Ogni ultima domenica di luglio, ormai da tre anni, nel Parco del Loto vengono organizzati il contest e la mostra di pittura dal titolo “Sarebbe piaciuto a Monet…”. Moltissimi i partecipanti, pittori di talento, amanti della natura, dei colori, dei profumi. Per ammirare questo spettacolo che si rinnova nel cuore dell’estate ispirati (magari indegnamente a livello artistico) dal celeberrimo maestro impressionista, viene proposta la nuova edizione di pittura all’aperto. Una kermesse per autori e creativi che hanno modo di cimentarsi liberamente nella pittura di tele e acquarelli.
Il Parco del Loto è una rarità dal punto di vista naturalistico e l’Amministrazione comunale di Lugo si impegna, tutti gli anni, per fare in modo che l’area sia fruibile da coloro che desiderino accedervi. L’evento è organizzato dall’Università popolare di Romagna, dall’Associazione Eco con il patrocinio del Comune di Lugo e della Regione.
Lugo è un comune di circa 30.000 abitanti, le due aree naturali di maggior pregio del territorio sono il Parco del Loto e il Canale dei Mulini di Castel Bolognese. Nel 2011 entrambe le zone sono entrate a far parte di un’Area di Riequilibrio Ecologico che si estende tra i comuni di Lugo e Fusignano per oltre 70 ettari.
Il lago delle ninfee sorge nell’area in cui un tempo vi era niente altro che una cava di argilla.
Il Parco, pur avendo una vocazione naturalistica, è situato in ambito urbano quasi a ridosso del centro storico della cittadina e anche questa particolarità lo rende unico in quell’equilibrio quasi irreale tra dinamismo e quiete, trasposizione onirica di un contenuto realistico. All’interno dell’incantevole giardino sono presenti stagni, prati, arbusteti, come pure un piccolo bosco. Negli anni 1995-1996 è stato fatto un censimento della vegetazione presente nell’area, che ha portato al rilevamento di 202 specie. Per quanto riguarda la fauna, invece, sono stati rilevati svariati tipi di uccelli, tra cui il cardellino, l’usignolo di fiume, lo stamaparnazzo, il pendolino europeo, la folaga, il marascello, il tarabusino, il martin pescatore e l’airone cinerino.
Alle porte della città, nel punto di attraversamento di Via Villa, prima di arrivare in prossimità del Parco del loto si trova il seicentesco Ponte delle Lavandaie, un’opera singolare tuttora in buono stato. Ben conservati anche i gradoni (ricavati dall’argine) su cui erano solite sedersi le lavandaie di un tempo e proprio nel tempo andato sembra di potersi perdere passo dopo passo. Un feedback di qualche istante, provare per credere.
Ma cosa unisce un piccolo paese della Francia settentrionale ad un centro del ravennate? Lo specchio d’acqua su cui galleggiano le ninfee naturalmente.
Chi conosce la biografia di Claude Monet sa infatti che egli fece realizzare un laghetto nella sua residenza di Giverny, per coltivare fiori di loto, divenuti poi i soggetti ricorrenti di tanti suoi celebri dipinti. Negli ultimi anni della sua vita Monet si dedicò esclusivamente alla realizzazione di una serie di tele che raffiguravano i fiori del giardino della sua tenuta. In quell’angolo bucolico profumato e silenzioso bagnato dal laghetto, l’artista trascorse parte della sua vita dipingendo fiori bianchi fluttuanti sulla superficie dell’acqua. Il primo gruppo di quadri dedicato alle ninfee fu eseguito tra il 1899 e il 1904. Dal 1914 in poi ne riprese il tema apportando significative modifiche attraverso un punto d’osservazione più ravvicinato in un vibrante mix di colori che questi fiori, insieme all’azzurro del cielo sanno creare giocando con l’acqua.
Un caleidoscopio di felicità, almeno per coloro che sanno coglierla.