Futuro della geotermia al centro del tavolo di confronto, richiesto dall’Anci Toscana con una lettera inviata al ministro Luigi Di Maio nel dicembre scorso e tenutosi a Roma nella sede del Mise, al quale hanno partecipato i Sindaci di 16 Comuni toscani e rappresentanti delle Regioni. Obiettivo dell’incontro, discutere la modifica del decreto FER-1 sulle energie rinnovabili, che esclude la geotermia dalla linea di finanziamento: una questione nazionale, ma in che in particolare in Toscana avrebbe ricadute pesanti sui territori e l’occupazione. Affrontare, inoltre, alcuni aspetti tecnologici legati ai possibili sviluppi sull’utilizzo del calore geotermico, con particolare attenzione alle soluzioni impiantistiche in grado di minimizzare gli impatti ambientali. A questo proposito ricordiamo che per geotermia si intende la disciplina delle scienze della Terra che studia l’insieme dei fenomeni naturali coinvolti nella produzione e nel trasferimento di calore proveniente dall’interno della Terra, pari soltanto 1/20.000 del calore che la stessa Terra riceve dal Sole.
«Si è trattato di una riunione interlocutoria, ma positiva – commenta il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi– Entro un mese il tavolo sarà riconvocato e nel frattempo i tecnici del Ministero e della Regione si confronteranno alla ricerca della migliore soluzione. Bisogna far presto e fare in modo che gli investimenti in questo settore non si blocchino. Siamo particolarmente sensibili alle questioni del miglioramento dell’impatto ambientale e alle esigenze di sviluppo di quei territori. Al Governo chiediamo di reintrodurre gli incentivi, altrimenti tutto si ferma: la geotermia – aggiunge il governatore – è l’energia del futuro della nostra regione. Per avere entro il 2050 una Toscana carbon free dobbiamo incentivare e non interrompere lo sviluppo di questa fonte di energia rinnovabile. Del resto la Regione ha lavorato molto in questo settore e di recente ha approvato una legge i cui contenuti sono stati apprezzati qui al Ministero, una norma che detta regole e modelli precisi nello sfruttamento del fluido geotermico. Resto poi convinto che esista una notevole potenzialità non ancora utilizzata: quella di catturare l’anidride carbonica che si produce nelle centrali geotermiche per impedirne la dispersione in atmosfera e per venderla alle industrie alimentari e a tutte quelle che la utilizzano nei loro processi, quindi senza far più ricorso all’importazione e dando alimento all’economia circolare».
«È stata una riunione positiva – ha infatti dichiarato il sottosegretario Crippa – perché è emersa una disponibilità, da parte dei soggetti interessati, a lavorare in sinergia per realizzare impianti innovativi nel campo della geotermia che consentiranno un’ulteriore riduzione degli inquinanti e la raccolta della Co2 per scopi commerciali. Tutto ciò ci permetterà di diventare un Paese all’avanguardia nell’esportazione di questo know how».