Piccoli comuni, grande turismo: nel 2026 oltre 79 milioni di presenze
Turismo 11 Marzo 2026, di Danilo Grossi
Le stime Demoskopika rivelano un fenomeno strutturale: i borghi italiani sotto i 5.000 abitanti si avvicinano ai volumi delle grandi città simbolo dell’overtourism
Sono numeri che cambiano prospettiva. Secondo le stime dell’Istituto Demoskopika, nel 2026 gli oltre 2.600 piccoli comuni italiani a vocazione turistica con meno di 5.000 abitanti potrebbero registrare complessivamente 21,3 milioni di arrivi — il 5,3% in più rispetto al 2025 — e circa 79,9 milioni di presenze, con una crescita del 6,9%. La permanenza media si attesta stabilmente a 3,7 giorni, confermando una fruizione lenta e radicata nel territorio.
Un confronto che ridisegna la mappa del turismo italiano
Il dato più significativo emerge dal confronto con i grandi poli urbani. Cinque città simbolo dell’overtourism — Verona, Venezia, Firenze, Roma e Napoli — hanno concentrato nel 2024 oltre 23 milioni di arrivi e 72,1 milioni di presenze. Nello stesso periodo, la rete dei piccoli comuni ha registrato 19,5 milioni di arrivi e 71,4 milioni di presenze: un volume del tutto paragonabile, distribuito però su una rete territoriale vastissima e capillare.
Contesto
Arrivi
Presenze
5 grandi città (overtourism)*
23,0 milioni
72,1 milioni
2.600+ piccoli comuni turistici (2024)
19,5 milioni
71,4 milioni
Piccoli comuni: previsione 2026
+21,3 milioni (+5,3%)
+79,9 milioni (+6,9%)
* Verona, Venezia, Firenze, Roma, Napoli — dati 2024
L’undertourism: un fenomeno strutturale
Il turismo nei comuni sotto i 5.000 abitanti rappresenta circa il 14% degli arrivi complessivi italiani e il 15,3% delle presenze totali. Una quota “tutt’altro che marginale”, come sottolineano i ricercatori di Demoskopika, che colloca il cosiddetto undertourism come fenomeno strutturale e non residuale del sistema turistico nazionale.
“Il potenziale strategico dei piccoli comuni nella redistribuzione dei flussi e nella riduzione delle pressioni legate all’overtourism” — Istituto Demoskopika
Questa rete di borghi è in grado di intercettare una domanda orientata verso esperienze più sostenibili, diffuse e integrate con le comunità locali. Un modello di sviluppo che risponde sia alle esigenze del turista contemporaneo — sempre più alla ricerca di autenticità e lentezza — sia alle necessità di decongestionamento dei grandi attrattori urbani.
Il Forum Internazionale del Turismo a Milano
Non è un caso che proprio l’undertourism sia stato scelto come tema centrale del Terzo Forum Internazionale del Turismo, promosso dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè e realizzato con Enit Spa. Un segnale istituzionale chiaro: il turismo nei territori minori non è più una nicchia, ma un pilastro della strategia nazionale.
“L’undertourism è stato il tema centrale del Terzo Forum Internazionale del Turismo. Un segnale istituzionale: i borghi non sono più una nicchia.”
Implicazioni per i sindaci e gli amministratori locali
Per i sindaci dei piccoli comuni, questi dati rappresentano un’opportunità e insieme una responsabilità. L’opportunità è evidente: flussi crescenti significano maggiori entrate, maggiore vivacità economica, nuove possibilità per commercio, ristorazione, ricettività. La responsabilità riguarda la capacità di gestire questa crescita senza replicare i problemi delle grandi città: saturazione, perdita di identità, conflitti con i residenti.
Strumenti come le DMO (Destination Management Organization), i piani di gestione dei visitatori, le politiche di destagionalizzazione e la valorizzazione dei cammini e dei percorsi tematici diventano essenziali. Il PNRR ha messo a disposizione risorse significative per la rigenerazione culturale e turistica dei borghi: l’invito è a non lasciare questi fondi inutilizzati.