Ci sono degli splendidi luoghi rimasti nella memoria collettiva perché, nel secondo dopoguerra, alcuni grandi artisti del cinema vi girarono una serie di scene dei loro capolavori. Fu allora, durante gli anni ’40 del Novecento, che il “neorealismo”, in contrapposizione alla retorica estetizzante di epoca precedente, si affacciò al pubblico italiano ed internazionale prendendo, col tempo, un posto nel cuore degli appassionati e dei critici del mestiere. Soprattutto, acquisendo un ruolo indelebile nella drammaturgia e nella commedia del cinema.
Uno dei luoghi prescelti per girare alcune delle scene principali – e non potè essere altrimenti – fu Roma. Una Roma oggi in larga parte cambiata, o ricoperta progressivamente da edifici che solo pochi anni fa non c’erano e attraverso i quali sono sorte grandi strade di collegamento, stazioni ferroviarie, centri commerciali, sottopassi e cavalcavia. Che ovviamente, 70-80 anni fa erano per lo più sterminate colline o ampi appezzamenti di campagna. Quelle locazioni – scenari di films indimenticabili – che hanno resistito alla cementificazione, alle modifiche strutturali della città e all’usura del tempo non sono molte, ma la maggior parte di queste si trovano presso il centro storico. Benchè parte degli studiosi della materia attribuisca alla pellicola Ossessione di Luchino Visconti (1943) la effettiva origine del neorealismo italiano, la definitiva diffusione di questa corrente artistica ad un pubblico più vasto ebbe luogo pochi mesi più tardi.
Gli angoli logistici in cui di fatto nacque il cinema neorealista di Rossellini, con “Roma città aperta”, furono ovviamente quelli della capitale. Era il 1945, l’Italia stava faticosamente uscendo da quasi un decennio di guerre e sofferenze, ed il regista rappresentò alcune delle sue scene proprio presso quegli ambienti dove tali stenti e tali stati d’animo erano stati effettivamente vissuti : Via Tasso (dove i nazisti interrogavano i prigionieri), Via degli Avignonesi (di fianco a Via Rasella), San Giovanni, Via Casilina. Luoghi dove, in piena occupazione nazista, i romani insorsero, dove avvennero drammatici scontri a fuoco tra gli oppositori del regime e la Wermacht, e dove ebbe luogo il terribile attentato del 23 marzo del ’43, il quale avrebbe provocato la feroce ritorsione delle Fosse Ardeatine. Come dimenticare la scena della Magnani colpita dalla mitragliatrice girata in Via Montecuccoli, a pochi metri da Piazzale Prenestino?
Un altro “pezzo” indelebile del cinema neorealista fu “Ladri di biciclette” di De Sica, girato nel 1948. Il quale, alla pari di altri films, ha diversi luoghi storici romani come principali scenari rappresentativi. Quando il Ricci (Lamberto Maggiorani) – derubato della sua bicicletta – si rivolge a chi pensa possa aiutarlo a recuperarla, se ne va in giro per le vie di Trastevere e dell’Esquilino, zona Teatro Brancaccio, e quando la ritrova in mano al ladro, la scena si svolge in Piazza di Porta Portese, fondamentalmente cambiata ma riconoscibile dai resti delle Mura Aureliane sullo sfondo. Nello stesso periodo, solo appena pochi anni dopo, Roma fu teatro dell’epico “Guardie e ladri” di Steno e Monicelli, uscito nel 1951, con Totò e Fabrizi. Tra gli episodi più divertenti, l’inseguimento del brigadiere Bottoni (Fabrizi) a caccia del truffatore Ferdinando (Totò) girato in centro, tra Via del Traforo, Via del Tritone e Via Due Macelli, oppure il teatro presso il quale lo stesso Totò raduna dei ragazzi per farli passare come propri figli e ritirare i pacchi offerti in beneficenza : si tratta del teatro Quirino, a pochi metri da Via del Corso. Nel film, i pedinamenti di Fabrizi effettuati presso l’abitazione di Totò sono ambientati in una totalmente diversa Via Gregorio VII, allora circondata solo da enormi prati e distese di sterrato.
Non si può non menzionare inoltre quel genere di commedia classica all’italiana che ha fatto storia, impersonata dai vari Gassman, Totò, Salvatori, Murgia, Capannelle e Mastroianni ne “I soliti ignoti” del 1958, il cui regista fu Monicelli. Roma è ancora la protagonista assoluta : basti pensare alla palazzina dove Peppe, Mario, Ferribotte & c. tentano di portare a compimento il furto della cassaforte. Altro non è che l’edificio che fa angolo tra Via delle Tre Cannelle (presso cui vi è la famosa fontanella a “tre cannelle”, per l’appunto) e Via della Cordonata, appena sopra Piazza Venezia. Oppure, ricordando la scena riferita al momento in cui lo stesso Gassman (Peppe) fa la corte alla giovanissima Carla Gravina, si può notare che la zona delle riprese è la passeggiata di Via Nomentana di fronte alla Batteria, dove ancora dovevano essere costruiti la maggior parte dei palazzi che avrebbero ingrandito il quartiere Montesacro. E ancora: la baracca in cui abita Capannelle, altro non è che Via Collatina angolo Grotte di Gregna, dove attualmente sorge la grande centrale elettrica ed i centri commerciali del quartiere. Allora c’era solo la “buca” dove sarebbe sorto lo scalo ferroviario della Tav che oggi dà su Via dei Fiorentini e sulla Tangenziale Est.
Come non ricordare inoltre le immagini di “Poveri ma belli”, con Maurizio Arena, girate da Dino Risi per gran parte nello splendore di una Piazza Navona sicuramente più pulita di oggi e nella quale allora potevano abitare anche ragazzi appartenenti ai ceti più bassi della scala sociale? Attualmente, la stragrande maggioranza dei paesaggi periferici presso i quali vennero effettuate le riprese neorealiste sono mutati, ed è assai difficile risalire ai luoghi rappresentati. Tuttavia, con un po’ di buona volontà (ed un gran lavoro), è possibile ricostruire molti degli scenari utilizzati dai registi tanto tempo fa. Riguardo al centro storico di Roma, la ricostruzione è naturalmente più facile poiché, per capirci, molte delle strutture presenti allora – tra cui una serie di edifici monumentali – hanno una rilevanza storico-artistica che rappresentano un patrimonio su cui la “lunga mano” dei palazzinari non può (per ora) arrivare.