Fiducia in calo: i consumatori italiani frenano, le imprese tengono
Economia 26 Marzo 2026, di Danilo Grossi
L'indagine Istat di marzo 2026 registra un marcato deterioramento del clima di fiducia delle famiglie, trascinato dalle crescenti preoccupazioni sulla situazione economica generale del Paese. Le imprese mostrano maggiore resilienza, con segnali positivi in quasi tutti i comparti. Per i Comuni, questi dati offrono una bussola essenziale per la programmazione delle politiche di welfare locale e lo sviluppo economico del territorio.
A marzo 2026 l’indicatore sintetico della fiducia dei consumatori italiani scende da 97,4 a 92,6 punti, segnando il calo mensile più pronunciato degli ultimi mesi. Tutte le componenti dell’indice peggiorano, con una sola eccezione: l’opportunità di risparmiare nella fase attuale, che si mantiene stabile.
La dinamica più allarmante riguarda il clima economico — la percezione della situazione macroeconomica del Paese — che crolla da 99,1 a 88,1 punti. In parallelo, il clima futuro registra una flessione da 93,1 a 85,3 punti, segnalando che i cittadini non si aspettano un miglioramento nel breve periodo. Il clima personale, che misura le condizioni della famiglia, scende più moderatamente da 96,8 a 94,2 punti, mentre il clima corrente passa da 100,7 a 98,0.
Va sottolineato che la raccolta dati si è svolta nei primi quindici giorni di marzo 2026, un periodo caratterizzato da una crescente incertezza geopolitica e da oscillazioni sui mercati internazionali, fattori che possono aver amplificato il pessimismo delle famiglie intervistate.
COMPONENTI DELL’INDICE DI FIDUCIA DEI CONSUMATORI (SALDI PONDERATI)
Componente
Feb 2026
Mar 2026
Variazione
Giudizi situaz. economica Italia
-61,6
-71,6
▼ -10,0
Attese situaz. economica Italia
-36,9
-69,6
▼ -32,7
Attese disoccupazione
+32,8
+42,0
▼ +9,2
Attese situaz. economica famiglia
-18,6
-28,8
▼ -10,2
Opportunità acquisto beni durevoli
-50,1
-63,9
▼ -13,8
Opportunità attuale risparmio
+133,5
+135,3
▲ +1,8
Fonte: Istat, Indagine sulla fiducia dei consumatori, marzo 2026.
Le attese sulla situazione economica dell’Italia crollano di 32,7 punti in un solo mese: un segnale che merita attenzione nella pianificazione dei servizi locali.
Le imprese reggono l’urto: manifattura e servizi in positivo
Ben più contenuto è l’impatto sul versante imprenditoriale: l’Istat Economic Sentiment Indicator (IESI), l’indice composito della fiducia delle imprese italiane, cede soltanto un decimo di punto, passando da 97,4 a 97,3. La sostanziale tenuta dell’indice aggregato nasconde però dinamiche settoriali differenziate.
La manifattura registra una lieve crescita dell’indice (da 88,5 a 88,8), con ordini in miglioramento ma con aspettative di produzione in frenata — un segnale di incertezza sul fronte della domanda futura. Le costruzioni confermano il trend positivo (da 103,1 a 103,6), trainate soprattutto dall’ingegneria civile (106,5), dove gli investimenti pubblici in infrastrutture continuano a sostenere i piani di lavoro. Positiva anche la dinamica dei servizi di mercato (da 102,1 a 102,7), con i servizi turistici che spiccano a 122,4 punti.
L’unico settore in controtendenza è il commercio al dettaglio, il cui indice scende marcatamente da 104,9 a 100,6, con un peggioramento diffuso in tutte le componenti — vendite, scorte e aspettative — che riflette verosimilmente il già citato calo della propensione al consumo delle famiglie.
CLIMA DI FIDUCIA PER SETTORE — INDICI DESTAGIONALIZZATI (BASE 2021=100)
Settore
Nov 2025
Dic 2025
Gen 2026
Feb 2026
Mar 2026
IESI (composito)
96,1
96,5
97,6
97,4
97,3
Manifattura
89,4
88,4
89,1
88,5
88,8
Costruzioni
102,6
101,0
99,9
103,1
103,6
Servizi di mercato
97,9
100,2
103,4
102,1
102,7
Commercio al dettaglio
107,0
106,8
102,3
104,9
100,6
Fonte: Istat, Indagine sulla fiducia delle imprese (IESI), marzo 2026.
Gli investimenti manifatturieri nel 2026: ottimismo cauto
Il modulo semestrale sugli investimenti, somministrato alle imprese manifatturiere nei mesi di marzo e novembre, offre quest’anno un quadro di ottimismo moderato ma in lieve ridimensionamento rispetto al 2025. Il 33,2% delle imprese ha dichiarato un aumento degli investimenti nel 2025 rispetto al 2024 (saldo +9,8 punti), con un contributo positivo sia dei macchinari e attrezzature (+10,7 punti) sia degli investimenti intangibili — ricerca e sviluppo, software, formazione — (+7,3 punti). In negativo restano invece gli investimenti in edifici, terreni e infrastrutture (-6,8 punti).
Per il 2026, il 24,8% delle imprese prevede un aumento degli investimenti contro il 18,7% che li stima in calo: un saldo di +6,1 punti, sensibilmente inferiore a quello del 2025. La buona notizia è che questo dato è sostanzialmente allineato alla prima previsione rilevata a novembre 2025 (+6 punti), suggerendo che le intenzioni di spesa in conto capitale si siano mantenute stabili nonostante le turbolenze geopolitiche. La preferenza delle imprese continua a orientarsi verso macchinari, attrezzature e beni intangibili piuttosto che verso investimenti fissi di lungo periodo.
FOCUS AMMINISTRATORI LOCALI
Cosa significa per i Comuni Il calo della propensione al consumo e il peggioramento del clima personale possono tradursi in una maggiore pressione sui servizi comunali di welfare, dai contributi alle utenze ai buoni spesa, specialmente nelle aree con maggiore vulnerabilità economica. La tenuta del settore costruzioni — e in particolare dell’ingegneria civile — conferma l’importanza degli investimenti pubblici in infrastrutture. I Comuni che hanno cantieri PNRR attivi o in avvio possono contribuire a sostenere l’occupazione locale in un contesto di incertezza. Il boom del settore turistico (indice a 122,4) segnala opportunità concrete per i territori con vocazione turistica: rafforzare l’accoglienza, investire nella promozione e favorire la creazione di reti tra operatori può amplificare l’effetto moltiplicatore di questa ripresa. Il peggioramento del commercio al dettaglio — specialmente nella grande distribuzione — sollecita una riflessione sulla vitalità dei centri urbani minori e sulla sostenibilità del tessuto commerciale di prossimità, che i Comuni possono supportare con politiche di incentivo all’insediamento e riduzione degli oneri. L’orientamento delle imprese manifatturiere verso investimenti in macchinari e competenze digitali richiede un ecosistema favorevole: gli enti locali possono facilitare l’accesso alle misure nazionali e regionali di incentivo, fungendo da sportello di orientamento per le PMI del territorio.