Il clima della Terra sta abbandonando le condizioni di stabilità che hanno sostenuto la civiltà umana per millenni. È l’avvertimento centrale di una ricerca scientifica recente che mette in guardia dall’avvicinarsi di soglie critiche di temperatura oltre le quali potrebbero innescarsi meccanismi di feedback auto-rinforzanti: un percorso di “riscaldamento a effetto valanga” difficile, se non impossibile, da invertire. Un allarme che chiama direttamente in causa le amministrazioni locali.
La fine della stabilità olocene
Per circa 11.700 anni, durante l’Olocene, il pianeta ha goduto di un clima relativamente stabile: quella finestra di condizioni favorevoli che ha permesso lo sviluppo dell’agricoltura, delle società complesse e degli ecosistemi che oggi conosciamo. Oggi, secondo i ricercatori, quella finestra si sta chiudendo. Le temperature globali hanno raggiunto livelli pari o superiori a qualsiasi periodo degli ultimi 125.000 anni, mentre le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera hanno superato le 422 parti per milione, circa il 50% in più rispetto all’era pre-industriale.
Particolarmente significativo è il dato sulle temperature recenti: per 12 mesi consecutivi il pianeta ha superato la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, il limite fissato dall’Accordo di Parigi. Un evento che ha coinciso con ondate di calore record, incendi, alluvioni e altri fenomeni estremi che anche i Comuni italiani hanno vissuto sulla propria pelle negli ultimi anni.
I “punti di svolta”: quando il clima si auto-alimenta
Lo studio identifica sedici grandi elementi del sistema Terra — chiamati “tipping elements” — che possono cambiare stato in modo brusco e irreversibile una volta superate determinate soglie di temperatura. Dieci di questi potrebbero contribuire ad accelerare ulteriormente il riscaldamento. Tra i più preoccupanti: il disgelo della calotta glaciale della Groenlandia (già vulnerabile tra 0,8°C e 3,4°C di riscaldamento), il permafrost artico, i ghiacciai montani e alcune porzioni della foresta amazzonica.
Il meccanismo di rischio è quello delle “cascate”: se un elemento raggiunge il proprio punto di svolta, può spingere altri sistemi oltre la loro soglia critica. Ad esempio, il disgelo artico riduce la capacità riflettente della Terra e accelera il riscaldamento; questo indebolisce la corrente atlantica (AMOC); il cui rallentamento altera le piogge tropicali, mettendo a rischio l’Amazzonia. La deforestazione dell’Amazzonia libererebbe enormi quantità di carbonio, alimentando un’ulteriore spirale di riscaldamento. Un effetto domino con conseguenze globali.
Cosa significa per i Comuni italiani
Le proiezioni attuali indicano che, con le politiche di riduzione delle emissioni oggi in campo, il mondo è avviato verso un picco di riscaldamento di circa 2,8°C entro il 2100. Uno scenario che, secondo lo studio, è insufficiente e potrebbe avvicinarci pericolosamente a più tipping point simultanei. Per le amministrazioni locali italiane questo si traduce in sfide sempre più concrete e urgenti.
I Comuni sono in prima linea nell’affrontare gli effetti del cambiamento climatico: alluvioni e frane nei territori montani e collinari, siccità e stress idrico nelle aree rurali del Sud, ondate di calore nelle aree urbane, erosione costiera nei Comuni litoranei. Lo studio sottolinea come l’accelerazione del riscaldamento — passata da circa 0,05°C per decennio a metà del Novecento agli attuali 0,31°C per decennio — stia riducendo drasticamente il tempo disponibile per adattarsi.
In particolare, i piccoli Comuni delle aree interne sono tra i più esposti: spesso già alle prese con la fragilità idrogeologica del territorio, la riduzione dei servizi e lo spopolamento, si trovano ora a dover fronteggiare anche un’emergenza climatica che ne aggrava ulteriormente le condizioni di vulnerabilità.
La finestra si chiude: il tempo per agire è ora
Gli autori dello studio sono espliciti: l’incertezza sulle soglie esatte dei tipping points non è una ragione per rimandare, ma un motivo in più per agire con urgenza e precauzione. Tra le azioni prioritarie indicate vi sono la drastica riduzione delle emissioni di CO₂ e metano a livello globale, lo sviluppo di modelli climatici ad alta risoluzione capaci di cogliere le dinamiche locali, e l’istituzione di sistemi di monitoraggio anticipatorio dei segnali di allarme.
Per i Comuni, questo si traduce nella necessità di integrare i rischi climatici nella pianificazione urbanistica e territoriale, investire nei piani di adattamento climatico, e partecipare attivamente alle reti di governance multilivello — europea, nazionale, regionale — che stanno costruendo le politiche di risposta. Il PNRR e i fondi europei rappresentano un’opportunità concreta in questa direzione, ma richiedono capacità amministrativa e visione strategica.
I NUMERI DEL CLIMA CHE CAMBIA
422,5 ppm — concentrazione attuale di CO₂ nell’atmosfera, la più alta degli ultimi 2 milioni di anni
0,31°C per decennio — ritmo attuale di riscaldamento globale (era 0,05°C negli anni ’50)
37,8 Gt — emissioni globali di CO₂ legate all’energia nel 2024, un nuovo record storico
16 — i grandi “tipping elements” del sistema Terra identificati dagli scienziati, 10 dei quali potrebbero amplificare il riscaldamento
La governance locale come presidio del territorio
Il messaggio finale della ricerca è netto: siamo probabilmente vicini a una soglia pericolosa, con opportunità sempre più ridotte per prevenire esiti climatici pericolosi e ingestibili. Ma la scienza non fornisce una data di scadenza, e questo — paradossalmente — è la ragione più forte per non aspettare.
I Comuni, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni che costituiscono la spina dorsale del territorio italiano, hanno un ruolo essenziale: non solo come soggetti esposti ai rischi, ma come attori protagonisti della transizione e dell’adattamento. La conoscenza del proprio territorio, la relazione diretta con le comunità, la capacità di attivare reti di solidarietà locale sono risorse preziose che nessun modello climatico globale può replicare. È da qui, dalla dimensione locale, che passa una parte cruciale della risposta alla più grande sfida della nostra epoca.
Fonte: Armstrong McKay et al. / Cell Press — “Tipping points and hothouse Earth trajectory” (2025). L’articolo originale è dedicato alla memoria di Will Steffen (1947–2023), pioniere della scienza del sistema Terra.