Il volto della politica europea sta cambiando, ma il ritmo è quello di una lenta evoluzione piuttosto che di una rivoluzione. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Eurostat, nel 2025 la presenza femminile nei parlamenti nazionali dell’UE ha raggiunto il 34%. Un traguardo che segna un progresso del 5% rispetto al 2015, ma che rivela profonde fratture geografiche e politiche all’interno del blocco.
La “stella polare” del nord e il fanalino di coda orientale
L’eccellenza in termini di rappresentanza continua a parlare le lingue scandinave. In cima alla classifica troviamo la Finlandia (46%), tallonata da Svezia e Danimarca, entrambe stabili al 45%, questi Paesi non solo mantengono standard elevati, ma confermano un modello culturale dove la leadership femminile è consolidata. All’estremo opposto, la resistenza al cambiamento è evidente in una fascia di paesi che fatica a superare la soglia del 20%: Cipro si ferma al 14%, seguita da Ungheria (16%) e Romania (22%). È un dato che riflette non solo dinamiche elettorali, ma anche un diverso approccio alle politiche di genere e alle quote rosa.
Il caso Germania
Se tutti i paesi membri hanno mostrato segnali di crescita, il dato più controintuitivo arriva da Berlino. La Germania è l’unico paese ad aver registrato una flessione significativa: -3,5% rispetto a 10 anni fa. Un segnale che la parità non è un traguardo acquisito una volta per tutte, ma un equilibrio che può sfaldarsi sotto i colpi di mutamenti politici interni. Al contrario, si registrano “balzi” straordinari che ridefiniscono le geografie del potere:
- Lettonia: +19%
- Malta: +15%
- Francia e Rep. Ceca: +11%
Governi: la sfida del potere esecutivo
Spostando l’analisi dai banchi del Parlamento alle stanze dei bottoni dei Governi, il quadro si fa ancora più contrastato, a livello aggregato, le donne occupano il 32% dei posti ministeriali (+4% rispetto al 2015). In questo contesto la Finlandia rompe gli schemi, raggiungendo il 60% di donne nell’esecutivo e superando la parità; Svezia al 50% e Francia al 49% seguono a ruota, dimostrando che la volontà politica può tradursi rapidamente in nomine concrete.
Tuttavia, il dato governativo evidenzia zone d’ombra preoccupanti, l’Ungheria si distingue per un record negativo assoluto: nessuna donna presente al governo. Anche Romania (10,5%) e Repubblica Ceca (12%) mostrano esecutivi monocromatici.
“La discrepanza tra la crescita nei parlamenti e il calo in alcuni governi suggerisce che, sebbene l’accesso alle assemblee elettive sia più fluido, il cuore del potere decisionale (i ministeri) rimane ancora difficile da scalare” commentano gli esperti.
In conclusione l’Europa del 2025 è un continente che viaggia a velocità diverse. Se da un lato riforme strutturali in Paesi come la Lettonia e la Francia hanno dato frutti evidenti, dall’altro la drastica riduzione della presenza femminile nel governo rumeno (-24%) e la stagnazione ungherese ricordano che la strada verso la parità è ancora lunga e, soprattutto, reversibile.
Fonte: Eurostat