Mancano pochi mesi alla scadenza formale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e il quadro che emerge dall’ultima analisi della Corte dei conti merita una lettura attenta — più attenta, almeno, di quella offerta dai numeri del governo.
La settima relazione parlamentare sull’avanzamento del Pnrr ha diffuso dati apparentemente rassicuranti: circa 384mila interventi conclusi su un totale di 550mila. Una percentuale che potrebbe indurre a un cauto ottimismo. Ma i magistrati contabili mettono in guardia: contare le opere senza pesarne il valore finanziario restituisce un’immagine distorta della realtà.
Il nodo del valore, non dei numeri
Su un campione di circa 19.200 opere pubbliche estratto dal database Regis — campione che copre oltre l’80% dell’universo di riferimento e il 90% delle risorse associate — la Corte ha ricostruito l’intero ciclo di vita di ciascun intervento: dall’aggiudicazione al collaudo. I risultati parlano chiaro.
A ottobre 2025, risultavano conclusi 5.546 interventi. Sembrano tanti, finché non si guarda al valore: le opere terminate rappresentano appena il 4,2% del totale finanziario, su un monte complessivo di oltre 86 miliardi di euro. Il valore medio delle opere già completate si attesta intorno ai 700mila euro, mentre quello degli interventi ancora in corso di aggiudicazione sale a 4,5 milioni. È la conferma che ad essere rimasti indietro sono proprio i cantieri più grandi, più complessi, e più costosi.
I tempi si allungheranno ancora
Le opere pubbliche già terminate hanno richiesto in media 18 mesi di esecuzione. Ma questo dato, avverte la Corte, è destinato ad aumentare: man mano che entrano in fase esecutiva gli investimenti finanziariamente più consistenti, i tempi medi di completamento tenderanno inevitabilmente a crescere. Il piano sconta cioè una coda sempre più pesante.
Un elemento in controtendenza riguarda la distribuzione geografica: i progetti realizzati al Sud sono stati completati mediamente più rapidamente rispetto a quelli del Centro e del Nord — un dato che merita approfondimento e che smentisce qualche luogo comune sulla capacità amministrativa del Mezzogiorno.
Semplificazioni necessarie ma non sufficienti
Per accelerare la macchina dei cantieri, il legislatore ha introdotto negli anni scorsi misure straordinarie di semplificazione normativa, principalmente attraverso i decreti legge 77/2021 e 13/2023. Deroghe alle norme ordinarie, nuove disposizioni in materia di appalti, subappalto, parità di opportunità e tutela della concorrenza. Un’operazione imponente, che peraltro costituiva essa stessa una delle milestone del piano.
Eppure, nonostante questo sforzo, i segnali di un’effettiva accelerazione non si vedono. Il messaggio della Corte dei conti alle amministrazioni responsabili è chiaro: occorre monitorare con attenzione e costanza la coerenza tra i tempi di completamento previsti e la scadenza ultima del Piano. Non è più tempo di rassicurazioni: è tempo di cantieri aperti e di risposte concrete.
Fonte: Corte dei conti, Relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dicembre 2025