La violenza contro gli animali in Italia è ancora diffusa e preoccupante. A tracciarne un bilancio è il report di Legambiente “Mai più Green Hill. Verso un’Italia che vede la sofferenza”, che analizza dati ufficiali e racconta 44 storie emblematiche di crudeltà.
Dal 2011 al 2017 sono stati registrati 39.151 procedimenti penali per delitti contro gli animali, ma solo il 30% ha dato avvio all’azione penale e oltre la metà di questi casi si è poi chiusa con archiviazioni per motivi vari, dalla prescrizione all’infondatezza delle accuse. In media, ogni anno vengono emesse circa 850 condanne, a fronte di 5.600 procedimenti.
Il dossier ricorda casi simbolo come l’allevamento di beagle per sperimentazione di Green Hill, la mucca Doris seviziata, l’orsa Amarena e il cane Aron, vittime di maltrattamenti e crudeltà che hanno scosso il Paese. Nonostante dal 2004 i delitti contro gli animali siano entrati nel Codice penale, e le pene siano state inasprite nel 2025, permangono lacune legislative, criticità procedurali e disuguaglianze nei servizi pubblici veterinari ed educativi.
Legambiente propone di rafforzare il quadro normativo, colmare le lacune sulla fauna selvatica, creare un Osservatorio sui delitti contro gli animali, definire una strategia nazionale condivisa e investire in percorsi educativi e servizi veterinari pubblici. L’obiettivo è trasformare la tutela degli animali da principio dichiarato in diritto effettivo, riconoscendo la loro capacità di soffrire e prevenendo la violenza anche verso le persone, legata agli stessi meccanismi culturali e sociali.