Nella giornata odierna ricorre un evento importante per il cinema italiano; infatti, il 9 aprile del 1975 viene assegnato l’Oscar, come miglior film straniero, ad Amarcord di Fellini. Un film dal titolo particolare che è diventato un neologismo della lingua italiana. Amarcord significa, in romagnolo,” io mi ricordo” e nella lingua italiana viene utilizzato per rievocare un momento nostalgico. E’ la potenza, senza eguali, di Fellini e della sua arte che, grazie a questo film, ottenne la nomination come migliore regista e migliore sceneggiatura l’anno successivo all’Oscar.
Questo film è da considerarsi l’opera del maestro più autobiografica, quella che racconta la Rimini degli anni 30’ attraverso gli occhi dell’attore Bruno Zanin. E’ un racconto della giovinezza di Fellini in un periodo e in territorio che è alle prese con l’affermazione del Fascismo, di cui, evidentemente, Fellini non ne faceva esaltazione. E’, pero, un racconto della vita di un giovane che sta diventando grande e che poi si trasferirà a Roma. Ecco, questo film ha una sua prosecuzione con i “Vitelloni” dove si racconta della seconda vita del regista quando si trasferirà in quel di Roma. Anche se poi i Vitelloni è stato prodotto vent’anni prima.
Amarcord fu un successo planetario che giustifica il fatto che vinse nel 1975 e nel 1976 continuò a mietere successo ottenendo le candidature all’Oscar e la Golden Globe, come raccontato in precedenza. Oltre a questi massimi riconoscimenti, il film ottenne altrettanti riconoscimenti in ogni angolo del globo. Insomma, è da considerarsi una delle pietre miliari dell’arte cinematografica di tutti i tempi. Tanto che ancora oggi è uno dei film più visti in lingua originale. Cosa difficile visto che nel film è presente tanto di quel dialetto romagnolo. A tal proposito ci piace menzionare la frase del film dove Aurelio, interpretato dall’attore Armando Brancia, disse:
“Mio nonno fava i mattoni, mio padre fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me…
Ma la casa mia dov’è?”.
Fellini è parte integrante della storia cinematografica mondiale, la sua arte cinematografica è poesia. Ovviamente il tutto è indubbiamente da considerarsi del tutto soggettivo, ma per capire cosa è stato il cinema di Fellini, è importante soffermarsi in una frase dello maestro che, in un’intervista, disse: “Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio”. All’interno di questa frase c’è tutta la grandezza di Federico Fellini.