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Piccoli Comuni, emergenza spopolamento in Sardegna

L'allarme del Sindaco di Villa Verde: amministriamo il 25% del territorio. La proposta della Regione, tre miliardi di fondi europei per progetti di coesione
giornale dei comuni

“Viviamo una situazione gravissima dal punto di vista demografico, ma amministriamo il 25% del territorio della Sardegna”, ha esordito Roberto Scema, Sindaco di Villa Verde, paesino di 330 abitanti in provincia di Oristano, intervenendo a Cagliari durante un convegno dedicato alle problematiche dei piccoli Comuni e al fenomeno dello spopolamento della Sardegna. “È chiaro, allora, che occorrano interventi di sistema – ha aggiunto – Faccio una proposta provocatoria: istituire un assessorato regionale ad hoc, che si occupi solo delle zone interne. “Questo progetto è necessario, perché guarda alla Sardegna vera, a quella del futuro, ma anche a quella degli ultimi cinquanta anni, ed è anche un lavoro con cui la Sardegna parla al mondo”, ha replicato Emiliano Deiana, primo cittadino di Bortigiadas, piccolo centro gallurese di 806 abitanti, invocando anche un approccio culturale al problema dello spopolamento. Uno spunto riassunto in una citazione letteraria: “L’unica arma che ci è rimasta – ha detto, citando Philip Roth – forse è l’alfabeto. Non mi rassegno a paesi vuoti e ‘Cortes apertas'”. A questo punto, il dibattito, scaturito dalla presentazione di una mostra fotografica dal titolo “Gli Atlanti. Tracce di identità”, curata da Salvatore e Vincenzo Ligios, si è accesso per effetto di altri autorevoli interventi che hanno ripreso e approfondito il tema.
L’altropologo e scrittore Giulio Angioni ha citato Cesare Pavese: “Un paese ci vuole, se non altro per potersene andare via. Ma anche per poterci tornare, aggiungo io. Non sono un nostalgico della vita agropastorale, tutt’altro – ha continuato – ma ci sono aspetti da valorizzare. Il silenzio, il buio, la campagna vuota tra paese e paese. Tutto questo va conservato. Ma oggi ci sono anche degli aspetti nuovi da tener presenti, oggi non c’è più un paese isolato. Nessuno. Io stasera tornerò a casa e parlerò con i miei familiari sparsi per l’Europa grazie a Internet”.
“Quello delle zone interne era un tema ben presente nell’agenda politica già negli anni ’50 e ’60, ha ricordato Pietro Soddu, per due volte presidente della Regione tra il 1976 e il 1980, ex consigliere regionale e parlamentare della Democrazia Cristiana. “L’idea che ha dominato la politica regionale, che ispirò il Piano di Rinascita – ha spiegato – era di portare in Sardegna uno sviluppo moderno, compresa l’industrializzazione che era quasi del tutto assente. Quell’idea fin dall’inizio fu combattuta con lo slogan epocale che tutti ricordiamo: le cattedrali nel deserto. Ma, faccio notare, il deserto senza cattedrali, rimane deserto. Qualcosa di nuovo per il futuro bisognerà pure immaginarlo, un piano. Il Governo regionale ci deve dire qual è la sua idea rispetto all’equilibrio territoriale della Sardegna. Qual è la strategia della Sardegna?”. Anche Renato Soru ha analizzato il problema, riconoscendone la complessità e rivendicando di avere tentato di trovare un equilibrio diverso tra i territori e le popolazione che li abitano, quando era al governo della Regione: “La famosa tassa sulle seconde case aveva una destinazione precisa: doveva essere trasferita alle zone interne, per cercare di rivitalizzare lo sviluppo”.

La chiusura della discussione è stata affidata all’assessore Cristiano Erriu che, recependo gli spunti emersi dai vari interventi, ha ricordato i provvedimenti su cui sta lavorando la giunta regionale. “Ho fatto il Sindaco di un piccolo Comune, Santadi, ho fatto il presidente dell’Anci – ha detto il responsabile degli enti locali – e insieme ai miei colleghi di allora sul tema dello spopolamento, dei piccoli Comuni, abbiamo organizzato una serie di iniziative, senza trovare molte soluzioni. Cosa bisogna fare? – ha concluso Erriu – Abbiamo risorse economiche a disposizione ingenti: mettendo insieme i fondi per le politiche di sviluppo e di coesione e i Fondi strutturali europei, superiamo i 3 miliardi di euro. Chi deve avere voce in capitolo per decidere come impiegare queste risorse? Ecco, io credo che gli enti locali – attraverso la Conferenza delle Autonomie Locali e la Conferenza Permanente Regione-Enti Locali – debbano essere coinvolti nella programmazione della spesa di questi fondi. Stiamo preparando due delibere di Giunta in questo senso”.

 

 

 

 

 

 

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