Nonostante le sanzioni e le campagne di sensibilizzazione, il litorale continua a essere un enorme posacenere a cielo aperto. I nuovi dati dell’indagine Beach Litter diffusi da Legambiente restituiscono una fotografia impietosa: negli ultimi 12 anni sono stati raccolti 50.000 mozziconi di sigaretta in 653 aree, una media di 77 filtri abbandonati ogni 100 m. di spiaggia, un dato che piazza le “cicche” al 2° posto tra i rifiuti più diffusi, dopo i frammenti di plastica.
Un’emergenza tossica e silenziosa
I mozziconi rappresentano l’87% dei rifiuti legati al fumo trovati sui lidi. Un’emergenza estetica e ambientale: i filtri sono composti da acetato di cellulosa, un materiale plastico che impiega un decennio a frammentarsi. “Il problema resta un’emergenza da affrontare, commenta Zampetti, DG di Legambiente, servono sanzioni e l’applicazione della Direttiva europea SUP, che obbliga i produttori di tabacco a coprire i costi di pulizia”.
Per rispondere a questa invasione, il 10, 11 e 12 aprile torna “Spiagge e Fondali Puliti 2026”. Lo slogan della 36° edizione è “Tiriamolisù, una spiaggia più pulita è una spiaggia più felice”, 80 iniziative in 16 regioni vedranno in azione volontari e cittadini di tutte le età impegnati a ripulire dai rifiuti abbandonati lidi, coste, fondali, ma anche foci dei fiumi e torrenti. Su www.legambiente.it è possibile scoprire i prossimi appuntamenti fra i quali segnaliamo quelli in :
- Campania: pulizia della Baia d’argento ad Ascea e del lido don pablo a Castel volturno
- Calabria: volontari sulla spiaggia di Pellaro a Reggio Calabria
- Puglia: appuntamento a Polignano a mare presso Cala sala
- Liguria e Lombardia: interventi previsti all’isola di Palmaria e lungo il torrente Molgora
A livello nazionale si attende uno strumento giuridico che renda operativa la responsabilità dei produttori (EPR Tabacco), a livello locale cresce il fronte dei comuni “No Smoking”. Sono 18 le ordinanze censite da Legambiente che vietano il fumo in spiaggia, da Pesaro a Rimini, fino alle coste della Sardegna. Anche Roma si prepara alla svolta: dall’estate 2026 il divieto potrebbe scattare sui litorali di Ostia e Capocotta, un segnale di speranza per la tutela della biodiversità e della salute pubblica.
Fonte: Legambiente