Il Giorno della Memoria si avvicina in un clima profondamente diverso rispetto agli anni precedenti. Le analisi condotte da SWG a partire dal 2014 documentano un fenomeno inedito: mentre la conoscenza della ricorrenza del 27 gennaio è ormai consolidata tra gli italiani (solo il 14% dichiara di non sapere di cosa si tratti), sta emergendo una preoccupante polarizzazione nell’atteggiamento verso questa commemorazione.
Una doppia dinamica
Due fenomeni stanno ridefinendo la percezione pubblica della Shoah e della sua memoria. Da un lato, l’aumento degli atti di antisemitismo documentato dal CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) ha reso gli italiani “consapevoli e attenti osservatori” di un fenomeno che molti credevano relegato al passato. Dalle scritte sui muri alle aggressioni verbali, dall’hate speech online agli episodi nelle scuole, l’antisemitismo è tornato visibile nella società italiana.
Dall’altro lato, la guerra tra Israele e Hamas scoppiata il 7 ottobre 2023 ha generato onde d’urto che vanno ben oltre il Medio Oriente. Il conflitto a Gaza, con le sue drammatiche conseguenze umanitarie – decine di migliaia di vittime civili palestinesi, distruzione su vasta scala, crisi umanitaria – ha portato “una quota importante di italiani a rivedere le proprie posizioni rispetto al popolo ebraico e al governo israeliano”, come rileva l’indagine SWG. Le tante manifestazioni degli scorsi mesi, la partecipazione creatasi attorno alla Flotilla, il movimento internazionale che si è attivato in appoggio alla causa palestinese, la critica forte e generalizzata verso la politica messa in atto dal governo israeliano hanno avuto un forte impatto nel nostro Paese, come non avveniva da decenni.
Il cortocircuito tra memoria e cronaca
Questa sovrapposizione tra passato e presente sta producendo effetti contraddittori. Da una parte, gli eventi di quest’anno hanno riportato “attenzione su tutto ciò che riguarda il mondo ebraico (e quindi anche sul Giorno della Memoria)”. Il dibattito pubblico, le manifestazioni, le prese di posizione hanno reso impossibile l’indifferenza.
Dall’altra, proprio questa attenzione rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. I dati SWG registrano una crescita sia della percentuale di chi riconosce l’importanza del Giorno della Memoria, sia di chi ritiene inutile questa celebrazione. Una polarizzazione che trasforma una ricorrenza nata per unire nella memoria in un terreno di divisione politica.
Quando la storia diventa ostaggio dell’attualità
Il rischio più grave è quello evidenziato dall’analisi: “che la cronaca di questi anni impatti negativamente anche sulla memoria storica, portando a pericolosi revisionismi e alla minimizzazione di quanto avvenuto nel corso del XX secolo”.
Sui social media e in alcuni segmenti del dibattito pubblico si moltiplicano i paragoni storici impropri, le relativizzazioni, persino il negazionismo mascherato da critica politica. La distinzione fondamentale tra la legittima critica alle politiche del governo israeliano e l’antisemitismo – tra antisionismo politico e odio verso gli ebrei – sembra sfumare in un magma indistinto di posizionamenti emotivi.
La sfida educativa
Quest’anno il Giorno della Memoria si presenta con un’urgenza particolare. Non basta più ricordare i sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento nazisti, insieme a rom, oppositori politici, persone LGBTQ+, disabili e altre vittime del regime. Non basta più ricordare le vergognose leggi razziali fasciste del 1938, i rastrellamenti fatti nelle nostre città dai comandi nazisti, con la pavida collaborazione dei fascisti. Occorre anche difendere la memoria stessa dall’essere strumentalizzata, relativizzata o cancellata in nome delle battaglie del presente.
La sfida è mantenere la Shoah come punto fermo della coscienza collettiva europea, come “mai più” che non ammette eccezioni né condizioni, indipendentemente dalle tensioni geopolitiche contemporanee. Perché se la memoria storica diventa merce di scambio nelle discussioni politiche, se può essere minimizzata quando “serve” a un argomento, allora abbiamo già perso la battaglia contro l’oblio.
Oltre la polarizzazione
I dati SWG lanciano un allarme che va raccolto con urgenza: la società italiana sta vivendo una frattura nella percezione della memoria. Ricomporre questa frattura richiede uno sforzo educativo e culturale che sappia tenere insieme due verità apparentemente in tensione: la memoria della Shoah è, oggi più che mai, un patrimonio universale che non può appartenere a nessuna parte politica, e la critica alle azioni di qualsiasi governo – compreso quello israeliano – non solo è legittima ma è parte integrante di una democrazia matura.
Il 27 gennaio 2025 dovrà essere l’occasione per ribadire che la memoria non è negoziabile, che l’antisemitismo va combattuto sempre e ovunque si manifesti, e che la storia del XX secolo ci ha insegnato fin troppo bene dove porta l’odio quando viene normalizzato, minimizzato o giustificato.
Oggi più che mai.