L’Unione Europea consolida la linea dura sull’immigrazione con una strategia quinquennale che segna una svolta nella gestione dei flussi migratori. La priorità dichiarata dal commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner è chiara: ridurre e contenere il numero degli arrivi illegali, puntando su un aumento drastico dei rimpatri e sull’uso della politica dei visti come strumento di pressione diplomatica.
Secondo Frontex, nel 2025 gli ingressi irregolari nell’Unione sono diminuiti del 26%, raggiungendo il livello più basso dal 2021, con cali significativi lungo le rotte dei Balcani e dell’Africa occidentale. Il Mediterraneo centrale rimane tuttavia la rotta più attiva verso l’Europa. La nuova strategia mira a consolidare questo trend e a espellere chi non ha diritto a restare nel territorio comunitario.
Centri polivalenti e diplomazia assertiva
La strategia apre alla creazione di centri multifunzionali lungo le rotte migratorie, strutture che combinano diverse funzioni operative per gestire il ciclo migratorio fuori dal territorio dell’UE in collaborazione con i Paesi partner. Questi hub, definiti “polivalenti”, potranno offrire soluzioni innovative per la gestione dei flussi, fornendo protezione più vicina ai Paesi di origine.
La Commissione intende intensificare i partenariati con Paesi terzi come Tunisia, Egitto e Mauritania, adottando quello che Brunner ha definito un approccio “assertivo”: “Dobbiamo promuovere i nostri interessi senza rifuggire da situazioni politicamente complesse”, ha dichiarato il commissario.
Visti come leva diplomatica
Una delle novità più significative riguarda l’uso strategico della politica dei visti. Se un Paese terzo non collabora nel riprendersi i propri cittadini espulsi dall’UE, Bruxelles potrà reagire rendendo più difficile il rilascio dei visti per i cittadini di quel Paese.
Le misure previste includono la sospensione del rilascio di visti per ingressi multipli, tempi di elaborazione più lunghi e un aumento dei costi. La strategia propone di rivedere questo meccanismo nell’ambito della revisione legislativa del Codice dei visti, prevista per il 2026.
Digitalizzazione e intelligenza artificiale
Tra le innovazioni figura l’uso della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale nella gestione dell’asilo e della migrazione. Il sistema di ingressi e uscite, già operativo, ha registrato oltre 20 milioni di registrazioni nelle prime otto settimane e 15.000 rifiuti, come ha evidenziato Brunner.
L’obiettivo è costruire il sistema digitale di gestione delle frontiere più avanzato al mondo, con l’introduzione del Sistema europeo di autorizzazione ai viaggi (ETIAS) che completerà il quadro tecnologico.
Dalla gestione dell’emergenza alla pianificazione strutturale
Con questa strategia, la Commissione prova a chiudere la stagione dell’emergenza permanente e ad aprire una fase di pianificazione strutturale. Non si tratta di un semplice elenco di misure, ma di una bussola politica per i prossimi cinque anni, in un contesto globale segnato da instabilità geopolitiche e pressioni demografiche.
Il piano si basa sull’attuazione del Patto su migrazione e asilo, approvato nella precedente legislatura, che prevede il rafforzamento del controllo delle frontiere esterne e l’armonizzazione delle procedure tra Stati membri. Le procedure di frontiera entreranno in vigore a giugno 2026.
Reazioni e prospettive
La nuova strategia ha già incassato il plauso degli Stati membri favorevoli a una linea più rigida, mentre solleva preoccupazioni tra le organizzazioni umanitarie che temono un arretramento nella protezione dei diritti dei richiedenti asilo.
Il messaggio della Commissione è chiaro: la migrazione non viene più trattata come un fenomeno da rincorrere, ma come una realtà da governare. Un governo che deve essere, nelle intenzioni di Bruxelles, insieme fermo ed equo, capace di garantire sicurezza senza rinunciare ai valori fondanti dell’Unione. La sfida sarà mantenere questo equilibrio nei prossimi anni, mentre le pressioni migratorie continuano a evolversi.