniziarono a cambiare la percezione pubblica. Alcuni intellettuali, architetti e amministratori locali iniziarono a vedere nei Sassi non più una vergogna, ma una testimonianza straordinaria della capacità umana di adattarsi all’ambiente, un patrimonio architettonico e antropologico di valore universale.
Tra il 1980 e il 1986 arrivarono i primi provvedimenti normativi che autorizzavano il recupero e la riabitazione dei Sassi, con norme specifiche per la ristrutturazione degli spazi rupestri compatibile con i criteri di abitabilità moderna. La legge n. 771 del 1986 fu particolarmente importante: stabilì le condizioni per il recupero del centro storico rupestre e aprì la strada agli interventi privati di restauro. Lentamente, qualcuno cominciò a tornare: prima artisti, poi artigiani, poi i pionieri dell’ospitalità che intuirono le potenzialità di quegli spazi unici.

IL RICONOSCIMENTO UNESCO DEL 1993: LA SVOLTA EPOCALE
Nel 1993 i Sassi di Matera vennero iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, primi siti del Sud Italia a ricevere questo riconoscimento. Fu una rivoluzione copernicana nella percezione internazionale di Matera: la stessa città che quarant’anni prima era stata definita «vergogna nazionale» diventava ora patrimonio dell’umanità, un sito di valore eccezionale e universale da preservare e valorizzare per le generazioni future.
| 1993 I Sassi di Matera iscritti nel Patrimonio Mondiale UNESCO — primi nel Sud Italia |
Il riconoscimento UNESCO agì come moltiplicatore di attrattività. Le guide turistiche internazionali iniziarono a includere Matera nei loro itinerari. I flussi di visitatori crebbero progressivamente. E soprattutto, la città iniziò a costruire una narrazione di sé completamente nuova: non più il luogo dell’arretratezza e della miseria, ma una delle testimonianze più affascinanti di come l’uomo abbia saputo abitare la terra per millenni, un paesaggio lunare e misterioso che non aveva eguali nel mondo occidentale.
MATERA SUL GRANDE SCHERMO: IL RICHIAMO DEL CINEMA INTERNAZIONALE
Il paesaggio dei Sassi, con la sua atmosfera atemporale, le facciate di pietra calcarea che si sovrappongono in geometrie labirintiche, la gravina profonda che separa la città dalla campagna, ha esercitato una potente attrazione sulle produzioni cinematografiche internazionali. Già negli anni Cinquanta e Sessanta il cinema italiano aveva utilizzato Matera come location per film ambientati nell’antichità o in contesti biblici, sfruttando l’aspetto pre-moderno del paesaggio rupestre.
Il punto di svolta mediatico a livello globale è arrivato quando Mel Gibson scelse i Sassi come ambientazione principale de La Passione di Cristo (2004), uno dei film più visti della storia del cinema mondiale. Le immagini di Matera come Gerusalemme biblica raggiunsero centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo. La città diventò d’un tratto riconoscibile a livello globale. Anni dopo, nel 2021, i produttori del franchise di James Bond scelsero i Sassi per alcune delle scene più spettacolari di No Time to Die, il capitolo finale dell’era Daniel Craig: il centro storico rupestre fece da sfondo a inseguimenti e sequenze d’azione che vennero trasmesse in tutto il mondo.
L’impatto del cinema sulla brand awareness di Matera è stato incalcolabile. Studi sul turismo hanno documentato un aumento significativo delle ricerche online e delle prenotazioni ogni volta che una produzione di rilievo veniva associata alla città. Il Comune di Matera ha compreso rapidamente il valore di questa esposizione mediatica e ha iniziato a strutturare politiche di accoglienza delle produzioni cinematografiche, creando una film commission locale e semplificando le procedure per le autorizzazioni.
MATERA 2019: LA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA
Il 17 ottobre 2014, la Commissione europea annunciò che Matera era stata selezionata come Capitale Europea della Cultura per il 2019, insieme alla città bulgara di Plovdiv. La notizia scosse l’Italia intera: una città di poco più di 60.000 abitanti, nel cuore della Basilicata, avrebbe condiviso per un anno il palcoscenico culturale con le grandi metropoli europee. Il dossier di candidatura, intitolato «Open Future», aveva convinto la commissione europea con la sua visione innovativa: Matera non proponeva semplicemente eventi culturali, ma una riflessione profonda sul futuro delle città europee, sull’identità, sulla sostenibilità, sul rapporto tra comunità e patrimonio.
La preparazione all’evento fu un cantiere aperto per anni: infrastrutture, accessibilità, connettività digitale, formazione degli operatori culturali e turistici, coinvolgimento delle comunità locali. Il Comune investì ingenti risorse — integrate da fondi europei, regionali e nazionali — per trasformare non solo i Sassi, ma l’intera città. Nuovo illuminotecnica per la valorizzazione notturna del paesaggio rupestre, restauri di chiese e palazzi storici, nuovi spazi per eventi e mostre, connessioni tra Matera e le città della Basilicata e del Mezzogiorno.
| 1 milione+ visitatori nel solo anno 2019 | 600+ eventi nel programma culturale | 50+ Paesi coinvolti nelle produzioni |
Durante il 2019, Matera ospitò festival internazionali, installazioni artistiche contemporanee, produzioni teatrali e musicali di assoluta eccellenza, conferenze su temi di rilevanza globale. Il programma «Open Future» declinò la cultura come strumento di sviluppo, di inclusione, di dialogo tra le generazioni. La città dimostrò al mondo che un piccolo comune del Mezzogiorno sapeva organizzare eventi di livello internazionale con professionalità e visione strategica.
| “Matera ha dimostrato che la cultura non è un lusso per le città grandi. È una leva di sviluppo accessibile a ogni comunità che sappia credere nel proprio patrimonio e nella propria identità.” — Riflessione post-2019, Fondazione Matera-Basilicata 2019 |

LA TRASFORMAZIONE TURISTICA: DAI SASSI VUOTI AI SASSI VITALI
L’effetto combinato del riconoscimento UNESCO, dell’esposizione cinematografica e soprattutto del titolo di Capitale Europea della Cultura ha generato una trasformazione radicale dell’economia locale. I Sassi, che per decenni erano rimasti vuoti o abitati da pochi pionieri, si sono progressivamente riempiti di un tessuto economico nuovo e vivace: bed & breakfast, case vacanze, boutique hotel nelle grotte ristrutturate, ristoranti che valorizzano la cucina lucana, enoteche, botteghe artigianali, gallerie d’arte.
La particolarità degli alloggi nei Sassi è diventata il principale valore aggiunto dell’offerta turistica materana: dormire in un antico ipogeo ristrutturato con design contemporaneo, affacciandosi su un paesaggio che sembra sospeso nel tempo, è un’esperienza che non trova paragoni in nessun’altra destinazione europea. Le piattaforme di prenotazione online hanno amplificato globalmente questa unicità: Matera è oggi una delle destinazioni più fotografate e condivise sui social media, con un appeal trasversale che va dai turisti culturali ai travel blogger, dai fotografi ai registi indipendenti.
L’impatto economico è stato misurabile. Prima del 2019, la città registrava flussi turistici importanti ma concentrati in pochi mesi estivi. Dopo, la stagionalità si è allungata significativamente: Matera è diventata una destinazione attrattiva anche in autunno e inverno, grazie alla bellezza lunare del paesaggio rupestre nella luce bassa dei mesi freddi. I pernottamenti sono aumentati in modo sostanziale, con una ricaduta economica significativa su albergatori, ristoratori, guide turistiche e sull’intero indotto.
IL COMUNE DI MATERA: GOVERNANCE E VISIONE STRATEGICA
Ciò che rende il caso Matera particolarmente rilevante per gli amministratori comunali italiani è la dimensione della governance pubblica. La trasformazione della città non è avvenuta per caso o per sola iniziativa privata: è stata il frutto di una visione strategica coerente, portata avanti dal Comune e dalle istituzioni locali nell’arco di decenni, con capacità di attrazione di risorse europee, nazionali e private, e con una regia intelligente dei processi di valorizzazione.
Il Comune di Matera ha saputo costruire partnership istituzionali solide: con la Regione Basilicata, con il Ministero della Cultura, con le università, con le fondazioni bancarie, con gli operatori privati del turismo e della cultura. Ha sviluppato una brand strategy coerente e riconoscibile internazionalmente. Ha investito in digitalizzazione e comunicazione, portando la storia dei Sassi a milioni di utenti attraverso piattaforme digitali, podcast, documentari, esperienze di realtà aumentata nei siti rupestri.

La lezione più profonda che Matera offre agli amministratori locali italiani riguarda il tempo: la trasformazione di una città non avviene in una legislatura. Richiede continuità di visione, capacità di trasmettere una narrativa convincente nel tempo, sapienza nel cogliere le opportunità — un titolo internazionale, una produzione cinematografica, un finanziamento europeo — e trasformarle in acceleratori di un processo di sviluppo più lungo e strutturale.
CRONOLOGIA ESSENZIALE: DA «VERGOGNA» A PATRIMONIO DEL MONDO
| Anno | Evento |
| Preistoria | Prime tracce di insediamento rupestre nel territorio di Matera |
| 1945 | Carlo Levi pubblica Cristo si è fermato a Eboli, portando all’attenzione nazionale le condizioni di vita nei Sassi |
| 1950 | Visita di Alcide De Gasperi: i Sassi vengono definiti «vergogna nazionale» |
| 1952 | Legge n. 619: sfollamento obbligatorio di circa 17.000 abitanti, i Sassi vengono chiusi |
| 1980s | Primi provvedimenti per il recupero; la legge n. 771/1986 autorizza la riabitazione |
| 1993 | I Sassi di Matera iscritti nel Patrimonio Mondiale UNESCO |
| 2004 | La Passione di Cristo di Mel Gibson, girato a Matera, raggiunge centinaia di milioni di spettatori |
| 2014 | Matera selezionata come Capitale Europea della Cultura 2019 |
| 2019 | Anno di Matera 2019: oltre un milione di visitatori, 600+ eventi, impatto mediatico globale |
| 2021 | No Time to Die: i Sassi protagonisti del film di James Bond visto in tutto il mondo |
| Oggi | Matera: destinazione turistica di eccellenza, laboratorio di rigenerazione urbana e sviluppo locale |
CONCLUSIONI: UN MODELLO DI RIGENERAZIONE PER I COMUNI ITALIANI
La storia di Matera è, in fondo, la storia di una risurrezione. Una città che aveva toccato il fondo della miseria materiale e della marginalità politica, che era diventata simbolo di ciò che l’Italia non voleva essere, ha saputo reinventarsi come una delle destinazioni culturali più affascinanti e originali del mondo. Il percorso non è stato lineare né privo di contraddizioni: lo sfollamento del 1952, per quanto necessario per ragioni di salute pubblica, lasciò ferite profonde nel tessuto sociale e culturale locale.
Ma ciò che colpisce, guardando la traiettoria di Matera nel lungo periodo, è la capacità delle sue istituzioni e della sua comunità di trasformare la specificità — anche quella più dolorosa, la povertà estrema dei Sassi, la condizione rupestre — in unicità, e l’unicità in valore economico, culturale, identitario. I Sassi, che erano una vergogna da nascondere, sono diventati la risorsa più preziosa della città.
Per gli amministratori comunali italiani, la lezione è potente e trasferibile: il patrimonio locale, anche quello apparentemente «difficile», anche quello legato a storie di sofferenza e marginalità, può diventare il motore di uno sviluppo sostenibile se si costruisce una visione di lungo periodo, si investe in cultura come infrastruttura, si sa attrarre risorse europee e si crea un ecosistema di operatori privati e pubblici capace di lavorare nella stessa direzione. Matera dimostra che il futuro dei piccoli e medi comuni italiani può essere straordinario, a patto di credere nel proprio passato.
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